Dow Jones in calo, non basta piano di aiuti per scacciare timori covid

Approvato oggi al Congresso Usa un pacchetto fiscale anti-pandemico da 900 miliardi di dollari, ma l’indice Dow prosegue in ribasso e perde lo 0,27%

La settimana di Natale per gli Usa si apre con l’annuncio di nuove misure di aiuti fiscali in dirittura d’arrivo e dati macro speranzosi. Abbastanza per riportare un certo ottimismo sugli indici di Wall Street, che solo la scorsa settimana avevano aggiornato i record storici (il Dow Jones è arrivato a superare quota 30.300 punti venerdì scorso), se non fosse per la nuova variante del covid-19, in arrivo dal Regno Unito, che pesa sull’azionario statunitense.

Dow Jones in calo nonostante Pil trimestrale in rialzo

A mezz’ora dall’apertura delle contrattazioni, il Dow Jones perde lo 0,50%, corrispondente a quasi 152 punti, e stenta a mantenersi al di sopra di quota 30.000 (al momento l’indice segna 30.064 punti).

Male anche l’S&P 500 (l’effetto Tesla ieri è stato messo in ombra dai timori sull’emergenza sanitaria), che lascia sul terreno lo 0,08%, mentre solo il Nasdaq mette a segno rialzi dello 0,40%.

Non basta a restituire un po’ di fiducia agli operatori di Wall Street il dato sul prodotto interno lordo Usa dell’ultimo trimestre: nel periodo giugno-settembre l’economia Usa è balzata in avanti del 33,4% rispetto al trimestre precedente (quanto aveva registrato un crollo del 31,4%), oltre le aspettative degli analisti, che si aspettavano un balzo in avanti ma solo del 33,1%.

Stabili i consumi, con l’indice dei prezzi dei beni e servizi considerati fermo al 3,7% mentre le vendite salgono del 25,9% (erano state del 25,5% nel secondo trimestre).

Ma a preoccupare è il futuro: il rapporto sulla fiducia dei consumatori di dicembre, rilasciato pochi minuti fa dal Conference Board (il fornitore ufficiale Usa dei cosiddetti leading indicators, gli indicatori anticipatori), segnala un calo a 88,6 punti, rispetto alle attese degli analisti che si attendevano un rialzo dai 92,9 punti di novembre a 9 punti.

Leggermente in calo, oltre le aspettative, il dato sulla vendita delle abitazioni esistenti a novembre: 6,69 milioni, laddove il mese precedente erano ammontate a 6,86 milioni (gli analisti si aspettavano vendite per 6,7 milioni).

Cosa cambierà con i nuovi stimoli fiscali?

Nel frattempo, la Camera dei Rappresentanti e il Senato Usa nelle ultime ore hanno approvato il lungamente atteso piano di aiuti fiscali in risposta alla crisi anti-pandemica, a cui ora manca solo l’approvazione del presidente Donald Trump.

Il piano è frutto di un compromesso tra democratici e repubblicani che finora non erano ancora riusciti a trovare la quadra sull’entità del piano di aiuti. La conclusione è una manovra da 892 miliardi di dollari, allegata a un piano ancora più massiccio di fondi da destinare al governo (1.400 miliardi di dollari).

La misura, passata con una maggioranza di 359 voti favorevoli contro 53 alla Camera e di 92 favorevoli contro sei al Senato, prevede nello specifico pagamenti diretti ai cittadini statunitensi fino a 600 dollari, agevola l’accesso delle piccole imprese a prestiti e prevede proroghe nel pagamento delle rate dei mutui fino al 31 gennaio 2021.

Ogni settimana i beneficiari di sussidi di disoccupazione federale riceveranno 300 dollari aggiuntivi. Quanto ai fondi governativi, otto miliardi sono destinati alla distribuzione dei vaccini e 20 miliardi per la somministrazione gratuita degli stessi ai cittadini Usa. Ulteriori 20 miliardi saranno destinati alle misure di tracciamento dei contagi e ai tamponi.

Come ha reagito Wall Street?

Le misure sono ingenti e, da sole, sarebbero state in grado di fomentare il cosiddetto “Rally di Natale”. La nuova variante di covid-19 però fa più paura: da lunedì il Dow Jones è arrivato a perdere quasi il 3%, prima di recuperare i valori della scorsa settimana.

Torna a farsi alta inoltre la domanda di dollari, verso cui gli investitori si rifugiano alla ricerca di asset sicuri, in tempi incerti. Il tasso di cambio del biglietto verde nei confronti del paniere di valute principale non torna ancora ai livelli del mese scorso e resta sui minimi dal 2018, in compenso nelle ultime ore il cambio EUR/USD è precipitato al di sotto di quota 1,22 (1,2173) e l’USD/JPY sale a 103,676.

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