EUR/USD ai massimi da quasi tre mesi, nuova fiducia sui mercati

Giornata di forti vendite sul dollaro, EUR/USD a 1,14 con la prospettiva di un nuovo vaccino anti-Covid. Basse aspettative per la Bce di domani occhi puntati sul Consiglio EU di venerdì

La fiducia in un nuovo vaccino anti-coronavirus, annunciato ieri dall’azienda biotech statunitense Moderna, e le buone trimestrali delle grandi banche Usa (dopo JP Morgan, ieri, oggi è stata Goldman Sachs a pubblicare ricavi superiori rispetto al previsto: 13,30 miliardi di dollari, il 41% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) nelle ultime ore hanno infuso nuova fiducia tra gli operatori di mercato.

Torna dunque la propensione al rischio, nonostante i numeri dei nuovi contagi di Covid-19, soprattutto negli Stati Uniti (67.417 nuovi casi solo nelle ultime 24 ore), non facciano presagire la ripresa economica a V in cui i mercati azionari tanto avevano sperato.

A uscirne sconfitto è il dollaro. Nelle ultime ore, il biglietto verde si è indebolito sia rispetto allo yen giapponese, scendendo a quota 106,768 (il minimo dallo scorso 10 luglio), ma soprattutto nei confronti dell’euro.

Il cambio EUR/USD nelle ultime ore è infatti tornato a sfondare quota 1,1436, come non succedeva dallo scorso 9 marzo.
"Grande risalita per l'EUR/USD" commenta Pietro Bellotti, Premium Client Manager di IG. "Per un mese è stato imbrigliato tra 1.12 e 1.135 , grazie alla debolezza del dollari e alle accelerazioni su un eventuale accordo per il Recovery Fund che hanno spinto l'euro. Ora manca solo il test ai massimi recenti di 1.145, ormai non lontano".

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Quali sono i prossimi eventi in grado di influire sull’EUR/USD?

La Banca Centrale Europea

Se il rally della moneta unica è destinato a durare sarà chiaro già domani, quando si riunirà la Banca centrale europea.

Le aspettative non sono troppo alte: da una parte, gli indici Pmi di giugno hanno restituito all'Eurozona l’immagine di un’economia, se non in espansione, comunque neanche in caduta libera - come dopo la peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra-; dall'altra, a differenza di quanto sta acadendo negli Usa, la pandemia di Covid-19 in Europa sembra per ora sotto controllo, il che fa pensare, come la presidente delal Bce Christine Lagarde non ha mancato già di sottolineare, che il peggio della crisi sia ormai passato.

Inoltre, Francoforte viene da una serie di riunioni scandite da annunci particolarmente coraggiosi: a marzo il lancio del Pepp, il Pandemic Emergency Purchase Program – un programma di acquisto di asset da parte dell’istituto centrale europeo da 600 miliardi di euro, poi ampliato nell’ultima riunione fino ad arrivare a 1.350 miliardi di euro, molto più di quanto gli analisti avevano immaginato. Lo schema durerà per ora fino al giugno del 2021, o meglio, secondo le parole della presidente Lagarde – “finché sarà necessario”.

Massicci stimoli del genere sono stati implementati in un contesto di bassi tassi di interesse. Al momento i tassi sui depositi viaggiano in territorio negativo, a -0,50%; quello sulle operazioni finanziarie principali è a zero, mentre i tassi sulle operazioni marginali viaggiano sullo 0,25%.

Intervistata dal Financial Times la scorsa settimana, la stessa Lagarde ha escluso azioni rilevanti in programma per l’incontro di domani. D’altra parte, gli occhi dei mercati questa settimana, più che alla Banca centrale, sono volti verso un’altra istituzione europea: il Consiglio di venerdì e sabato.

Il Consiglio Europeo

Tra venerdì e sabato i leader dei 27 si riuniranno infatti, per la prima volta in presenza a Bruxelles, per confrontarsi sul Recovery Fund da 750 miliardi di euro per far fronte all’emergenza post-pandemica nell’Unione europea.

Sul tavolo delle proposte compare già quella del presidente del Consiglio, Charles Michel, una soluzione di compromesso tra i “frugal four” (Austria, Olanda, Svezia e Danimarca) che vorrebbero garanzie per la restituzione di quelli che a quel punto diventerebbero ufficialmente prestiti finanziati dalle risorse proprie dell’Unione, e il resto delle file capeggiate da Francia e Germania, fautrici del piano che originariamente prevedeva solo 500 miliardi di euro, tutti da destinare ad aiuti a fondo perduto per le economie più danneggiate dalla pandemia di Covid-19.

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