In attesa della Fed: quali saranno le prossime mosse dell’istituto centrale USA?

Se un intervento sui tassi di interesse è praticamente escluso, gli analisti tengono però d’occhio le previsioni sull’economia (assenti dallo scorso dicembre). Restano cauti gli indici di Wall Street, il Dow Jones perde lo 0,6%

Da quando dati macro migliori del previsto hanno lasciato intuire uno spiraglio di ripresa nell’economia statunitense (a maggio il tasso di disoccupazione è sceso al 13,3%, con 2,5 milioni di posti di lavoro in più rispetto al crollo di 8 milioni previsto dagli analisti), gli occhi degli operatori si sono rivolti alle prossime mosse del Fomc (Federal Market Open Committee), l’organo decisionale della Federal Reserve, riunitosi oggi e che domani annuncerà le proprie proiezioni economiche e decisioni monetarie.

Cosa aspettarsi dalla riunione di giugno?

L’emergenza coronavirus ha impedito all’istituto centrale statunitense di riunirsi a marzo, quando la pandemia stava raggiungendo il suo picco anche negli Usa e il contesto economico globale sterzava verso quella che si sarebbe rivelata la peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra.

Nel corso delle ultime settimane, la situazione sembra essersi leggermente stabilizzata: gli indici statunitensi sono tornati a toccare i massimi pre-coronavirus proprio negli ultimi giorni, con il Dow Jones che (almeno fino ad oggi) era riuscito a ridurre le perdite del 3,3%, l’S&P500 tornato in positivo ieri e il Nasdaq che, sempre ieri, ha toccato di nuovo i massimi storici, dopo la brusca interruzione dovuta alla pandemia.

Il recupero degli azionari di New York, insieme ai buoni dati sull’occupazione pubblicati venerdì scorso, lascia dunque intendere che la Banca centrale statunitense non agirà con manovre aggressive – tutt’altro.

Il tassi di interesse

Un ulteriore taglio dei tassi è quasi del tutto fuori discussione: secondo una stima del Cme Group, l’85% degli investitori ritiene improbabile che la Fed decida di intervenire sui prezzi, mentre il 15% si aspetta un aumento della forbice tra lo 0,25% e lo 0,50%. Al momento, il tasso di interesse sul dollaro è compreso in una forbice tra zero e 0,25%.

Sale l’attenzione però in vista della conferenza stampa del presidente della Fed Jerome Powell (in programma per domani sera alle 20:30, ora italiana), che potrebbe lasciar intuire eventuali direttive future a tal proposito. Non solo, ma ulteriori indizi potrebbero indirizzare i mercati a una percezione più esatta delle intenzioni a lungo termine dell’istituto centrale Usa che, per ora, sembra voler procedere dritto sulla strada di tassi di interesse bassi – ma mai negativi, come invece auspica da tempo il presidente Usa Donald Trump.

“Sarà interessante vedere il forecast sull’economia (la prima da dicembre) e penso che non mancheranno di ricordare come il loro obiettivo sia di mantenere gli yields molto bassi anche per i prossimi anni” commenta Pietro Bellotti, Premium Client Manager di IG. “Spero ci sia qualche insight sullo ‘yield curve control’, con il quale si dice dovrebbero in futuro targetizzare alcuni bond con determinate scadenze per mantenere la curva sotto controllo per 3-5 anni”.

Le stime economiche

D’altra parte, proprio i buoni dati sull’occupazione sembrano aver leggermente alleviato la pressione sulle spalle della Fed – ma per poco: le incertezze restano ancora molte.

“Il lockdown è alle spalle e forse il peggio è passato”, continua Bellotti, “ma la Fed terrà la porta aperta quindi credo che rimarrà cauta e non si esporrà troppo, ma ricorderà come sia pronta a fare tutto il necessario, fino a quando sarà necessario, con tutti i tools che ha a disposizione. I grossi pericoli all’orizzonte sono una sottostima dei rischi di nuovi contagi, come per esempio l’aumento dei ricoverati per Covid-19 che si sta registrando ora in Texas (uno dei primi Stati ad allentare le restrizioni) e la prevenzione di un nuovo scoppio dopo l’estate”.

D’altra parte, a fermare il rally delle Borse statunitensi è stato l’annuncio di ieri del National Bureau of Economic Research (Nber), gruppo di ricerca guidato dai massimi esperti economici del Paese, secondo cui da febbraio l'economia americana sarebbe entrata in recessione – dopo 128 mesi di espansione economica.

La notizia ha fatto virare al ribasso gli indici statunitensi, dove in seguito al comunicato è tornata l’avversione al rischio: al momento l’S&P perde lo 0,63, il Dow Jones viaggia a -0,69% e solo il Nasdaq si muove in territorio positivo, in rialzo dello 0,24%.

Resta tuttavia ancora la speranza di una ripresa a V: laddove il Nber ha infatti parlato di recessione prendendo in considerazione non tanto la durata della contrazione economica, quanto l’entità e la velocità del crollo (a differenza della definizione tradizionale, che vuole due trimestri consecutivi in perdita), lascia anche aperta l’ipotesi di una ripresa altrettanto rapida.

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