Bce: tassi invariati e QE pandemico esteso fino a marzo 2022

Pepp esteso fino al 2022 (e di 500 miliardi di euro), Tltro di 12 mesi, tassi invariati. Inflazione ancora al minimo, Lagarde: “L’incertezza resta alta, misure aiuteranno condizioni favorevoli al finanziamento”

Era nell’aria, oggi è arrivata la conferma: la Banca centrale europea è pronta a ricalibrare le misure di allentamento, con l’espansione del programma Pepp (Pandemic emergency purchase program) e dei prestiti super-agevolati per le banche (Tltro).

Come cambierà la politica monetaria della Bce?

Dopo mesi di “wait and see”, e alla luce delle previsioni economiche per l’Eurozona, colpita dalla seconda ondata di covid-19, Francoforte torna a prendere le redini della situazione. Gli analisti concordavano già sui due focus su cui la Bce si sarebbe concentrata: il Pepp e le aste Tltro.

La riunione di oggi ha sancito il prolungamento del programma di acquisto asset fino a marzo 2022, con un incremento di 500 miliardi di euro che portano il totale del programma a 1.850 miliardi di euro. Nove mesi, dunque, rispetto ai sei che si attendevano gli analisti. Lagarde spiega la decisione con ragioni sanitarie: entro marzo 2022 è ragionevole aspettarsi che la vaccinazione di massa e l’immunità di gregge permetteranno un’effettiva ripresa dell’economia dell’Eurozona.

Estese anche le operazioni Tltro (targeted long term refinancing operations), che dureranno per ulteriori 12 mesi fino a giugno del 2022. “In ogni caso”, si legge nel comunicato stampa, “il Consiglio direttivo condurrà gli acquisti netti finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”.

Il Consiglio direttivo ha inoltre annunciato che, fra giugno e dicembre 2021, saranno condotte altre tre operazioni aggiuntive.

E l’inflazione?

Come previsto, l’istituto centrale europeo non ha toccato i tassi di interesse, che restano fermi allo zero per le operazioni di rifinanziamento principali, allo 0,25% per quelle sul rifinanziamento marginale e a -0,50% il tasso sui depositi.

L’inflazione resta ai minimi dal 2016, allo 0,3%, in calo anche sulle previsioni degli analisti che si aspettavano un ribasso anno su anno dello 0,2%. Tra le battaglie più importanti di Francoforte c’è quella per riportare il livello di inflazione a un livello inferiore ma prossimo al 2%, così come da obiettivo strategico della Bce – che però, al momento, sembra lontano.

Oggi come a ottobre, nel comunicato stampa il board direttivo annuncia di aspettarsi che “i tassi di interesse di riferimento della Bce rimangano ai livelli attuali o a livelli più bassi fino a quando non avrà visto le prospettive di inflazione convergere vigorosamente verso un livello sufficientemente vicino, ma inferiore, al 2% nel suo orizzonte di proiezione, e tale convergenza si è riflessa coerentemente nelle dinamiche dell'inflazione sottostante”.

Le proiezioni economiche

Durante la conferenza stampa la presidente Lagarde ha ricordato la debolezza del settore dei servizi nell’Eurozona.

Gli ultimi dati, aggiornati al primo dicembre, fotografano un settore manifatturiero in leggera ripresa (con l’indice Pmi a 53,8 punti nell’Eurozona), che si scontra però con una grave crisi di quello dei servizi, fermo a 41,7 punti.

Lagarde ha presentato in conferenza stampa le proiezioni economiche di Francoforte a dicembre 2020. Rispetto a settembre, il tasso di inflazione è stato rivisto al ribasso nel breve termine (da 0,3% a 0,2% nel 2020), per poi sperimentare una ripresa più veloce: 1% nel 2021, 1,3% nel 2022 (a settembre si prevedeva una crescita ferma all’1,1%).

Trend simile per il prodotto interno lordo dell’Eurozona: nel 2020 scenderà dell’8% (rispetto al 7% previsto a settembre), per poi rimbalzare del 5% nel 2021 (a settembre si prevedeva una crescita del 3,9%), salvo poi tornare al 3,2% nel 2022 (a settembre si prevedeva una crescita del 4,2%).

Lagarde ha sottolineato che “i rischi restano al ribasso, ma sono meno pronunciati”: il riferimento è alle notizie incoraggianti provenienti dal fronte vaccini, senza però abbassare la guardia davanti alle implicazioni della pandemia sulle condizioni economiche dell’Eurozona. La parola d’ordine, dunque, è ancora una: incertezza.

Timori per l’euro

Spina nel fianco della Bce è inoltre il taso di cambio dell'euro. Dall’inizio dell’anno la moneta unica è aumentata di circa l’8% nei confronti del dollaro e già a settembre la Banca centrale europea si era espressa su tale tendenza.

Al tempo, il capo economista della Bce, Philip Lane, aveva dichiarato che l’andamento del tasso di cambio “importa”, nonostante tradizionalmente il tema non sia al centro della Bce. Eppure preoccupa, anche e soprattutto ai fini della crescita: una moneta sempre più forte scoraggia l’export.

Anche oggi Lagarde ha annunciato una nuova attenzione al tasso di cambio dell’euro, da monitorare soprattutto in relazione all’andamento dell’inflazione.

Come hanno reagito i mercati?

Mentre Lagarde parlava, gli azionari europei cambiavano rotta e viravano al negativo: alle 15:00 il Dax perde lo 0,75%, il Cac40 lo 0,46%, il Ftse Mib lo 0,33%.

Lo spread scende a 116 punti, in calo dell’1,02%, mentre l’euro continua a rafforzarsi nei confronti del dollaro e sale a 1,2105, mentre nei confronti della sterlina balza a 0,9122.

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