Andamento EUR/USD volatile, in attesa del Consiglio Europeo

La moneta unica fa per recuperare i massimi raggiunti in nottata, a 1,1468. Proseguono le trattative per il Recovery Fund, scende la proposta per gli aiuti a fondo perduto, da 500 a 390 miliardi di euro

Doveva terminare sabato, invece le trattative per il Recovery Fund e il rilancio dell’economia comunitaria sono ancora in corso. Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ha infatti aggiornato la riunione tra i 27 capi di stato e di governo europei a oggi pomeriggio, nella speranza di riuscire a trovare un compromesso tra i paesi cosiddetti “frugali” (il fronte del Nord Europa, capeggiato da Austria, Olanda, Svezia e Danimarca) e il resto dell’Unione Europea. Gli effetti dell’incertezza li sconta l’euro: nei confronti del dollaro la moneta unica in nottata è arrivata a toccare il massimo da quattro mesi, a 1,1468, prima di tornare di nuovo a scendere in picchiata sui livelli degli ultimi giorni, a 1,1426.

A che punto sono le trattative?

“Abbiamo lavorato fino all'alba, direi che c'è stata una svolta” è stato il commento del premier italiano Giuseppe Conte. “Dobbiamo essere ancora cauti fino a quando non c'è la stretta finale, però sono cautamente ottimista”.

La strada per un compromesso sulle condizionalità e garanzie per l’accesso al Recovery Fund si è rivelata molto più impervia del previsto: ci sono voluti tre giorni (e il Consiglio doveva durare solo fino a sabato) solo perché i 27 disponessero sul tavolo delle trattative ognuno le proprie richieste, talmente divergenti da aver richiesto il rinvio della plenaria del Consiglio Ue a oggi pomeriggio.

Da una parte, i paesi frugali dell’asse settentrionale, di cui il premier olandese Mark Rutte è ormai ufficiosamente portavoce: più garanzie per l’accesso ai fondi europei, fondi che dovranno essere erogati preferibilmente sotto forma di crediti, da restituire sulla base di un fitto programma di riforme strutturali su cui ognuno degli stati membri dovrebbe poter avere diritto di veto.

Dall’altra, il resto del fronte “mediterraneo” (per tradizione piuttosto che per geografia: non a caso guidato dal duo franco-tedesco Macron-Merkel), che preme affinché i fondi vengano erogati per lo più come sovvenzioni a fondo perduto, da cui il budget comunitario dell’Unione potrà rifarsi grazie a una serie di nuove imposte che andranno a rimpinguare le entrare del bilancio pluriennale comunitario 2021-27.

Quale controparte per i Frugal Four?

Conte parla di una “svolta”, dunque, ma la questione delle condizionalità per l'accesso al credito e del monitoraggio delle riforme strutturali per beneficiare delle sovvenzioni è ancora tutta da discutere.

Per ora si parla solo della capacità totale del piano: manca ancora un’intesa ufficiale sulle cifre, ma la proposta del presidente Michel per soddisfare entrambi i fronti implicherebbe una riduzione degli aiuti a fondo perduto dagli originari 500 miliardi o a 400 o a 390. Quale delle due accettare dipende dall’entità degli sconti di cui i paesi virtuosi (o frugali, che dir si voglia) potrebbero godere nella contribuzione al budget settennale comunitario: nella prima opzione gli sconti sarebbero maggiori, nella seconda minori, secondo quanto spiegato ai giornalisti proprio dallo stesso Conte.

Tali “rebates” (sconti) fanno parte della tradizione più recente dell’Unione sulle modalità di contribuzione al budget comunitario: partendo dall’esempio del Regno Unito (che riceveva il 66% indietro della differenza tra quanto versava all’Ue e quanto riceveva: tutto ciò si concluderà con la Brexit, a fine anno), per il settennato 2014-2020 ne sono stati introdotti altri per Germania, Danimarca, Olanda, Svezia e, fino al 2016, Austria.

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Verso un piano più equilibrato?

Quel che si tenta di salvare, piuttosto, è la capacità totale del piano, 750 miliardi di euro. Idealmente, secondo il progetto approvato dalla Commissione Ue dopo aver accolto (e aumentato) la proposta franco-tedesca, avrebbero dovuto essere suddividi in 500 miliardi in aiuti a fondo perduto e 250 miliardi da elargire in prestiti.

Una divisione 390/360 (o 400/350) si avvicina a una ripartizione più omogenea, e già corre voce che i frugali possano accettare la prima proposta. Una mezza vittoria per il duo franco-tedesco e per i paesi che lo sostengono (Italia e Spagna primi fra tutti), che non sarebbero mai voluti scendere al di sotto dei 400 miliardi.

Come si sta muovendo l’euro?

Dopo aver toccato massimi che non si vedevano da inizio marzo, con il cambio EUR/USD a 1,1468, nel corso della giornata l’euro è tornato a viaggiare a quota 1,1447, per riavviarsi solo nelle ultime ore sulla sia del rialzo.

La settimana scorsa la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi sull’euro, mantenendo un approccio “wait and see”. La presidente Christine Lagarde ha dichiarato appoggio totale all’iniziativa del Recovery Fund, in un assist che ha rimesso le sorti della moneta unica alle decisioni politiche dei 27 leader europei.

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