Tensioni sul petrolio: pesa l'incognita Arabia Saudita

La questione Jamal Khashoggi complica i rapporti tra Occidente ed Arabia Saudita, sortendo i suoi effetti sul prezzo del petrolio. Donald Trump in prima linea. Volatilità sulle quotazioni di WTi e Brent.

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Fonte Bloomberg

La questione Jamal Khashoggi complica i rapporti tra Occidente ed Arabia Saudita, sortendo i suoi effetti sul prezzo del petrolio. La crescita delle tensioni internazionali legate alla scomparsa del giornalista saudita, critico nei confronti di Riyadh, ha spinto a rialzo la volatilità delle quotazioni del greggio, che di natura tende a crescere in concomitanza di un rischio geopolitico.

“Ho appena parlato con il re dell'Arabia Saudita, che afferma di non avere alcuna informazione su quel che può essere accaduto al ‘nostro concittadino saudita’. Il re ha riferito che stanno lavorando a stretto contatto con la Turchia per trovare una risposta. Sto inviando in questo momento il nostro Segretario di stato per incontrare il re!” Questo il tweet pubblicato da Donald Trump ad un’ora dall’apertura delle contrattazioni odierne a Wall Street. Trump aveva già minacciato “severe punizioni” nel caso in cui fosse stata provata l’uccisione del giornalista in consolato.

La scomparsa di Jamal Khashoggi nella sede diplomatica saudita di Istanbul ha messo sotto pressione l’Arabia Saudita, primo produttore mondiale di petrolio. Khashoggi, residente negli Stati Uniti, è scomparso il 2 ottobre scorso.

L’accaduto si inserisce in un periodo già turbolento per il mercato del petrolio, che dovrà fare i conti a novembre con il ripristino delle sanzioni statunitensi all’Iran e con un cambiamento degli equilibri che assicurino l’integrità dei livelli di offerta.
A proposito, per effetto dell’annuncio delle tariffe Usa, la Corea del Sud ha azzerato per la prima volta in sei anni il proprio import di greggio iraniano nel mese di settembre.

Negli scorsi giorni l’Organizzazione mondiale del principali produttori di petrolio (OPEC) ha invece alzato le proprie previsioni di crescita delle forniture di greggio da parte dei paesi non OPEC, compresi i livelli di output russi e statunitensi.
A mettere pressione al ribasso sui prezzi del petrolio si è aggiunto anche il dato Iea dello scorso venerdì, che ha definito il mercato del greggio come adeguatamente rifornito". L’autorità ha inoltre tagliato le stime di crescita della domanda mondiale del petrolio per quest’anno e per il 2019.

Il WTi si attesta trai 70,5 e i 72 dollari al barile.. Volatilità anche sul Brent, che buca nel pomeriggio gli 80 dollari al barile, dopo 18 sedute consecutive di chiusura al di sopra di tale soglia.

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