Fmi, Georgieva nuovo direttore generale: “Dobbiamo prepararci a una recessione”

Già nell’esecutivo della Banca mondiale, la nuova direttrice dovrà vedersela con la guerra commerciale tra Cina e Usa, tensioni in Medio Oriente e rischi default

Dal 1 ottobre, Kristalina Georgieva sarà il nuovo direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. La nomina del Ceo della Banca mondiale, certa da settimane, arriva all’indomani del passaggio di Christine Lagarde alla Banca centrale europea, in sostituzione di Mario Draghi.

Chi è Kristalina Georgieva?

Georgieva, 66 anni (per lei l’Fmi ha chiuso un occhio sul limite di età, 65 anni), è la prima persona proveniente da un paese dell’est Europa a ricoprire tale carica: nata in Bulgaria, dopo il dottorato in economia a Sofia, ancora sotto il regime comunista, vola a Londra grazie a una borsa di studio, dove continua a studiare presso la London School of Economics.

Ha lavorato presso la Banca mondiale prima di essere chiamata in Europa da José Manuel Barroso, al momento del suo secondo mandato alla presidenza della Commissione europea. Inizialmente alla direzione degli aiuti umanitari, dopo pochi mesi passa alla direzione generale per il budget, dove resterà fino alla fine del 2016.

Tornata al board esecutivo della Banca mondiale, è stata lei a negoziare un aumento di capitale di 13 miliardi di euro per la Banca. Il suo indirizzo politico alla Banca mondiale includeva una speciale attenzione al tema del contrasto al cambiamento climatico, disparità di genere e aiuto alle economie in difficoltà.

Quali sono le prime sfide?

Georgieva assume il ruolo in un momento delicato per l’economia internazionale: crescita instabile, tensioni commerciali (prima fra tutte la guerra economica tra Cina e Usa) e alti livelli di debito, oltre a un’attenzione speciale alle economie emergenti e alle condizioni critiche di quelle latine – tra i dossier più scottanti che Lagarde le lascia in eredità c’è quello riguardo a misure speciali per prevenire il default dell’Argentina, con un prestito da 56 miliardi di dollari.

Tra i rischi incombenti, inoltre, un aumento delle tensioni in Medio Oriente e del prezzo del petrolio, oltre al delicato equilibrio da mantenere nel caso di una no-deal Brexit. “L’economia globale deve prepararsi a una recessione”, ha dichiarato Georgieva.

Chi erano gli altri candidati?

Quella di Georgieva all’Fmi è stata una corsa in solitaria: non vi erano infatti altri candidati e il suo nome aveva messo d’accordo da settimane i membri del Consiglio esecutivo (formato da 24 membri espressi da paesi o gruppi di paesi). Per convenzione, il direttore dell’Fmi è un europeo, quello della Banca mondiale uno statunitense. Nonostante le critiche delle economie emergenti, che lamentano una sotto rappresentanza, al momento della candidatura (la prima settimana di settembre) il suo è stato l’unico nome a essere presentato.

Prima però Georgieva ha dovuto guadagnarsi il favore dell’Unione europea. Insieme a lei infatti si erano candidati il finlandese Olli Rehn e l’olandese Jeroen Dijsselbloem. Anche la Spagna aveva proposto una propria candidata, il ministro dell’Economia Nadia Calvino, mentre il presidente dell’Eurogruppo portoghese Mario Centeno si è ritirato dalla corsa a inizio agosto.

Per presentare la candidatura è necessario ottenere almeno il 55% dei voti e che questi rappresentino almeno il 65% della popolazione. Si tratta comunque di semplici riferimenti piuttosto che di una regola fissa, e in effetti nessuno dei candidati ha raggiunto tali cifre. Georgieva ha tuttavia ottenuto la maggioranza relativa: mentre Dijsselbloem, pro-austerity, poteva contare per lo più sull’appoggio dei paesi del nord Europa, Georgieva si è assicurata i paesi del sud e dell’est.

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