Bce, in arrivo altri 600 miliardi dal QE anti-pandemia (ma gli indici restano in rosso)

Il Pandemic emergency purchasing programme arriva così a un totale di 1.350 miliardi di euro. Schizza l’euro, a 1,26 nei confronti del dollaro, ma l'unica Borsa positiva è Piazza Affari, dove il Ftse Mib recupera lo 0,4%

La Banca centrale europea sorprende i mercati: superando le previsioni degli analisti, l’istituto di Francoforte ha infatti disposto l’estensione del programma di acquisto obbligazioni in chiave antipandemica (il cosiddetto Pepp, Pandemic emergency purchasing programme) di ulteriori 600 miliardi, arrivando così a un totale di 1.350 miliardi. Gli acquisti proseguiranno almeno fino alla metà del 2021 – o, comunque, finché la Bce riterrà che la crisi lo renda ancora necessario.

Cosa ha deciso la Bce?

Secondo quando annunciato poche ore fa, infatti, la Banca centrale ha fatto sapere che gli acquisti di obbligazioni verranno effettuati “in maniera flessibile nel tempo, attraverso classi di asset e giurisdizioni”: i procedimenti di acquisto acquisti dei Bond potrebbero durare fino alla fine del 2022.

La cifra è superiore a quella prevista dagli esperti (che nella maggior parte dei casi si aspettavano non più di 500 miliardi di euro) e mostra tutti i muscoli della Bce. Davanti alla più grave crisi economica che l’Eurozona abbia mai affrontato (peggiore anche di quella finanziaria del 2009), con l’inflazione che ad aprile è arrivata allo 0,3% e attesa a maggio addirittura allo 0,1% (ai minimi dal 2010), la corsa per proteggere l’euro si fa sempre più dura.

Nessun cambiamento sul fronte dei tassi, che restano fermi a zero per le operazioni di rifinanziamenti principali, 0,25% per quelle marginali e -0,50% gli interessi sui depositi.

I 600 miliardi in più nel programma Pepp si aggiungono ai 750 annunciati il 18 marzo. È incoraggiante il fatto che l’istituto centrale abbia deciso di ampliare le risorse nonostante degli originari 750 miliardi finora ne siano stati utilizzati solo un terzo.

Parallelamente, continuano gli acquisti di obbligazioni del programma tradizionale di Quatitative Easing: 20 miliardi al mese, cui se ne aggiungono altri 120 miliardi da spalmare nel tempo fino alla fine del 2020.

Di cosa ha parlato Lagarde in conferenza stampa?

Previsioni di crescita dell’Eurozona e Recovery Fund, oltre ai chiarimenti sulle nuove risorse Pepp: sono i temi centrali su cui si è soffermata la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde durante la conferenza stampa seguita all’annuncio di politica monetaria dell’istituto di Francoforte.

Le stime per il futuro

Lagarde apre la conferenza con le cattive notizie e parla di un “crollo senza precedenti per il Pil del secondo trimestre e un recupero nella seconda metà dell’anno”. La Banca centrale prevede un calo dell’8,7% del Pil nel 2020, salvo poi rimbalzare a +5,2% nel 2021 e +3,3% nel 2022.

Aggiornate anche le stime per l’inflazione, rivista al ribasso dello 0,8% rispetto alle stime di marzo. I prezzi al consumo si prevedono non superiori allo 0,3% nel 2020, per poi gradualmente risalire allo 0,8% nel 2021 e all’1,3% nel 2022. Uno scenario preoccupante per l’obiettivo principali di Francoforte, ovvero mantenere l’inflazione intorno al 2%. Si fa sempre più reale il rischio deflazione: “Quando vediamo un outlook all’1,3% alla fine del nostro orizzonte di proiezioni (nel 2022) significa che bisogna agire”, ha dichiarato Lagarde.

Il Recovery Fund

“Esprimiamo un forte benvenuto per il Recovery Plan dedicato a supportare le regioni e i settori più colpiti dalla pandemia e per rafforzare il mercato unico e sostenere una ripresa di lungo periodo” ha dichiarato la numero uno della Bce, che già in una prima fase aveva accolto positivamente l’iniziativa franco-tedesca (successivamente limata per andare incontro alle richieste dei pesi del Nord Europa).

Il fondo (750 miliardi di euro, da dividere tra 500 in sovvenzioni a fondo perduto e 250 in prestiti) non è ancora realtà: prima dovrà essere discusso all’interno del Consiglio Europeo, fino a quando tutti e 27 gli stati membri non avranno raggiunto l’unanimità.

I chiarimenti sul Pepp

Nei piano dell’Eurotower, il Pandemic emergency purchasing programme rappresenta una misura straordinaria e limitata nel tempo, in grado di “evitare i rischi di frammentazione, di affrontare stress momentanei e di migliorare la trasmissione della politica monetaria”.

Senza tralasciare gli altri strumenti mesi a disposizione dalla Bce (Lagarde ha ricordato le Tltro a tassi “particolarmente attraenti”), è indubbio il successo già dimostrato dal Pepp nell’evitare il collasso dei mercati durante la fase più acuta della pandemia.

Come hanno reagito i mercati?

La mossa della Bce ha rinnovato l’appetito al rischio degli investitori: i rendimenti dei titoli di stato sono infatti scesi in maniera generalizzata, con i Bund tedeschi a 10 anni scesi allo 0,36% e i Btp italiani all’1,4% (il minimo dal 30 marzo). Si assottiglia dunque lo spread, a 177 punti (una variazione di 23,1 punti dall’ultima chiusura). In rialzo anche l’euro, che nei primi minuti seguiti all’annuncio della Bce è scattato di oltre lo 0,65% nei confronti del dollaro, arrivando a quota 1,268.

L’ulteriore iniezione di liquidità non è tuttavia riuscita a far recuperare gli indici europei, tuttora contrastati. Se infatti nei minuti immediatamente successi all’annuncio dell’espansione del Pepp gli azionari hanno osservato una leggera inversione di tendenza rispetto ai ribassi con cui hanno dato avvio alla giornata, al momento sembrano essere tornati ai livelli precedenti. Così, mentre Parigi si mantiene sulla parità, Francoforte perde lo 0,41% e Madrid lo 0,4%, mentre Milano mette a segno un rialzo dello 0,37%.

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