Andamento EUR/GBP in forte rialzo: Brexit, coronavirus e Fed pesano sulla sterlina

Ancora un nulla di fatto tra Regno Unito e Unione Europea. Un’uscita senza accordo, secondo Moody’s, rischia di impattare ancora di più su un’economia già messa a dura prova dal coronavirus. Cambio EUR/GBP sfiora 0,8983

“Quello di cui abbiamo bisogno ora per fare progressi sono segnali chiari e concreti che il Regno Unito sia aperto a lavorare su un accordo”: sono le parole del capo negoziatore europeo per la Brexit Michel Barnier, intervenuto ieri al comitato economico e sociale dell’Unione Europea.

In altre parole, i negoziati tra Unione Europea e Regno Unito per la Brexit stanno procedendo a ritmo ancora troppo lento per i funzionari del Continente. Il pomo della discordia sarebbero ancora i “pesi e contropesi” in garanzia per entrambe le parti, prima di arrivare a un accordo che permetta l’uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione anche dal punto di vista economico (politicamente, il Regno Unito non fa più parte dell’Ue dallo scorso 31 gennaio).

Cosa chiede l’Unione Europea – e cosa il Regno Unito?

Secondo indiscrezioni trapelate dalla colonne del quotidiano britannico Guardian, sembra che l’Ue sarebbe intenzionata a porre il veto su qualsiasi accordo commerciale che non preveda “robuste” norme di salvaguardia in grado di assicurare una giusta concorrenza e adeguati standard di protezione per i diritti dei lavoratori e per l’ambiente.

La bozza di proposta dovrebbe approdare al Parlamento europeo domani e verterà soprattutto sul “level plain field”, uno dei tavoli di trattativa (in tutto sono undici) che mira a garantire reciprocità delle condizioni sociali, legali, finanziarie e ambientali nei rapporti tra Uk e Ue. Tra le altre questioni in attesa di un accordo ci sono ancora la regolamentazione dei diritti di pesca, la cooperazione giudiziaria e investigativa su questioni di diritto penale e una governance unica sul tema degli accordi futuri.

Da una parte, dunque, Londra punta ancora sul fatto che una “no deal Brexit” (ovvero un’uscita senza accordo) possa essere ancora una possibilità sul tavolo; dall’altra, Bruxelles non ha intenzione di lasciare nulla al caso. L’impasse che si è generato dura ormai da quattro anni – da quando, nel giugno 2016, i cittadini britannici hanno votato al referendum per uscire dall’Ue –, ma il tempo stringe: la fase di transizione, rinnovata più volte, scadrà definitivamente alla fine dell’anno e ancora non esiste un precedente storico di tale entità per riuscire a prevedere cosa potrebbe comportare un’uscita disordinata di un membro dall’Unione.

Per il Regno Unito, le opzioni di accordi messe in campo da Bruxelles sarebbero irrealistiche. Durante l’intervento di ieri, Barnier ha respinto tutte le accuse: “(sono irrealistiche) solo per coloro che rifiutano di accettare il fatto che la Brexit avrà delle conseguenze negative per il Regno Unito; e per chi parte dal punto di vista secondo cui l'Ue non dovrebbe avere il potere sovrano di definire le proprie condizioni per dare accesso al proprio mercato”.

Quello che l’Unione Europea chiede è soprattutto reciprocità delle condizioni, puntando sulla dichiarazione politica firmata dal premier britannico Boris Johnson (in accordo con l’Ue) lo scorso ottobre, in occasione della sua rielezione. Una questione che proprio la pandemia di coronavirus ha riportato a galla nel momento in cui, la settimana scorsa, Bruxelles ha fatto un passo indietro circa la regolamentazione degli aiuti di stato: Barnier si sarebbe infatti dichiarato pronto a ritirare la richiesta secondo cui la legislazione comunitaria che limita gli aiuti di stato sia inserita all’interno di quella britannica.

Quali sono le prospettive del Regno Unito?

Si prevedono mesi difficili per Londra, tuttora impegnata (come il resto del mondo) a contrastare la pandemia di Covid-19 e il rischio di una seconda ondata di contagi.

Ieri si è espressa a tal proposito l’agenzia di rating Moody’s, che ha assegnato al Regno Unito il giudizio Aa2 con outlook negativo soprattutto in vista delle ricadute economiche del coronavirus, a cui però si aggiunge il rischio di una no-deal Brexit. “Sebbene prevediamo che l'economia inizi a riprendersi nella seconda metà di quest'anno, una Brexit senza accordo alla fine dell'anno potrebbe danneggiare in modo significativo la ripresa economica del Regno Unito”, scrivono dall’agenzia.

Come sta reagendo il cambio EUR/GBP?

Sul mercato valutario, da ieri la sterlina sconta l’effetto combinato non solo dei timori sull’andamento della pandemia di coronavirus e delle scarse prospettive di un accordo per una Brexit ordinata in tempi utili, ma anche della decisone della Federal Reserve statunitense di non intervenire sui tassi di interesse sul dollaro, che dunque restano tra lo zero e lo 0,25%.

La notizia ha subito generato pressioni ribassiste sul biglietto verde, che tuttavia è tornato a recuperare terreno nelle prime ore del mattino – per continuare a rafforzarsi durante la sessione europea: al momento, il cambio GBP/USD viaggia in ribasso dello 0,72%, a 1,2654.

A guadagnare è stato invece l’euro, che nei minuti immediatamente precedenti la conferenza stampa del presidente della Fed Jerome Powell è balzato in avanti rispetto al dollaro quasi dello 0,9%, raggiungendo un massimo di 1,14224. Durante la mattinata il cambio è tornato quasi ai livelli della vigilia, a 1,1364.

Il rafforzamento della moneta unica è pesato anche sulla coppia valutaria euro-sterlina: al momento, il cambio EUR/GBP viaggia a quota 0,8982, in un rally che l’ha portata ai massimi da una settimana.

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