Brexit

Il Regno Unito ha votato per uscire dall'Unione Europea. Quale l'impatto sui mercati finanziari?

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Il punto della situazione al momento:

A marzo 2017 il Regno Unito ha fatto ufficialmente richiesta di uscita dalla Ue, appellandosi all’art. 50 del Trattato di Lisbona. La richiesta è stata firmata dal premier britannico, Theresa May, ed è stata consegnata a mano a Donald Tusk. Questo evento ha segnato l’avvio dei negoziati tra la Ue e il Regno Unito, ben nove mesi dopo il Referendum.

I negoziati stanno andando avanti non senza difficoltà. Dopo l’accordo raggiunto a dicembre 2017 sull’assegno di divorzio che il Regno Unito dovrà corrispondere a Bruxelles, a marzo 2018 è stato fatto un altro importante passo avanti. In particolare, l'Unione europea e il Regno Unito hanno stabilito che il periodo di transizione della Brexit durerà 21 mesi (a partire dal 30 marzo 2019) e terminerà il 31 dicembre 2020, solo qualche mese in meno rispetto alle richieste britanniche di 2 anni pieni.

Il 6 luglio 2018 Theresa May nella residenza di campagna di Chequers nella contea del Buckinghamshire è riuscita a strappare un accordo in 12 punti per portare avanti un approccio “soft” nelle trattative con l’Unione Europea. Tale decisione ha portato i ministri brexiteers a dimettersi, il capo delle trattative della Brexit David Davis e il vulcanico ministro degli Esteri e leader degli euroscettici Boris Johnson.

Il Primo Ministro May sta così per affrontare una delle sfide più difficili da quando si è insediata come capo del Governo del Regno Unito. David Davis è stato già sostituito da un altro Brexiteer, Dominic Raab. La May sembra, al momento, ancora mantenere il sostegno degli altri ministri in modo da potere proseguire con un approccio sulla Brexit molto “soft”.

Riteniamo tuttavia che l’uscita di Boris Johnson sia una vera e propria sfida alla leadership di Theresa May. Boris Johnson è stato uno dei promotori del fronte “Leave” durante il referendum del 2016. I timori degli investitori sono fissati su una possibile crisi di Governo (altri ministri “Brexiteer” potrebbero uscire dal Governo) e l’annuncio di nuove elezioni.

La May si trova così a fronteggiare tensioni interne (rivolta dei brexiteers capitanati da Boris Johnson e opposizione dei laburisti), ma anche tensioni esterne. A settembre 2018 il capo negoziatore per la Ue, Michael Barnier, si è detto ottimista su un accordo entro fine ottobre-inizio novembre, dato che su diversi punti ci saranno delle maggiori concessioni da ambo le parti, in particolare quello sui confini in Irlanda, il punto più spinoso al momento.

Nonostante il clima di maggior ottimismo, non si può escludere ancora nulla, anche un mancato accordo. Il governo olandese continua a reclutare funzionari doganali in preparazione dello scenario peggiore. Ma scommettere su un possibile “Armageddon” non è mai stata la migliore strategia. La crisi dell'eurozona ci ha insegnato che l'Unione europea è molto brava nel concordare un compromesso all'ultimo minuto.

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Eur/Gbp verso quota 0,90
Vincenzo Longo, 8/08/2018

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È Brexit

Il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea si è tenuto il 23 giugno 2016 con la vittoria dei sostenitori della Brexit (il termine deriva dalle parole inglesi 'Britain' e 'Exit' e si riferiva alla possibilità che il Regno Unito lasciasse l'Unione Europea).

Londra, Scozia e Nord Irlanda erano per il Remain. L'Inghilterra in generale ha votato per il Leave (53,4% contro 46,6%), così come il Galles (52,5% contro 47,5%).

Gli esperti prevedono alta volatilità sui mercati nelle prossime settimane, ma la vera domanda è 'cosa succederà dopo?', perchè l'uscita del Regno Unito dall'UE non avverrebbe prima del 2018, elemento che contribuisce ad aumentare l'incertezza sui mercati.

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