Elezioni Usa 2020: Joe Biden conquista la Carolina del Sud nelle primarie dem

Pete Buttigieg lascia la corsa. Al voto di sabato, l’ex vice presidente ha ottenuto oltre il doppio di Bernie Sanders: è sfida tra moderati ed estremisti

La fazione dei dem moderata è uscita completamente rivoluzionata dalla tornata elettorale di sabato scorso nel Carolina del Sud. Da una parte la vittoria di Joe Biden, ex vice presidente sotto l’amministrazione Obama dal 2008 al 2016; dall’altra, l’uscita di scena di Pete Buttigieg, il giovane sindaco di South Bend (Indiana) che da subito sembrava essersi conquistato il favore degli elettori dem di Iowa e New Hampshire e, invece, è stato respinto da quelli del Nevada (dove è arrivato al terzo posto) e addirittura al quarto in Carolina del Sud.

Chi è Joe Biden?

Per otto anni vice-presidente di Barack Obama, che ha guidato gli Stati Uniti dal 2008 al 2016, adesso è lo stesso Joe Biden a correre per la presidenza. Non è neanche il primo tentativo: ci aveva già provato nel 1988 e nel 2008, quando era rispettivamente senatore del Delaware e presidente al Senato della Commissione per gli Affari Esteri.

Dopo il voto di sabato in Carolina del Sud, Biden ha dichiarato che “Il Partito Democratico sta cecando un candidato democratico – non un socialista, non un ex-repubblicano: un democratico”. La frecciata è rivolta ai suoi diretti concorrenti alla nomination per la candidatura alle presidenziali, Bernie Sanders (senatore del Vermont) e Michael Bloomberg (miliardario, ex sindaco di New York, dall’affiliazione partitica tradizionalmente ondivaga).

Non a caso, le affermazioni di Biden arrivano dopo aver guadagnato, sabato, il 48,4% dei consensi, equivalenti a 38 delegati. Subito dopo di lui è arrivato Bernie Sanders, con il 19,9% dei voti che si traducono in 15 delegati. Ad uscire completamente sconfitto tuttavia è stato Pete Buttigieg: con solo l’8,2% dei voti e zero delegati, il giovane sindaco di South Bend (Indiana) ha annunciato ieri il proprio ritiro ufficiale dalla corsa alla candidatura.

Cosa prevede l’agenda economica di Biden?

Lavoro, educazione e sanità sono in cima al programma politico di Joe Biden, che propone l’aumento del salario minimo a 15 dollari all’ora e una rimodulazione delle classificazione delle mansioni; soprattutto però il programma di Biden prevede un ritorno alle organizzazioni sindacali, così da garantire i diritti dei lavoratori.

Quanto all’educazione, il programma di Biden inizia dagli insegnanti: il supporto passa dal garantir loro “la paga e la dignità che meritano” all’investire nelle scuole, implementando un serie di servizi per gli studenti come psicologi, infermieri e altre tipologie di lavoratori nel sociale per prendersi cura della salute mentale degli studenti. Inoltre, nel programma di Biden l’educazione si pone come livellatore sociale: “Il futuro di nessun bambino sarà più determinato dal codice postale, dallo stipendio dei genitori, dalla razza o da disabilità”, si legge sul suo sito.

La ricetta di Biden per la riforma del sistema sanitario prevede a un’espansione dell’Obamacare, tramite un programma ibrido per cui le assicurazioni sanitarie private siano rese accessibili a persone indigenti, oltre a creare un’”opzione pubblica speciale” per cui si possa richiedere un’opzione simile alla Medicare in base al tipo di assicurazione che si possiede, senza “gettare 300 milioni di persone in Medicare all’improvviso”.

Quanto all’immigrazione, Biden più volte ha dichiarato un approccio più soft, per cui i migranti colti ad attraversare il confine con gli Usa senza precedenti criminali “non dovrebbero rientrare nel focus delle deportazioni”. “Se le persone arrivano perché stanno effettivamente cercando asilo, dovrebbero poter avere un’occasione per farcela”.

Come sta andando la campagna elettorale?

Nonostante quello di Biden fosse un volto conosciuto ai cittadini statunitensi, la scalata alla nomination democratica ha stentato a decollare. Il primo caucus, quello del 3 febbraio in Iowa, ha visto l’ex vicepresidente guadagnare solo il 15,8% delle preferenze, tradotte in sei candidati. Per quanto il caucus dell’Iowa sia rilevante per motivi meramente temporali (essendo quello che apre le primarie dem), tradizionalmente chi vince in quell’occasione ha buone probabilità di arrivare in fondo alla corsa. Poiché tuttavia Pete Buttigieg, 26,2% delle preferenze e 14 delegati in Iowa, ieri ha annunciato di ritirarsi dalla corsa – dopo il disastroso risultato in Carolina del Sud -, per Biden non solo non tutto è perduto ma, al contrario, si assiste ad una notevole rimonta.

Quali sono le differenze con Sanders?

Al secondo gradino del podio c’è Bernie Sanders, che in Carolina del Sud ha raggiunto meno della metà dei delegati di Biden (15) e delle preferenze (19.9%). Sanders, vincitore due settimane fa in Nevada a ruoli quasi invertiti (46,8% delle preferenze, contro il 20,2% di Biden), fa parte dell’area più a sinistra del partito democratico: da sempre tra le schiere degli indipendenti, corre per i democratici per la seconda volta.

La scelta dei cittadini Usa dunque si fa sempre più chiara, man mano che i principali esponenti delle varie ali del partito guadagnano terreno (a discapito dei candidati minori): da una parte i moderati di Biden, che puntano sul ridare slancio alla classe media; dall’altra i “radicali” di Sanders, di matrice socialista, che si concentrano sulle fasce più basse della popolazione. È a questo proposito che il senatore del Vermont propone un sistema sanitario che sia di fatto pubblico, oltre alla cancellazione dei debiti universitari (e all’imposizione di tetti sugli interessi).

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