Azioni Eni in leggero rialzo dopo annuncio scoperta nuovo giacimento offshore in Messico

Il nuovo sito potrebbe contenere risorse per 200-300 milioni di barili. L’azienda di Descalzi programma di estrarre fino a 10 mila barili al giorno

Eni ha annunciato in mattinata la scoperta di una nuovo giacimento di petrolio nel bacino della Cuenca Salina, in Messico.

Quanto petrolio verrà estratto dal nuovo sito?

Il sito, scoperto nell’ambito del prospetto esplorativo denominato Saaksen, potrebbero arrivare una produzione pari a 10 mila barili al giorno. Secondo le stime della società, il sito potrebbe nascondere circa 200-300 milioni di barili di greggio.

Si tratta del sesto pozzo esplorativo di Eni in Messico, dove il cane a sei zampe è presente dal 2006 con la sua controllata al 100% Eni Mexico. Il bacino 10, dove è avvenuta la scoperta, si trova a circa 65 chilometri dalla costa e il giacimento è a circa 3.830 metri di profondità.

La scoperta fa inoltre sperare in buone prospettive per quanto riguarda l’esplorazione del bacino, di cui Eni possiede diritti anche nei Blocchi 7 (il 45%) e 14 (il 60%). Nel Blocco 10 opera una joint venture composta da Eni (al 65%), Lukoil (20%) e Capricorn (15%).

Si tratta di un’area importante per Eni, che in Messico estrae circa 15 mila barili al giorno e prevede di raggiungere, entro la prima metà del 2021, un plateau produttivo di 100 mila barili al giorno, oltre a ulteriori campagne esplorative.

Eni ha ottenuto i diritti di esplorazione nel sito a febbraio 2018.

Cosa prevedono i conti trimestrali?

La notizia arriva anche a pochi giorni dalla pubblicazione dei conti dell’ultimo trimestre 2019, che Eni rilascerà il prossimo 27 febbraio. Al momento, si stimano per l’intero 2019 vendite pari a 70.483 milioni di euro, con un Ebitda di 17.042 milioni di euro e un utile operativo di 9.276 milioni. L’utile per azione si annuncia a 0,92 euro. L’azienda potrebbe annunciare un dividendo per il 2020 pari a 0,86 euro.

Come si ripercuote la scoperta a livello globale?

La notizia arriva in un momento in cui gli interessi di Eni nel resto del mondo vertono in una situazione particolarmente difficile – soprattutto quelli in Libia, dove Eni estrae il 15% della produzione totale del gruppo.

All’inizio del mese infatti il generale Khalifa Haftar ha attaccato i giacimenti petroliferi della Tripolitania, provocando il dimezzamento dell’estrazione di petrolio da parte di Eni in Libia. L’attacco di Haftar nella regione ha provocato una contrazione della produzione di petrolio in Libia a 800 barili al giorno di quanto estrae National Oil Company (la compagnia libica, insieme alla quale Eni partecipa in una Joint Venture nella Mog, Mellitah Oil & Gas) e di 155-160 mila barili al giorno della produzione Eni.

Le cifre delle due aree non sono dunque comparabili: prima dell’attacco, Eni produceva in Libia circa 300 mila barili al giorno. Eppure la notizia di stamattina è bastata per risollevare il titolo in Borsa, per altro dopo settimane scandite dall’espandersi del coronavirus e dai dati sulla domanda di petrolio (per l’Opec sarà destinata a scendere nei prossimi mesi) che hanno provocato un rialzo del prezzo del petrolio. Al momento il Wti quota a 52,34 dollari al barile, mentre il Brent segna 57,14 dollari al barile.

Come si sta muovendo il titolo in Borsa?

Il titolo Eni, che ha aperto in mattinata a 12,93 euro, ha osservato un rialzo dello 0,84% e al momento viaggia a quota 13 euro per azione. Le quotazioni hanno raggiunto un massimo intraday a metà sessione di 13,05 euro.

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