Prezzo del petrolio in ribasso dopo ravvivarsi delle tensioni in Medio Oriente e Libia

Il nuovo anno si apre con una serie di scontri in Iraq e con il ravvivarsi delle tensioni nel Mediterraneo, in grado di provocare ricadute sul prezzo del petrolio

Iraq e Libia sotto l’occhio attento della comunità internazionale, dopo le tensioni geopolitiche degli ultimi giorni. Intanto, dopo i leggeri rialzi di stamattina, il prezzo del petrolio torna a scendere.

Cosa sta succedendo in Iran?

La miccia che ha dato il via a giornate di proteste, proprio a ridosso della fine dell’anno, è stato l’attacco di domenica da parte degli Stati Uniti a cinque basi militari in Iraq e Siria, afferenti alle Forze di mobilitazione popolare, Kataib Hezbollah, appoggiate dall’Iran. Gli attacchi hanno provocato 25 vittime e oltre il doppio dei feriti.

Mercoledì i sostenitori delle milizie hanno reagito con forti proteste e tentativi di assalti all’ambasciata statunitense a Baghdad, con i manifestanti che hanno ceduto a una tregua solo ieri.

Si ripropone ora l’annosa questione della presenza delle truppe statunitensi in Iraq, dove l’esercito Usa è tornato nel 2014 per far fronte alla minaccia dello Stato Islamico. L’organizzazione delle milizie ha annunciato di voler portare la questione al parlamento di Baghdad, per spingerlo a un voto che decreti l’illegittimità della presenza statunitense sul suolo iracheno.

Per gli Usa comunque dietro le proteste di Baghdad ci sarebbe l’Iran di Khamenei. Subito dopo gli attacchi all’ambasciata, il presidente statunitense Donald Trump ha pubblicato un tweet al vetriolo, specificando che l’Iran “sarebbe stato ritenuto completamente responsabile per perdite di vite o danni a qualsiasi delle nostre strutture. Pagheranno un prezzo molto alto! Questo non è un avvertimento, è una minaccia”.

A quanto pare però Teheran non si è mostrata troppo intimorita: “Le nostre forze armate monitorano ogni movimento e, se qualcuno fa il minimo errore, reagiranno in maniera decisa, e se la situazione si scalda, mostreremo al nemico le nostre abilità”, ha twittato il capo dell’esercito iraniano, il generale Abdolrahim Mousavi.

E in Libia?

Diversa la situazione in Libia, ma comunque in grado di scatenare un focolaio di rinnovate tensioni. Con 325 voti favorevoli contro 184 contrati, nel pomeriggio il parlamento turco ha approvato una legge che autorizza il dispiegamento di truppe sul suolo libico, in aiuto al governo riconosciuto dalla comunità internazionale, quello di Al-Sarraj, contro l’autoproclamatosi governo di Tobruk, in Cirenaica, guidato dal generale Khalifa Haftar.

La decisione potrebbe dunque dare il via a tensioni, soprattutto con l’Egitto (che sostiene il governo di Haftar). Mentre il presidente turco Recep Taypp Erdogan ha infatti dichiarato di aver agito su richiesta del governo di Tripoli, l’Egitto ha condannato il voto di oggi, sostenendo che “provocherà instabilità nell’area mediterranea”. D’altra parte, dietro l’interesse della Turchia per la Libia c’è l’accordo siglato tra Tripoli e Ankara sull’esplorazione del territorio a fini energetici.

Come ha reagito il prezzo del petrolio?

Nonostante le tensioni, in mattinata il prezzo del petrolio, sia Brent sia Wti, aveva registrato un leggero rialzo, complice anche l’ottimismo seguito all’annuncio di una prossima firma della “Fase 1” dell’accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti (che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump, verrà siglato il 15 gennaio alla Casa Bianca).

Durante la giornata tuttavia il greggio è tornato a subire ribassi, arrivando a quota 60,58 dollari la barile (Wti) e 65,67 dollari al barie (il Brent).

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