Quali effetti avrà il coronavirus nel settore del lusso Made in Italy?

Il crollo del turismo d’élite, ma anche la contrazione dei voli verso l’Italia e i mancati introiti della Fashion Week: i danni del coronavirus su uno dei settori più resistenti dell’economia

Quinto paese al mondo nel settore, durante il 2019 l’Italia ha esportato beni per 63 miliardi di euro, il 2,7% in più rispetto all’anno precedente. Per il 2020, invece, la situazione potrebbe rivelarsi molto più grave. Dalla fine di dicembre, l’epidemia di coronavirus (che ha causato oltre 90 mila contagi e quasi tre mila vittime, di cui il 90% in Cina) ha provocato uno stop sia della produzione e catena di distribuzione, sia dei viaggi e della circolazione dei cittadini cinesi, nel tentativo di contenerne la diffusione. Già a quel punto, le organizzazioni di settore in Italia hanno iniziato a stimare i danni economici per l’industria italiana. La situazione non ha fatto altro che peggiorare da quando il coronavirus è arrivato anche in Lombardia e Veneto, a fine febbraio, con i primi casi di contagio nel lodigiano che, in pochi giorni, hanno portato il paese al terzo posto per numero di infetti e vittime.

Quali sono le conseguenze del coronavirus nella moda?

Gli acquisti dei turisti cinesi corrispondono al 90% del totale di quelli in via Montenapoleone, la via della moda a Milano. In generale, la Cina rappresenta un terzo degli acquisti nel settore del lusso. Secondo Carlo Capasa, presidente di Camera Moda, l’epidemia di Covid-19 potrebbe comportare una perdita nel settore stimata a circa cento milioni nel primo trimestre 2020, che potrebbero diventare oltre 230 milioni nei primi sei mesi – stima avvenuta considerando le tempistiche del decorso del virus, di cui per altro ancora si sa poco, e prima ancora che l’Italia diventasse il terzo paese al mondo per numero di contagi.

I mancati guadagni degli “élite consumers” a causa del coronavirus

Con 13 milioni di cinesi che ogni anno scelgono l’Italia come meta per le vacanze, contribuendo al 10% del Pil (quello proveniente dal settore turistico), ancora a inizio febbraio Assoturismo Confesercenti stimava l’impatto dello stop agli spostamenti cinesi in 1,6 miliardi di euro, tra cancellazioni di viaggi e mancati acquisti. Questo accadeva a inizio febbraio, prima ancora il coronavirus si espandesse anche in Italia: negli ultimi giorni alle cancellazioni da parte dei cinesi si sono aggiunte quelle di tutto il resto del mondo, con gli Usa (e non solo) che hanno direttamente sconsigliato i viaggi in Italia e le compagnie aeree che hanno cancellato voli, osservando una riduzione dal 6% al 30% dei voli verso il paese (a seconda delle diverse compagnie aeree).

La Fashion Week di Milano

Grazie all’iniziativa “China we are with you”, l’incontro di moda di Milano per eccellenza è riuscito a contenere (relativamente) i danni provocati dal vuoto lasciato aperto dalla mancata partecipazione cinese all’evento. Molti stakeholder sono infatti stati impossibilitati a spostarsi per via delle misure di quarantena e dal blocco dei viaggi per contenere l’espandersi del virus, eppure il ricorso a dirette online ha permesso la partecipazione da remoto di circa 16 milioni di cittadini cinesi. Gli assenti cinesi alla Milano Fashion Week sono stati oltre mille, ovvero l’80% tra stilisti, operatori, addetti ai lavori e investitori.

Un grave danno in un settore dove il mercato cinese corrisponde a oltre il 30% del totale - che arriva a circa 71miliardi di euro.

Quali azioni stanno risentendo di più del coronavirus?

Brunello Cucinelli (+45%), Moncler (+1,54%), Tod's (+0,39%), Ferragamo (+1,24%): sono solo alcune delle case di moda che hanno preannunciato, nei relativi conti trimestrali, probabili ripercussioni del coronavirus sui conti del primo trimestre 2020. Attualmente osservano leggeri rialzi, complice anche l’andamento al rialzo di Piazza Affari (+1,39%).

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