Effetto Brexit sulla sterlina: GBP in calo contro euro, dollaro, yen

Divisa inglese in deciso ribasso: -1,6% contro USD; -1,8% contro EUR; -2% contro JPY. Pesano gli sviluppi sulla Brexit. May annuncia tre sole vie: soft Brexit (da accordo attuale), hard Brexit (no deal), no Brexit.

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Fonte Bloomberg

Forti vendite sulla sterlina, che dopo un breve movimento a rialzo registrato nella serata di ieri (al termine del Consiglio dei ministri britannici), ha accelerato a ribasso nel corso della giornata. Con essa, in profondo rosso è finito l’intero comparto bancario, gravato dai rischi che ruotano attorno alla capitale finanziaria d’Europa.

Brexit: 4 passi indietro

La divisa inglese ha perso terreno contro le principali valute (euro, dollaro e yen), discesa intensificatasi attorno alle 10:00 della mattina, a seguito delle dimissioni di Shailesh Lakhman Vara, Segretario di Stato del governo May per l'Irlanda del Nord, e di Dominic Raab, Segretario alla Brexit, che ha dichiarato di non essere a posto con la coscienza all’idea di votare un accordo in cui non crede fino in fondo.

Alle prime due defezioni hanno fatto seguito il passo indietro del sottosegretario di Stato per la Brexit, Suella Breverman, e quello del segretario di Stato per il Lavoro, Esther McVey. Fonti interne a Downing Street hanno inoltre confermato che la Gran Bretagna avrebbe ora i numeri per il voto di sfiducia a Theresa May.

GBP/USD: -1,6%

Con un ribasso giornaliero dell’1,6%, la sterlina è tornata a posizionarsi contro dollaro al di sotto della soglia di 1,28. In un contesto turbolento per i mercati finanziari, divisi tra le incertezze della Brexit, l’incognita della crescita cinese, gli effetti delle guerra commerciale a stelle e strisce e le dinamiche europee sorte attorno al caso Italia, il biglietto verde si conferma forte contro il paniere delle principali valute, con un dollar index stabilmente superiore al livello di 96.

La ricerca di asset a minor rischiosità da parte degli investitori ha fatto tornare gli acquisti sul Treasury a 10 anni (+0,9%), riportando il gold sopra quota $1210. Tra le materie prime, il greggio cresce di oltre il punto e mezzo percentuale, col Wti a 57 dollari al barile e il Brent sopra i $67.

Se il cambio proseguisse nella discesa, il primo livello di riferimento sarebbe quello a 1,27, minimo toccato dopo il calo di fine ottobre, a conferma del supporto di metà agosto.

EUR/GBP: +1,7%

In una giornata interlocutoria per la , l’euro guadagna oltre l’1,7% contro la moneta britannica, indebolendosi invece contro yen e franco svizzero, spinte dalla ricerca di maggior tutela da parte degli investitori. Negli ultimi cinque anni, tassi di interesse ufficiali più bassi in Giappone e Svizzera hanno fatto sì che yen e franco svizzero fossero preferite alle altre monete come strumento di finanziamento.

Dopo aver toccato un minimo a sette mesi nella giornata di martedì (a 0,8660), il cambio euro/sterlina è tornato a quotare in area 0,8860, con possibili ulteriori spunti a rialzo in direzione 0,89.

GBP/JPY: -2%

Tra i ribassi più consistenti sul mercato del forex, il cross sterlina/yen ha allungato la discesa fino a perdere oltre il 2%. La divisa inglese quota ora contro yen in area 144,50.

Fatte da parte le dinamiche politiche, sulla sterlina hanno pesato anche i dati negativi pubblicati in mattinata dall’Ufficio per le Statistiche Nazionali, che ha riportato un calo delle vendite al dettaglio inglesi, scese ad ottobre su base mensile a -0,5% rispetto alle stime a 0,2%.

I timori di una Brexit in versione hard (e di un no deal) hanno inoltre determinato ingenti perdite per le banche inglesi, andate a picco sulla Borsa di Londra: Royal Bank of Scotland e Lloyds hanno toccato a metà pomeriggio ribassi nell’ordine del 6 e del 10 per cento, il più forte calo in due anni. Male anche Barclays, in territorio negativo per il 5% del proprio valore, ai minimi dal settembre 2016.

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