Dow Jones oggi in leggero rialzo, ma accusa il dato sulle richieste per assegni disoccupazione

Gli indici Usa sprofondano dopo la pubblicazione delle nuove richieste di sussidi, oltre 6,6 milioni in una settimana – salvo poi recuperare le perdite

Questa settimana sono stati oltre sei milioni gli americani che hanno fatto richiesta per un sussidio di disoccupazione, secondo i dati appena rilasciati dal Department of Labor.

Una cifra immensa, sebbene prevedibile. Il record dei nuovi disoccupati era già stato raggiunto la settimana scorsa, quando le richieste di sussidi da chi è rimasto senza lavoro erano arrivate a 3,28 milioni (dato successivamente rivisto al rialzo di 28 mila unità). Il risultato pubblicato oggi porta la media delle richieste pervenute nelle ultime quattro settimane - in base ai dati del Dipartimento del Lavoro americano - a 2.612.000 unità.

Nelle ultime due settimane, i cittadini statunitensi che per la prima volta hanno inoltrato la richiesta per un sussidio di disoccupazione sono oltre 10 milioni.

Cosa significa per l’economia Usa davanti alla crisi coronavirus?

Dal 26 marzo al 1 aprile, sono stati 6.648.000 le richieste pervenute al Department of Labour, più del doppio rispetto alla settimana scorsa – e già quella volta era stato superato di gran lunga il record storico dalla recessione del 1982 (quando le domande furono 695 mila), superiore perfino al picco raggiunto durante la crisi finanziaria del 2009 (665 mila).

Proprio in considerazione del picco della settimana scorsa, gli analisti avevano stimato sì un aumento delle domande, ma non di tale volume. Il consensus aveva infatti stimato circa 3.500 milioni di domande (poco più di 200 mila in più rispetto al dato precedente).

Eppure, a quanto pare le misure di lockdown implementate negli Usa pesano sempre di più sull’economia (tanto quella domestica delle singole famiglie, quanto quella nazionale). Gli Usa stanno entrando solo ora nella fase più acuta dell’espansione del virus, dopo oltre due settimane di serio distanziamento sociale – le prime misure sono state adottate dalla Casa Bianca il 16 marzo, giorno dal quale tutti gli Stati hanno iniziato a procedere con la chiusura di tutte le attività non essenziali.

Ai cattivi dati del Department of Labor si aggiungono quelli dell’indagine a cura di Challenger, Gray & Christmas, che hanno registrato un taglio di circa 222.288 posti di lavoro nel settore privato a marzo, di cui 141.844 direttamente connessi alla crisi coronavirus. Si tratta di un aumento del 292% rispetto ai 56.660 licenziamenti di febbraio. Dall’inizio dell’anno, l'agenzia di collocamento ha calcolato un aumento dell’82% dei licenziamenti.

Come hanno reagito i mercati Usa?

Nonostante tutto, Wall Street ha accusato il colpo solo per poco: dopo un’apertura abbastanza ottimistica, trainata al rialzo dall’ottimismo sul prezzo del petrolio, le Borse statunitensi hanno subito un forte crollo fino a raggiungere livelli al di sotto del 4% - crollo che tuttavia si è rivelato solo temporaneo.

Attualmente, il Dow Jones attualmente viaggia in leggero rialzo, a +35%, così come il Nasdaq (+0,46%) e l’S&P 500 (+0,59%).

Al contrario, l’impatto sembra aver colpito più forte oltreoceano. Nel Vecchio Continente gli indici sono tornati sotto la parità e si salva solo Piazza Affari, che segna un rialzo dello 0,59%.

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