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Crisi energetica, quali soluzioni per abbassare il costo delle bollette

L’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche sta aumentando le probabilità di una recessione in Europa. Le possibili soluzioni per diminuire il caro-energia.

La situazione

L’aumento record dei prezzi delle materie prime (in particolare quelle energetiche) sta ponendo serie difficoltà ai paesi europei che stanno già subendo le incertezze dovute ad uno scenario macroeconomico molto complicato.

Le tensioni geopolitiche hanno accelerato l’aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale di cui l’Europa è una grande importatrice, in particolare dalla Russia. Oggi i prezzi del gas sono altalenanti con picchi superiori ai €300/MWh sulla scia della chiusura del gasdotto Nord Stream 1 (programmata dal 31 agosto al 2 settembre) ufficialmente per “manutenzione”.

Le quotazioni del petrolio, invece, sono rimbalzate dai minimi di luglio a $92/barile per il Brent fino ai recenti rialzi che hanno portato l’oro nero fino alla soglia dei $100/barile. L’aumento, dalla metà del mese di agosto, è stato fomentato dalle indiscrezioni riguardo ad un taglio della produzione OPEC nel breve termine.

Le misure prese dall’Unione Europea

L’Unione Europea si è dunque affaccendata per cercare di risolvere una situazione critica per la stabilità politica ed economica del continente. Per farlo, Bruxelles si è attivata per cercare di ridurre la differenza tra domanda e offerta diminuendo l’una e aumentando l’altra attraverso tre direttrici principali.

La prima, e più importante, è stata la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di petrolio e gas naturale con un aumento delle forniture attraverso i gasdotti Nord-Africani (Greenstream, Trans-Mediterranean) che hanno portato la loro capacità quasi al massimo.

Inoltre, vi è stato anche un incremento del trasporto di gas naturale liquefatto (LNG) via mare attraverso le navi metaniere, anche se molte sono già bloccate in contratti a lungo termine con i grandi importatori asiatici (Giappone, Cina, Corea del Sud) e quindi quelle libere sono state ingaggiate solo con noli molto elevati.

La seconda ha l’obiettivo di riequilibrare il gap tra domanda e offerta riducendo i consumi da parte di famiglie e imprese. La Commissione Europea ha infatti proposto di ridurre i consumi di gas naturale del 15% mentre in Francia la Premier Elisabeth Borne chiederà alle imprese una riduzione dei consumi del 10% già dalle prossime settimane.

Tuttavia, alcuni paesi - tra cui Italia, Portogallo e Grecia - non hanno affatto digerito la proposta europea e spingono invece per altre misure di contenimento dei prezzi.

Infatti, la terza alternativa è proprio quella di porre un tetto al prezzo del gas russo così da calmierare i costi di importazione che stanno raggiungendo livelli insostenibili (aggravati dall’euro particolarmente debole che aumenta i costi all’importazione).

A proposito della questione energetica il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha infatti annunciato che la Commissione sta lavorando alacremente per introdurre misure d’emergenza in modo da frenare l’aumento dei prezzi nell’Unione Europea.

Tra gli interventi in gestazione ci dovrebbero essere il disaccoppiamento dei prezzi tra elettricità e gas, l’introduzione di un tetto ai prezzi del gas naturale e infine un aggiornamento della struttura del mercato elettrico, ormai vecchio più di vent’anni.

Per discutere sul tema, la settimana prossima il ministro dell’industria ceco, Jozef Sikela, ha programmato una riunione d’emergenza a Praga per discutere sulle misure da adottare.

La situazione italiana

Nel Belpaese, invece, l’uscente Premier Mario Draghi sta provvedendo a diverse misure di calmieramento del caro-energia. In primis, nel mese di luglio è riuscito a siglare accordi con il Qatar - uno dei più grandi esportatori di LNG grazie al suo giacimento North Field il più grande al mondo - e con l’Algeria - che ora fornirà circa 4 miliardi di m3 di gas all’Italia, in attesa di un aumento ancora più cospicuo, diventando quindi il più grande fornitore di gas del paese.

A sostegno di ciò, il Premier ha anche implementato e ampliato il numero dei rigassificatori presenti a ridosso delle coste italiane (attualmente sono tre impianti presenti a Rovigo, La Spezia e sulla costa tra Livorno e Pisa).

Inoltre, altri due progetti dovrebbero essere completati nei prossimi anni con un FSRU (Floating Storage and Regassification Unit) che è stato recentemente acquistato da Snam e sarà posto indicativamente in un’area collegata con il centro-nord del paese dove i consumi sono maggiori.

Non ultimo, Draghi sta spingendo molto, non solo a livello europeo, per un decoupling (disaccoppiamento) dei prezzi del gas e dell’elettricità con l’obiettivo di aumentare la quota della corrente elettrica prodotta attraverso le fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico, al momento più economiche del gas naturale.

Le previsioni

Nonostante le misure prese per calmierare il caro-energia, le prospettive rimangono molto pessimistiche per i paesi europei. Infatti, una perfetta coordinazione delle politiche energetiche è molto complicata da attuare, alla luce delle differenti divergenze in materia energetica e dei particolarismi intrinseci ad ogni paese.

Crediamo che i prezzi delle materie prime energetiche continueranno a salire nel breve periodo con i prezzi del gas naturale che toccheranno di nuovo livelli sopra i €300/MWh mentre il Brent potrebbe continuare a salire oltre i $100/barile.

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