Wall Street apre positiva dopo gli ultimi dati sul mercato del lavoro USA

Dow Jones in rialzo nonostante il leggero aumento delle richieste di disoccupazione, che si confermano però in rallentamento. Ottimismo per colloqui su stimoli fiscali, EUR/USD scende a 1,173

Apertura in rialzo per gli indici azionari statunitensi: il Dow Jones beneficia dell’apertura del presidente Usa Donald Trump alle discussioni su nuovi stimoli fiscali per cittadini e imprese Usa – un’inversione di marcia dopo che, martedì, sembrava voler chiudere le poste a qualsiasi ipotesi di accordo prima delle elezioni presidenziali e di un nuovo Congresso.

Jobless claims in calo: cosa significa?

Rialzi che si mantengono tonici nonostante l’ultimo dato macro sulle richieste settimanali di disoccupazione, che nella settimana conclusasi lo scorso 3 ottobre sono ammontate a 840 mila unità, in rialzo rispetto alle previsioni degli analisti che si aspettavano non più di 820 mila nuove richieste (825 mila secondo i sondaggisti di Reuters).

In compenso, la cifra si attesta in ribasso rispetto al dato precedente, quando i cittadini che hanno inoltrato richiesta di disoccupazione erano stati 849 mila. Si conferma così il trend in calo delle richieste di disoccupazione, mai così (relativamente) ridotte dall’inizio della pandemia di covid-19 negli Stati Uniti.

Relativamente, perché la cifra complessiva delle persone senza lavoro è ancora da record. Le richieste di disoccupazione continua, ovvero il numero di cittadini Usa che inoltrano richiesta di un sussidio di disoccupazione da più di due settimane (in altre parole, che ancora non ha trovato un altro lavoro, dopo essere rimasti disoccupati) ammontano a 10,97 milioni.

Quasi 11 milioni di persone dunque sono senza lavoro, ma ogni settimana la cifra diminuisce: segno di un’economia in ripresa, ma lenta – e destinata a essere sempre più lenta, in attesa del pacchetto di stimoli fiscali di cui sopra, unico fattore in grado di far premere il piede sull’acceleratore del mercato occupazionale statunitense grazie agli investimenti che renderebbe possibili.

D’altra parte, il rallentamento potrebbe essere dovuto, secondo le statistiche, anche a ulteriori e più scrupolosi controlli da parte delle autorità statali nel processare le richieste, così da identificare eventuali casi di frode – come è accaduto nei mesi scorsi: per alcuni cittadini Usa è risultato più conveniente ricevere i 600 dollari a settimana previsto dal Pandemic Unemployment Assistance Programme, il programma federale scaduto a fine luglio e sul cui rinnovo democratici e repubblicani continuano a scontrarsi all’interno del Congresso, piuttosto che cercare attivamente lavoro.

Richieste di disoccupazione USA: perché il dato è così importante?

Quello di oggi è il primo dato sulle richieste di disoccupazione del mese di ottobre e il primo ad arrivare dopo i non-farm payrolls di settembre. Nell’ultimo mese, secondo il dato del Bureau of Labor Statistics, negli Usa sono stati creati circa 661 mila nuovi posti di lavoro: meno delle aspettative (850 mila) e meno della metà di quelli di agosto (1,49 milioni). Continua tuttavia a scendere il tasso di disoccupazione, al 7,9%.

La tematica della disoccupazione sta particolarmente a cuore all’amministrazione Trump, allo sfidante del presidente in carica Joe Biden ma anche, e soprattutto, alla Federal Reserve, la banca centrale Usa, che ha fatto del raggiungimento della piena occupazione uno dei suoi due obiettivi strategici (l’altro è il raggiungimento della stabilità dei prezzi tramite un’inflazione al 2%, recentemente rivista al rialzo).

L’occupazione dunque come indice di salute dell’economia di una nazione. Non è un caso che tra i cavalli di battaglia del presidente in carica Donald Trump, in tempi pre-covid, primo fra tutti, il raggiungimento del tasso di disoccupazione più basso degli ultimi 50 anni, al 3,5%.

Non è durato a lungo: la pandemia di coronavirus e il lockdown che ne è conseguito, nel tentativo di contenerla, ha portato alla perdita di milioni di posti di lavoro in pochissimo tempo: ad aprile, sono sate licenziate oltre 20,68 milioni di persone (più rispetto ai tempi della crisi finanziaria del 2008-09).

Come hanno reagito gli indici di Wall Street?

Sull’indebolimento della situazione occupazionale vincono tuttavia le speranze per una riapertura del presidente Trump alle trattative per gli stimoli fiscali: è proprio questo ad aver trainato gli indici di Wall Street al rialzo – ieri la media dei primi 30 titoli per capitalizzazione ha riportato i risultati migliori dalla metà di luglio.

A mezz’ora dall’apertura oggi il Dow Jones avanza dello 0,44% a 28.427 punti, il Nasdaq guadagna lo 0,53% e l’S&P 500 dello 0,62%.

Il dollaro segna all’apertura della sessione statunitense un timido rafforzamento, forte anche dei vantaggi di Joe Biden in vista delle elezioni presidenziali - la cui vittoria potrebbe portare a ulteriori spese per investimenti. D’altra parte pressioni contrarie arrivano dai timori, nella stessa eventualità, che la politica fiscale più accomodante prospettata dal candidato dem possa pesare sul biglietto verde.

Al momento il cambio EUR/USD viaggia in calo dello 0,18%, a 1,1741, mentre il crosso USD/JPY si mantiene sui livelli della vigilia, a 105,987.

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