Bitcoin sprofonda durante la notte sotto la soglia dei 4 mila dollari, timido recupero al rialzarsi degli indici globali

Il crollo dei mercati di ieri è stato il preludio di quello della valuta digitale per eccellenza, che ha subito la perdita giornaliera più pesante degli ultimi sette anni

In un contesto di alta volatilità e corsa alle vendite, con il precipitare dell’emergenza coronavirus e i risvolti finanziari dell’impatto del virus sull’economia, la zona grigia delle criptovalute si trova a rispondere in maniera diversa rispetto al passato.

Nelle prime ore del mattino i Bitcoin hanno osservato un crollo che ha quasi dimezzato il loro valore, arrivando a minimi da 3.867,09 dollari: un calo del 49,6% rispetto all’ultimo valore di inizio giornata (7.600 dollari), il livello più basso registrato da aprile 2018.

In giornata la criptovaluta ha recuperato valore con un aumento di circa il 23%, il più veloce mai registrato intraday dal dicembre 2017. Il rialzo è avvenuto proprio in concomitanza con le misure di iniezione di liquidità annunciate dalla Federal Reserve e con le rassicurazioni da parte della Banca centrale europea, che hanno fatto schizzare gli indici europei.

Quella di ieri è stata la perdita giornaliera più pesante degli ultimi sette anni per il bitocoin, che ha seguito il crollo dei mercati finanziari dopo l’annuncio della sospensione dei voli per gli Stati Uniti a cui, poche ore dopo, si è sommato il crollo degli indici europei, che hanno reagito con pesanti perdite alle misure disposte dalla Banca centrale europea (accesso facilitato al credito per gli istituti centrali e ampliamento del Quantitative Easing a 120 miliardi di euro: non abbastanza, per i mercati, rispetto a quanto avrebbe potuto fare un taglio ai tassi di interesse).

Perché il bitcoin ha subito un tale calo?

Gli analisti collegano il crollo soprattutto al volume degli scambi in Asia, dove il traffico di bitcoin è maggiore. Considerando infatti l’orario di chiusura di Wall Street, che ieri ha subito il peggior calo dal 1987 e ha impattato, prima che su tutti gli altri, sui mercati asiatici, si nota infatti come il crollo della criptovaluta per eccellenza sia avvenuto proprio nel momento in cui in Asia (Cina, ma anche e soprattutto Corea del Sud) ci si rendeva conto del disastro, in orario di apertura.

Il bitcoin è ancora un bene rifugio?

Secondo gli analisti, ad aver spinto al ribasso la criptovaluta è stata la crisi di liquidità che si è venuta a delineare nelle ultime ore. A quanto pare, dunque, si è creata una corsa al denaro reale in grado di far ripensare il collegamento tra bitcoin e bene rifugio.

D’atra parte, il panico da coronavirus si è tradotto sui mercati con una corsa alle vendite che ha toccato non solo i bitcoin, ma anche altri beni come l’oro, il petrolio (quest’ultimo sotto pressione anche e soprattutto dalla guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Iran, in realtà, ma pesano anche le restrizioni ai trasporti rese necessarie dall’espandersi del coronavirus) e non poche azioni considerate rischiose - tra i comparti più colpiti quello delle compagnie aeree, soprattutto dopo la sospensione dei voli dall’Europa in Usa.

Come hanno reagito le altre criptovalute?

Al momento i bitcoin viaggiano in ribasso di oltre il 6% e vengono scambiati a 5.365 dollari. Per quanto la criptovaluta per eccellenza conti per oltre il 64% della capitalizzazione totale del mercato, il resto delle valute virtuali segue un andamento contrastante: Ethereum viaggia a quota 123 dollari, in ribasso del 4,31%, mentre Litecoin segna un rialzo del 5,2%, a 34,7 dollari.

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