Draghi: tassi fermi, dati sotto le attese Bce. Fattori di rischio: Cina, Brexit e protezionismo

Mario Draghi conferma la politica monetaria Bce. Obiettivo: target inflazione al 2%. Peggiorano le condizioni economiche, ma senza rischio recessione. Nuovi interventi accomodanti in caso di necessità. Un Tltro? Magari a marzo.

Fonte: Bloomberg

Tassi d’interesse invariati, fermi fino almeno all’estate 2019. La Banca centrale europea resta a disposizione dell’economia della zona euro qualora sopraggiungessero difficoltà. Il Consiglio direttivo continuerà intanto a reinvestire integralmente e per un prolungato periodo di tempo (ben oltre la data in cui inizierà il rialzo dei tassi) il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto assets. Obiettivo primario dell'istituto resta il raggiungimento di un livello d’inflazione nel medio termine inferiore ma prossimo al 2%. Intanto, la view sulle condizioni economiche dell’eurozona è unanime: l’eventualità di una recessione è bassa.

Sulle parole del Governatore Mario Draghi, intervenuto oggi a Francoforte, l’euro ha perso terreno, con ribassi in are -0,6% contro dollaro e -0,3% contro la sterlina. La moneta unica ha quindi recuperato terreno.

Mario Draghi: highlights del meeting Bce

Tra gli highlights della seduta odierna, Draghi ha sottolineato l’importanza del sostegno dato dalla politica monetaria ai prezzi nel medio periodo. In linea con l’andamento del costo del petrolio, il livello dei prezzi tenderà però a subire pressioni a ribasso nel più breve termine.

Il governatore ha quindi sottolineato che i rischi per le prospettive economiche dell'Eurozona si sono mossi verso il basso, mentre la politica fiscale è divenuta più espansiva rispetto ad un anno fa. Nel caso di specie, la situazione in cui riversa il sistema bancario è differente rispetto a quella dell’inizio della Grande crisi finanziaria: “Ad oggi, i bilanci degli istituti di credito sono più forti, nonostante non manchino sporadici episodi di debolezza localizzata”.

Non solo: secondo l'istituto centrale, le condizioni di finanziamento continuano ad essere molto favorevoli, la liquidità resterà abbondante nel prossimo decennio, gli sviluppi nel mercato del lavoro continuano ad essere positivi e la crescita dei salari nominali continua ad essere significativa

Meeting Bce: i principali rischi economici

Draghi è tornato a ribadire la necessità di un’Unione monetaria che deve estendersi al sistema bancario, annoverando la disomogeneità delle economie dei Paesi membri come uno dei punti più critici di stabilità. Assieme a questo, completano la lista dei fattori di rischio la crescente incertezza generata dalle politiche protezionistiche americane, la mancata chiarezza su come e in che modo avverrà la Brexit, il progressivo calo della crescita cinese, le debolezze del settore auto in Germania e gli effetti sul mercato successivi alla riforma fiscale americana.

Confermando un peggioramento dei dati macroeconomici dell’Eurozona (dovuto per lo più a fattori esterni), il governatore si è detto comunque positivo, ribadendo come la Bce abbia tra le mani “una lunga lista di strumenti” utilizzabili in caso di necessità. Tra questi: il reinvestimento delle poste, l’asset purchase programme e le aste di liquidità Ltro e Tltro, ad ora non contemplate né discusse, ma delle quali si potrebbe discutere nel meeting di marzo. Anche i tassi d’interesse sotto lo zero sono strumenti di politica monetaria.

Draghi, riferendosi infine alle interferenze politiche provenienti dall'Europa con l'operato Bce, ha chiosato: "E' normale che i politici ci critichino. Ed è normale che noi non li ascoltiamo".

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