Oro si conferma dollaro-dipendente, rimbalzi solo temperanei

Torna a scendere il prezzo dell’oro dopo i rialzi delle ultime due settimane.

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Fonte: Bloomberg

Il recente recupero del metallo prezioso è dipeso principalmente dalle prese di fiato del dollaro statunitense, dopo i toni accomodanti di Janet Yellen nel meeting di politica monetaria di marzo.

A dare ulteriore spinta a questo recupero, la scorsa settimana si sono aggiunge le tensioni geopolitiche che sono sfociate nei raid aerei in Yemen da parte dell’Arabia Saudita. Nelle ultime tre sedute, la ripresa dell’apprezzamento del dollaro statunitense ha alimentato una serie di prese di profitto sul metallo giallo, che è tornato in area 1.180.

Cosa aspettarsi? In un’ottica di breve periodo, le tensioni geopolitiche potrebbero far emergere sprazzi di avversione al rischio che potrebbero far emergere di tanto in tanto le quotazioni. Questi fenomeni saranno solo di carattere temporaneo. Nel lungo periodo, infatti, ci aspettiamo che il trend discendente guadagni forza e per fine anno, potremmo attestarci al ridosso dei 1.000 dollari/oncia.

Dal punto di vista tecnico, il rimbalzo degli ultimi giorni si è arrestato in area 1.220 dollari/oncia, ben lontano dai picchi di inizio anno (a 1.307 dollari). Questa mattina le quotazioni oscillano a 1.180 dollari, supporto nel 2013 e buona parte del 2014 e 50% del ritracciamento di Fibonacci nell’ascesa delle ultime due settimane.

Un cedimento di questo supporto potrebbe aprire a un’estensione della flessione verso area 1.160 dollari, ultimo baluardo prima che i prezzi tornino a mettere pressione ai minimi di marzo a 1.140 dollari. La prima vera resistenza si colloca, invece, a 1.220 dollari. Solo un superamento di questo target potrebbe portare a un’accelerazione in direzione della trend line ribassista che congiunge i top di agosto 2013 con quelli di inizio 2015. Qui la resistenza sarà molto forte e le vendite potrebbero tornare a dominare.

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