In Europa torna a prendere quota la manifattura, ma il covid pesa ancora sui servizi: i dati PMI

Economia europea a due velocità: bene l’industria (EUR/USD di nuovo sopra 1,17), ma il terziario che teme recrudescenza del coronavirus

  • PMI flash manifatturiero Eurozona a 53.7 (51.7 ad agosto), PMI fash delle attività terziarie a 47.6 (50.5 ad agosto)
  • Bene la Germania, PMI flash manifatturiero a 56,6, male il terziario a 49,1
  • Leggero rialzo per l’euro, EUR/USD a 1,1712

I nuovi ordini alle industrie dell’Eurozona spingono l’indice dei direttori agli acquisti preliminare di settembre nel settore manifatturiero al livello più alto dal febbraio del 2018, ma la forte accelerazione da un lato è controbilanciata dalla scarsa performance del terziario.

Lo stallo di agosto nel comparto dei servizi si è infatti tradotto in un rallentamento a settembre, anche e soprattutto a causa della pandemia di coronavirus: più passano i giorni e più la curva dei contagi aumenta anche a livelli più alti di quelli raggiunti ad aprile, all’apice dell’emergenza: in Francia e Spagna, i paesi più colpiti dalla “seconda ondata”, nelle ultime 24 ore contano rispettivamente 14.389 e 10 mila nuovi contagi.

Perché il covid-19 fa meno paura alla manifattura?

Nell’intera Eurozona, l’indice Pmi relativo al settore manifatturiero nell’ultimo mese è avanzato a 53,7 punti, in aumento rispetto alle previsioni di 51,9 punti e anche al valore precedente, 51,7 punti. In forte rialzo la produzione manifatturiera, ai massimi da 31 mesi con 56,8 punti.

Il settore dei servizi invece rallenta a 47,6 punti, il valore più basso degli ultimi quattro mesi (ad agosto era riuscito a mantenersi poco al di sopra dei 50 punti). Lo stesso trend si conferma in tutte le principali economie della zona euro e anche nel Regno Unito – che per altro, primo fra tutti in Europa, da domani fa tornare in vigore le prima misure di distanziamento sociale, con chiusura anticipata dei locali e ritorno allo smart working ove possibile.

Le cause? Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist dell’istituto His Markit, che elabora i dati, dietro al buon andamento del manifatturiero v’è la crescita della domanda, soprattutto estera, oltre che naturalmente dalla ripresa del commercio al dettaglio.

Sul fronte occupazionale inoltre si registra una contrazione nella riduzione degli organici, proprio a causa dell’aumento della domanda – elemento che invece non si riscontra nel settore dei servizi dove, al contrario, costi e spese, uniti a una generale incertezza nel futuro, continuano ad accrescere le file dei disoccupati (sebbene a ritmo sempre più lento).

Diverso invece il discorso per il settore terziario, dove l’incubo del virus non ancora sotto controllo e di possibili ritorni alle restrizioni, seppur parziali, contribuiscono a tenere basso l’umore tra i commercianti. Crollano gli ordini, il che si traduce in un calo della forza lavoro necessaria.

Non solo: lo studio di Ihs Markit rileva anche un sensibile aumento dei costi soprattutto per il terziario, le cui attività devono farsi carico di un numero ben più ingente di dispositivi di protezione rispetto al settore industriale – il quale, invece, beneficia dell’apprezzamento dell’euro, che si traduce in una riduzione dei prezzi di acquisto.

“Allo stato attuale, la preoccupazione principale è se l’indebolimento dei dati di settembre aumenterà nel quarto trimestre, provocando un ritorno alla recessione dopo la troppo breve ripresa del terzo trimestre”, commenta Williamson.

Come si è distribuito il dato nelle diverse economie UE?

Non stupisce che sia la Germania a guidare la classifica dei migliori risultati, con un Pmi manifatturiero a 56,6 punti, che si accompagna tuttavia a un indice sui servizi al di sotto della soglia di espansione dei 50 punti (49,1), come non accadeva da giugno.

Il calo del terziario pesa anche sulla ripresa dell’economia francese, il cui indice composito rallenta spinto al ribasso proprio dai 47,5 punti del comparto servizi – mentre il manifatturiero registra un crescita relativamente modesta, a 50,9 punti.

Bene l’economia del Regno Unito, con il settore manifatturiero a 54,3 punti e quello terziario a 55,1 – che tuttavia si conferma comunque in netto calo rispetto all’exploit di agosto, quando raggiunse quota 58,8.

Come hanno reagito i mercati?

In definitiva, i buoni dati della manifattura in mattinata sono riusciti a far recuperare un po’ di terreno all’euro dopo che, nelle ultime ore, il cambio EUR/USD era tornato a scendere sotto quota 1,17.

Al momento la moneta unica viaggia a 1,1714 dollari. L’indebolimento delle ultime ore dell’euro sostiene gli esportatori, che ottengono buona parte dei loro ricavi oltreoceano, portando l'indice blue-chip della zona euro in rialzo dell'1,8%. Segnali positivi anche dall'indice paneuropeo STOXX 600, che avanza dell'1,5%.

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