Pil Usa in calo del 4,8% nel primo trimestre, è il peggior dato dalla Grande Recessione

Il dato potrebbe essere anche più basso della contrazione reale, ma Wall Street lo ignora e si concentra sul rimbalzo del prezzo del petrolio e sulle buone prospettive di Gilead contro il coronavirus. Dow Jones +2,19%

Le stime preliminari del Pil statunitense nel primo trimestre 2020 fotografano un’economia in forte contrazione. La crisi sanitaria provocata dal coronavirus ha infatti impattato sulla prima economia mondiale, con il lockdown che, in cinque settimane, ha causato oltre 20 milioni di disoccupati. A preoccupare è proprio il fatto che siano bastate solo due settimane di chiusura dei servizi non essenziali (le ultime di marzo) per provocare sull’intero trimestre un calo così profondo. Dovesse la situazione protrarsi fino alla metà del secondo trimestre, si teme un crollo paragonabile solo al dopoguerra.

Cosa dicono i numeri del primo trimestre 2020?

Nei primi tre mesi dell’anno, l’economia Usa ha subito una contrazione del 4,8%, ben oltre le aspettative degli economisti ascoltati da Wall Street, che si aspettavano un calo del 3,5%. Si tratta del primo dato negativo dall'inizio del 2014, quando il Pil rallentò dell’1,1%, e si avvicina al dato della crisi economica del 2008, quando negli ultimi tre mesi dell’anno venne registrato un crollo dell’8,4%.

I cali più marcati si registrano nel settore dei consumi (che da soli comprendono il 67% del prodotto interno lordo totale), scesi del 7,6%, sebbene il colpo sia stato relativamente attutito dagli investimenti fissi, che hanno osservato un balzo del 21%. Nello specifico, la spesa per i beni durevoli è scesa del 16,1%, mentre quella per i servizi ha subito una contrazione del 10,2%. Infine, la spesa pubblica è scesa dell’1,7%.

In calo anche le esportazioni (-8,7%) e le importazioni (-15,3%).

Cosa si prevede per il futuro?

D’altra parte, il Bureau of Economic Analysis, che ha rilasciato i dati preliminari di oggi, avverte che la situazione potrebbe essere ben più grave di quanto sembri e che la lettura iniziale del Pil potrebbe non essere del tutto accurata. Secondo i tecnici del Bureau, il coronavirus ha provocato un rapido cambiamento nella domanda, con aziende e scuole che da settimane lavorano da remoto e commercio al dettaglio sostanzialmente fermo, che annacquano dati di difficile reperimento.

Secondo Goldman Sachs, il numero reale della contrazione potrebbe aggirarsi intorno all’8,25%. Non è raro, ricordano gli analisti, che durante una crisi economica le previsioni siano state successivamente riviste al rialzo (nel 2008 le stime iniziali per il quarto trimestre furono di una perdita del 3,8%).

Si chiude così il più lungo periodo storico per gli Usa in rialzo. Nell’ultimo trimestre del 2019, il Pil aveva osservato un’accelerazione del 2,1%. Il rischio recessione tecnica (due trimestri di fila in rosso) non è però assente – tutt’altro: se con solo due settimane di lockdown gli Usa hanno subito una tale recessione, gli economisti si aspettano risultati ben peggiori per la lettura della metà dell’anno.

Come ha reagito Wall Street?

D’altra parte il dato, seppur peggiore del previsto, non ha scosso più di tanto gli indici di Wall Street, né ha provocato ripercussioni sull’andamento degli indici mondiali. Le buone notizie annunciate dall’azienda farmaceutica Gilead Sciences, che ha annunciato risultati positivi sui test del farmaco anti-Covid, e il rimbalzo del prezzo del petrolio, hanno infatti spinto al rialzo Wall Street: al momento il Dow Jones viaggia in rialzo del 2,19%, il Nasdaq avanza del 3,06% e l’S&P 500 segna una rialzo del 2,47%.

Aiutano anche i dati sulle scorte di greggio Usa, che hanno spinto il Wti in rialzo del 31%, a 16,3 dollari al barile, e il Brent di giugno a 22,7 dollari, +11%.

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