L’Italia del deficit e dello spread: un quadro sul Bel Paese

Rapporto deficit/Pil in calo, spread in apertura al di sotto dei 300 e pressione fiscale meno onerosa. Pesa però l'incognita Def

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Fonte Bloomberg

Rapporto deficit/Pil in calo, pressione fiscale inferiore dello 0,6% rispetto al medesimo periodo del 2017 e spread in apertura al di sotto dei 300 punti. Ma non sono solo i ribassi a contare: a rinfrancare l’opinione sul Bel Paese giungono i dati sul Pil e sul settore dei servizi.

Giornata positiva a Piazza Affari che, con un FTSE MIB a +1,35%, sta in parte tirando il fiato dopo giornate di alta pressione. I venti di volatilità rimangono però dietro l'angolo.

Panoramica sui dati Istat

I dati pubblicati dall’Istat relativi al secondo trimestre 2018 hanno rivelato un livello di indebitamento netto rispetto al Pil delle Amministrazioni pubbliche pari allo 0,5%, a fronte di un 3,4% inerente al trimestre precedente e ad un 2,1% del medesimo trimestre nel 2017 (che aveva però risentito del trasferimento della crisi delle banche venete pari ad 1,1 punti percentuali).

Positivo anche il dato sulla pressione fiscale, andata ad assottigliarsi dello 0,6% rispetto al medesimo dato del 2017: l’onere fiscale pesa ora sul mercato italiano al 40,8%. A proposito della pressione fiscale è intervenuto il ministro all’economia, Giovanni Tria, che ha ribadito come uno dei principali obiettivi del governo sia combinare l’aumento del tasso di crescita all’intervento fiscale, assicurando l’accelerazione della riduzione debito.

Nel secondo trimestre 2018 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente; +1,2% rispetto al medesimo trimestre del 2017.

A completamento del quadro, un rialzo dell’indice dei direttori degli acquisti del settore servizi (ad un livello di 53,3 rispetto alle attese a 52,8).

Le due questioni: debito e deficit

Guardando al fronte politico, il Colle ha confermato la necessità di un rapporto defict/Pil per l’anno 2019 pari al 2,4%, finalizzato a portare a termine gli obiettivi di Governo. Tra questi, la chiusura del gap di crescita che separa l’Italia dalla media europea, la promozione di investimenti pubblici (dimezzatisi negli ultimi dieci anni e necessari ad aumentare il tasso di rendimento del capitale privato), la riorganizzazione in maniera mirata della Pubblica Amministrazione per ricostruire la capacità tecnica delle professionalità competenti nel gestire gli investimenti. 'Per impostare la Manovra” ha affermato Tria, “il governo parte da un tendenziale del 2% nel 2019. Se aggiungiamo 0,2 punti per gli investimenti, si arriva già al 2,2%...”.

A proposito dello strumento reddito di cittadinanza, in vigore dal prossimo anno, esso avrà come obiettivo quello di assicurare un più fluido passaggio di risorse, garantendo la mobilità del lavoro in un mercato in preda alla disruption tecnologica e stendendo reti di protezione sociale, che arginino eventuali malumori di ostacolo alla crescita.

A partire dal 2020, se le attese di crescita si dimostreranno tali, il livello deficit/Pil dovrebbe scendere in area 2,2%, riducendosi al 2,0% nel 2021. La sfida, ha aggiunto Tria, sarà cercare di reperire in tre anni risorse pari a 15 miliardi, da mettere a bilancio per investimenti addizionali. Alla pubblicazione della notizia, letta dal mercato come una maggior apertura italiana ad attenersi alle regole comunitarie, l’euro ha recuperato parte del terreno perso, innescando qualche ricopertura. Contro dollaro, il cambio attualmente rimane poco sopra 1,1535.

Focus sul cambio EUR/USD

Gli analisti di IG si aspettano che il cambio EUR/USD riesca a trovare un supporto sull'area di 1,15, livello considerato strategico per le prospettive di medio periodo. Una rottura di tale riferimento potrebbe aprire a una discesa più marcata in direzione dei minimi di agosto.

Dopo giornate nere per il rapporto BTp/Bund, che è tornato a chiudere sui massimi dal 2013, lo spread ha ridimensionato il proprio range di fluttuazione tra 280 e 300.

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