Torna a crescere il prezzo dell'oro: view positiva per il 2019. Cala il petrolio: atteso il dato sulle scorte

Gold nuovamente in crescita: tornano i $1275 l'oncia. Per il prezioso si prospetta un 2019 positivo, tra tensioni commerciali, rischio rallentamento crescita ed incognita Cina. Torna a scendere il greggio, in attesa dei dati EIA di domani. Il taglio di produzione da gennaio può spingere le quotazioni a rialzo; incognita output Usa.

Gold
Fonte: Bloomberg

Prezzo dell’oro nuovamente a rialzo, a ridosso dell’area a 1275 dollari l’oncia. La view degli analisti sembra concordare su un 2019 positivo per il metallo giallo, che reagirà a rialzo in scia alle tensioni commerciali, al rischio rallentamento crescita economica e all’incognita Cina.

Cala invece in giornata il prezzo del petrolio texano che, dopo aver toccato ieri un massimo a 47 dollari al barile, è tornato oggi poco sopra i $45,50. A proposito, le stime per il nuovo anno propendono per un restringimento dell’offerta, grazie ai tagli deliberati, in primis, da Arabia Saudita e Russia. Restano però le incognite della produzione statunitense e dei livelli di domanda globale.

Prosegue in territorio positivo il movimento del prezioso, che si porta oggi sui massimi a sei mesi. Dopo i ribassi di metà agosto, quando la commodity ha raggiunto un minimo in area $1160, il prezzo del gold ha registrato un progressivo incremento, intensificatosi a partire dalla seconda settimana di novembre, con una variazione del +6,25%; nel solo mese di dicembre, lo scostamento si attesta al +4,25%.

In una giornata debole per il dollaro americano, valuta che quota le materie prime sui mercati internazionali, a mostrare ulteriore debolezza è il dollaro australiano, commodity currency che sconta il rinnovo delle preoccupazioni sui rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti. Mentre il dollar Index arriva a perdere nel primo pomeriggio lo 0,35% circa, il dollaro australiano contro dollaro americano si lascia indietro attorno al mezzo punto percentuale.

Sebbene il sentiment generale resti positivo, l’attenzione è rivolta alla settimana del 7 gennaio, quando una delegazione americana si recherà a Pechino per discutere delle posizioni delle economie di Donald Trump e Xi Jinping. Un’indiscrezione pubblicata oggi riporta che l'amministrazione del Tycoon starebbe valutando la pronuncia di un ordine esecutivo per impedire nel prossimo anno alle società Usa di utilizzare prodotti Huawei e Zte per minacce alla sicurezza nazionale.

Dopo i rialzi dell’8% registrati nel mercoledì di Santo Stefano, a calare oggi è il petrolio, che attende i dati settimanali sulle scorte di petrolio statunitense, scontando negativamente i timori di un rallentamento della produzione e della manifattura cinese più brusco delle attese: mentre il mercato attende la pubblicazione dei dati sulle scorte di greggio da parte dell’American Petroleum Institute (stasera) e della Energy Information Administration (domani), a pesare sull’oro nero è stata pubblicazione dei profitti industriali del Dragone relativi all’ultimo mese, in calo per la prima volta da dicembre 2015.

Rispetto ai livelli di inizio anno, le due commodities quotano ancora in negativo: dopo i $1315 l’oncia di inizio gennaio, il prezzo del gold ha toccato due volte un massimo in area $1.365 importante soglia di resistenza (assieme a quella di $1350) per un futuro rialzo. A partire da aprile, l’oro ha iniziato la sua brusca discesa verso il minimo a $1160, a causa anche di un biglietto verde rafforzatosi sul consolidamento dei tassi d’interessi americani.

In un'ottica di prosecuzione del trend, i futuri livelli d'interesse sono quelli posti in area $1285-1295. Solo un ritorno fermamente sopra quota $1300 decreterà il ritorno in auge del prezioso.

Analogamente, il Wti, con un avvio d’anno a ridosso dei $60 al barile, è rimasto all’interno di un canale positivo fino ad inizio ottobre, raggiungendo un massimo da quattro anni a $76,80. Da lì, il declino, che ha portato la quotazione ai minimi da 18 mesi in area $42,50-43, nuova importante soglia di supporto. Nel caso di un rimbalzo di breve periodo, il petrolio potrebbe tornare a testare area $47, con successivo step a $49,5-50.

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