Brexit, si va verso estensione al 31 gennaio (e probabili elezioni)

In pausa il bill con cui Johnson ha tentato di far approvare il suo accordo a Westminster: ora tocca all’Ue esprimersi, sapendo che un’estensione significa nuove elezioni nel Regno Unito

Brexit sia, ma non nell’immediato: è quanto si capisce dal voto della Camera dei Comuni di ieri, che ha approvato il Withdrawal Agreement (con 329 voti favorevoli e 299 contrari), ma rifiutato la mozione con cui il premier Boris Johnson intendeva velocizzare l’iter parlamentare per approvare la bozza di accordo negoziata la settimana scorsa con i leader del Consiglio Europeo.

Più tempo a disposizione, elezioni sicure?

L’intenzione, nella mente di Johnson, era infatti quella di stringere tra le mani l’accordo, ratificato da entrambi i rami del Parlamento, entro il 31 ottobre – data ultima autoimposta per l’uscita dall’Ue, “con o senza accordo”.

Il voto di ieri invece ha di fatto messo in pausa l’approvazione del bill, rimettendo la palla nella mani di Bruxelles: ora spetta infatti ai leader dell’Europa a 27 decidere se approvare o meno la richiesta di estensione per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Johnson ha fatto sapere che, in ogni caso, tale estensione avrebbe potuto non essere necessaria – ma che, nel caso, sarà pronto a chiamare i cittadini britannici a nuove elezioni, entro Natale.

Johnson spera così di guadagnare una maggioranza ben definita che, una volta negoziato un nuovo accordo, sia in grado di farlo approvare da Westminster senza eccessivi problemi. Ma un esito del genere potrebbe anche implicare l’ipotesi che non venga raggiunto alcun accordo: l’importante, d’altra parte, è uscire dall’Unione.

Oggi si è svolto un incontro tra Johnson e il leader del partito laburista, Jeremy Corbyn. I due hanno cercato di trovare un compromesso sulle tempistiche dell’approvazione dell’accordo da parte di Westminster. Per il partito laburista, si può procedere a nuove elezioni solo dopo che i leader dell’Ue a 27 avranno firmato l’estensione per la Brexit. Il rischio che Corbyn vuole scongiurare è infatti l’ipotesi di una no-deal Brexit, che invece rientra ancora tra i piani di gran parte dei conservatori.

D’altro canto, fonti governative fanno sapere che Corbyn avrebbe tutto l’interesse a ritardare l’accordo: ciò gli consentirebbe il tempo per chiedere e organizzare un nuovo referendum sulla Brexit, che resta in cima alle priorità del partito laburista.

L’Unione Europea accetterà un’estensione?

Presumibilmente l’estensione si allungherebbe fino al 31 gennaio, così come richiesto da Londra sabato scorso (quando Johnson ha dovuto inviare una lettera a Bruxelles, secondo quanto disposto dal Benn Act).

Eppure, non è scontato che l’Ue approvi tale estensione. Nonostante la raccomandazione di stamattina del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk (che ha proposto una procedura scritta, piuttosto che un summit dei leader), soprattutto la Francia sembra voler premere per un prolungamento molto più breve – poche settimane, se non giorni. La decisione è attesa entro venerdì.

Come ha reagito la sterlina?

Nell’incertezza generale, il cambio EUR/GBP da stamattina è sceso a 0,8626, mentre la coppia valutaria GBP/USD, dopo un brusco calo ieri sera (dopo il voto di Westminster), risale a quota 1,2885.

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