Rublo ai massimi da 2 mesi verso il dollaro

La divisa russa ha beneficiato del rimbalzo del greggio e dello slittamento delle aspettative del rialzo dei tassi di interesse della Fed.

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Fonte: Bloomberg

I dati macro deludenti arrivati dal mercato del lavoro statunitense venerdì scorso hanno ridimensionato le aspettative su un possibile rialzo dei tassi della Federal Reserve entro il 2015. In questo momento, le probabilità per un ritocco dei tassi di interesse nelle prossime riunioni sono così distribuite:
- 8% a ottobre 2015;
- 31% a dicembre 2015;
- 43% a gennaio 2016;
- 54% a marzo 2016.

Tali aspettative si sono tradotte in un ritorno di risk on sui mercati, che ha premiato le commodity e tutte le altre asset class risk sensitive (equity soprattutto). L'allontanamento del rialzo dei tassi, allo stesso tempo, ha penalizzato il biglietto verde verso le principali valute mondiali, soprattutto quelle emergenti, finite sotto pressione nelle ultime settimane, proprio per l'imminenza di una politica più restrittiva della Fed.


Questi due effetti combinati hanno rafforzato sia le divise emergenti sia quelle legate alle commodity. A beneficiarne maggiormente sono stati il rublo, il real brasiliano e il rand sudafricano. Tutte queste commodity si collocano nell'area di intersezione di questi due panieri (emergenti e commodity currency).

Il rublo ha così aggiornato i massimi da quasi due mesi verso dollaro. Il cambio Usd/Rub ieri ha rotto il supporto collocato a 64,70, testato più volte nelle ultime settimane, e ha aggiornato così i minimi che non vedeva dal 14 agosto scorso, a 64,50. Questa mattina, le prese di profitto hanno riportato il cross sopra area 65.


Il cambio potrebbe dare seguito a questa discesa, almeno sino a 62, minimi di agosto. Le incertezze che affiorano sui mercati di giorno in giorno rendono il quadro macro ancora abbastanza incerto e imprevedibile. Questo dovrebbe arginare la possibilità di un ulteriore apprezzamento del rublo.

Temporanee risalite sino a 66,70 sarebbero inquadrabili ancora come una prosecuzione della volatilità tipica delle ultime settimane. Solo un superamento di tale riferimento potrebbe essere il risultato di un ritorno delle tensioni sui mercati come quelle che hanno caratterizzato il mese di agosto. I target, in tal caso, si collocherebbero a 69 e poi a 71,60, massimi del 24 agosto e del 30 gennaio scorso.

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