Quotazioni Ftse Mib in rialzo sulla scia del rally degli indici Usa

Indici globali frazionati, dopo i record di ieri i futures sul Nasdaq viaggiano in calo. Su Piazza Affari scendono le azioni Atlantia, -3,19%. Giù anche il petrolio dopo dubbi su tagli alla produzione

  • Azionari europei in rialzo: Cac40 +1,70%, Dax +1,30%, Ftse 100 +0,65%.
  • Piazza Affari avanza con gli industriali, giù Atlantia a -3,19% in attesa di Cda.
  • EUR/USD in calo a 1,1821, giù anche il prezzo del petrolio: Wti 41,19 dollari al barile, Brent 43,96 dollari.

Sempre più tonici gli azionari europei che, seguendo un trend in corso dall’inizio della settimana, seguono la scia dei massimi storici toccati nelle ultime sedute dagli azionari di Wall Street.

Apertura dunque al rialzo per Francoforte (+0,84% a 13.354,72) e Parigi (+0,85% a 5.074,64), bene anche Madrid (0,98%, a 7.065,2 punti) e Milano, che dopo un’apertura positiva avanza dello 0,97% trainata da Cnh (+1,39%, a 6,98 euro per azione), mentre il resto dei rialzi si assesta a oltre un punto e mezzo percentuale per Nexi, Moncler e Stm.

Scende invece Atlantia, che perde lo 0,45% e torna a 15,58 euro per azione in attesa del consiglio d’amministrazione di oggi, a conclusione del quale è facile aspettarsi comunicazioni sull’accordo perfezionato ieri con Cassa Depositi e Prestiti con cui il governo italiano potrebbe essere riuscito a mettere un punto sulla questione della concessione autostradale di Aspi.

Occhi oggi anche sulle azioni Mediaset. La Corte di Giustizia Ue si pronuncerà infatti in mattinata sulla conformità al diritto comunitario della normativa italiana che ha obbligato Vivendi a congelare parte della quota detenuta nel gruppo televisivo, a fronte della presenza dei francesi nell'azionariato di Telecom Italia. Al momento, le quotazioni Mediaset viaggiano in rialzo dell’1,59%, a 1,53 euro per azione.

In leggero calo lo spread, a 143 punti (-0,76%).

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Quali sono stati gli ultimi movimenti sui mercati globali?

Futures frazionati sembrano far presagire una frenata al rally con cui, negli ultimi due giorni, gli azionari di Wall Street hanno aggiornato i massimi storici: un picco fino a 29.162 punti per il Dow Jones, i cui futures al momento segnano un leggero rialzo (+0,25%); 12.074 punti per il Nasdaq, che al momento segna -0,14%; 3.588 punti per l’S&P500, +0,10% nel pre-market.

Segno di dati macro che lasciano intravedere un certo ottimismo (dopo i Pmi manifatturieri, con negli Usa hanno messo in luce un rialzo a 56 punti, oggi sono attesi quelli relativi al settore terziario da parte dell’isituto Markit e l’indice dell’Institute for supply management sul settore non manifatturiero di agosto, atteso in rialzo di 1,2 punti rispetto al dato di luglio, 66 punti).

Ma segno anche di un cauto ottimismo con cui gli operatori guardano all’approccio della Federal Reserve nei confronti della crisi economica che sta piegando gli Usa – la Banca centrale continua a dirsi disposta ad utilizzare qualsiasi strumento in sui possesso, mentre ieri il Congressional Budget Office ha ricordato che, nell’anno fiscale in chiusura il 30 settembre, il debito pubblico statunitense potrebbe superare il Pil per la prima volta dal 1946.

Ulteriore pressione dunque sul Congresso, a lavoro per varare un nuovo pacchetto di stimoli fiscali a supporto dell’economia reale. Dopo un breve incontro telefonico, ieri, tra il segretario del Tesoro Stephen Mnuchin e la speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, tuttavia, un accordo sembra ancora lontano.

Sul fronte delle materie prime si registrano notevoli ribassi sul prezzo del petrolio, dopo indiscrezioni secondo cui l’Iraq avrebbe avanzato l’ipotesi di uscire dal piano di tagli alla produzione di greggio (ai fini di mantenerne il prezzo stabile) entro il 2021. “Ciò potrebbe aver spinto in calo il prezzo nonostante le scorte in forte diminuzione dovute all’uragano Laura” spiega Pietro Bellotti, Premium Client Manager di IG. “In realtà l’Iraq avrebbe poi negato quindi è possibile che il prezzo torni a salire”. Al momento il Wti viene scambiato per 41,19 dollari al barile, il Brent a 43,96 dollari.

A premere sul prezzo del greggio anche il rafforzamento del dollaro, che torna a guadagnare terreno nei confronti delle principali valute straniere. Nelle ultime ore il cambio EUR/USD è tornato a quota 1,1811, quello USD/JPY a 106,218.

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E in Asia?

Chiusura in positivo per il Giappone, dove il Nikkei ha guadagnato lo 0,94% forte soprattutto dei titoli tech, mentre la Cina ritraccia i guadagni della settimana nonostante l’istituto Caixin abbia rilevato un indice Pmi servizi in leggerissima flessione (-0,1 punti) ma pur sempre al di sopra della soglia di espansione economica (54 punti), mentre quello composito si conferma in rialzo, a 55,1 punti,

Eppure le tensioni geopolitiche pesano sugli azionari cinesi. La decisione di operare cambiamenti radicali nella policy dell’industria dei semiconduttori, per far fronte alle ultime restrizioni Usa, e la minaccia che potrebbe derivarne per la stabilità degli accordi commerciali ha spinto al ribasso la Borsa di Shanghai, che in chiusura ha perso lo 0,58%, quella di Shenzhen, -0,83% e anche il China A50, -0,26%.

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