Colloqui Usa-Cina: mercati positivi sull'ipotesi di accordo. Bene petrolio e Aussie

Terzo giorno di colloqui tra l'amministrazione Trump e il governo Xi. Passi avanti sul fronte commerciale per l'acquisto di soia e gas naturale; maggiore accesso di Pechino ai mercati esteri. Greggio sopra i $50 al barile.

USA
Fonte: Bloomberg

Stati Uniti e Cina concordi nel prolungare il dialogo commerciale un terzo giorno, in scia ai segnali di progresso raggiunti nelle ultime 48 ore. Il raggiungimento di un accordo sull’acquisto di prodotti agricoli ed energetici statunitensi (soia e gas naturale in primis), assieme alla possibilità cinese di accedere ad un maggior numero di mercati esteri, hanno rinfrancato, oltre alla posizione dei due presidenti, anche gli animi degli operatori di mercato.

Non si è fatto attendere il parere del Tycoon americano, che su Twitter ha commentato il secondo giorno di discussioni confermando che “i colloqui con la Cina stanno andando molto bene!". Il rinnovato interesse di Trump nel trovare una soluzione volta a porre un freno alle tensioni commerciali troverebbe ragion d’essere nella volontà di ravvivare i mercati finanziari che si sono accasciati sulle preoccupazioni di una guerra a colpi di dazi.

Colloqui Usa-Cina: borse positive sul possibile accordo

Nella giornata di mercoledì le azioni asiatiche hanno registrato rialzi sui massimi da oltre tre settimane, sostenute dal crescente ottimismo. A Tokyo, l’indice Nikkei è cresciuto dell'1,3%, seguiti dallo Shanghai Composite cinese e dal paniere delle blu-chi, che hanno rimbalzato rispettivamente dell'1,5 e dell'1,8 percento. Rialzi, questi, che hanno fatto seguito alla chiusura positiva registrata ieri da Wall Street, con l’indice S&P500 che ha esteso il proprio rimbalzo in area +9% dai minimi a 20 mesi toccati a Natale.

A livello di performance, il petrolio ha registrato rialzi considerevoli, con il crude tornato al di sopra dei 50 dollari al barile; movimenti positivi anche per i principali metalli industriali, tra cui rame, nickel, zinco e piombo.

Tra le valute, gli acquisti si sono concentrati sul dollaro australiano, valuta fortemente legata all’export di materie prime (in Cina), rafforzatosi fino allo 0,3% contro dollaro americano.

Anche i rendimenti dei titoli statunitensi sono saliti, con il Treasuries a 10 anni salito al 2,73%, rispetto al minimo ad un anno a 2,54% toccato lo scorso venerdì appena prima dei dati sui salari lo scorso venerdì (e gravato dalla situazione di blocco dell’amministrazione americana che prosegue da più di due settimane).

Nonostante i passi avanti compiuti a livello di equilibri commerciali, Stati Uniti e Cina sarebbero ancora lontane dal raggiungere un compromesso sulle richieste di riforme strutturali avanzate da Washington a Pechino. Del tutto in sospeso, inoltre, resta il capitolo tecnologia, settore sul quale ambedue le parti mirano ad ottenere la leadership mondiale.

Nel frattempo, il mercato ha ricominciato ad apprezzare le attività più rischiose, in scia ad una Federal Reserve che si è mostrata più possibilista lo scorso venerdì, dichiarandosi “consapevole dei rischi per l'economia”. I verbali dell'ultima riunione del FOMC, braccio operativo della Fed, saranno pubblicati nella serata di oggi (ore 20:00 locali).

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