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CRISI IN MEDIO ORIENTE

Riaperto lo Stretto di Hormuz: petrolio e gas in forte calo, azionario festeggia

La riapertura dello Stretto di Hormuz alleggerisce la pressione su petrolio, gas e asset rifugio. Per noi, però, il mercato continua a muoversi dentro uno scenario fragile, in cui la normalizzazione dei flussi non coincide ancora con un ritorno alla piena stabilità

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist per IG Italia

Data di pubblicazione

Lo Stretto di Hormuz è tornato formalmente aperto al transito commerciale. Nella giornata di oggi, venerdì 17 aprile 2026, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato che il passaggio delle navi commerciali è di nuovo consentito, mentre anche Donald Trump ha confermato che lo stretto è “completamente aperto” per il traffico commerciale. Le agenzie di stampa riportano però un punto essenziale: resta in vigore, almeno per il momento, il blocco navale statunitense verso l’Iran, quindi la riapertura non equivale ancora a una piena normalizzazione geopolitica e commerciale dell’area.

Per noi questo è il primo aspetto chiave da mettere in evidenza. Il mercato sta leggendo la notizia come un segnale di de-escalation immediata sul rischio energetico globale, ma non come la fine definitiva della crisi. La situazione resta infatti fortemente dipendente dalla tenuta della tregua e dai prossimi sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran.

Effetti immediati sui mercati: petrolio e gas in forte calo

La riapertura di Hormuz ha avuto un effetto immediato soprattutto sul petrolio. Segnaliamo che, dopo l’annuncio, i prezzi del greggio sono arrivati a perdere quasi il 10%, segnale molto chiaro di un rapido sgonfiamento del premio al rischio geopolitico che si era accumulato nelle ultime sedute. Anche il gas naturale TTF evidenzia un crollo del 15% a 39 euro Mwh.

È una reazione coerente. Quando il mercato teme un blocco prolungato di Hormuz, tende a prezzare uno shock sull’offerta energetica globale, con il rischio di forti tensioni su petrolio, gas, inflazione e crescita. Quando invece arriva una notizia di riapertura, il primo movimento naturale è l’opposto: vendita sul greggio e sul gas, alleggerimento sugli asset difensivi e recupero degli asset più ciclici.

Perché Hormuz resta centrale per i trader

Lo Stretto di Hormuz resta uno dei choke point energetici più importanti al mondo. Per questo motivo ogni notizia sulla sua operatività ha un impatto immediato non solo sul petrolio, ma anche su indici azionari, valute rifugio, obbligazioni e titoli del comparto energy.

Dal punto di vista operativo, noi riteniamo che la riapertura possa cambiare il clima di fiducia di breve periodo, ma non possa eliminare la volatilità. Il motivo è semplice: il traffico può riprendere, ma gli operatori marittimi continuano a chiedere chiarezza sulle condizioni effettive di passaggio, mentre le autorità di sicurezza marittima continuano a segnalare un livello di minaccia ancora elevato nell’area del Golfo, di Hormuz e del Golfo di Oman. Inoltre, i dati di spedizione mostrano che almeno alcune petroliere hanno già ripreso a transitare, segnale positivo ma non ancora sufficiente per parlare di pieno ritorno alla normalità. Serviranno molti giorni per capire se i flussi torneranno regolari. 

Borse e propensione al rischio: cosa può cambiare

Sul fronte azionario, la riapertura di Hormuz tende a favorire una lettura più costruttiva per gli asset rischiosi. Se cala il prezzo del petrolio e si riduce il timore di uno shock energetico globale, il mercato può tornare a concentrarsi su temi più tradizionali come crescita, utili societari e banche centrali. Gli indici azionari europei evidenziano rialzi superiori al punto e mezzo percentuale, quelli statunitensi all'incirca di un punto percentuale.

I listini europei sono particolarmente sensibili al tema energia.

Mercati finanziari: perché il rischio geopolitico non è archiviato

Il punto più importante, a nostro avviso, è che i mercati non possono ancora considerare chiuso il capitolo Medio Oriente. Crediamo che la tregua possa essere ancora fragile. La riapertura dello stretto è una notizia positiva, ma non coincide ancora con una pace strutturale.

Questo significa che il premio al rischio può ridursi rapidamente, ma può anche tornare a salire altrettanto in fretta nel caso di nuove tensioni. Per un trader, la differenza è fondamentale: non siamo davanti a un contesto di stabilità consolidata, ma a un mercato che passa da una fase di stress estremo a una fase di sollievo, restando però molto sensibile a headline, dichiarazioni politiche e sviluppi militari.

 

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