Industria Europea in stallo a novembre, male i servizi: le stime dei dati PMI

Resiste l’industria tedesca, supportata dalla domanda in arrivo dall’Asia. Male il settore terziario per effetto dei nuovi lockdown in tutta Europa

La seconda ondata di covid-19 si è abbattuta sull’economia europea con i risultati previsti: calo dell’attività industriale e, soprattutto, dei servizi, con i due principali comparti in alcuni casi di nuovo al di sotto dei 50 punti – la soglia tra un’economia in espansione e una in recessione.

Industria Europa K.O.

I dati preliminari pubblicati stamattina dall’istituto Ihs Markit riportano ai livelli della scorsa estate, ad eccezione della manifattura.

Nell’Eurozona l’indice dei direttori agli acquisti nel settore terziario flash è sceso a 41.3 punti a novembre (a ottobre erano stati 46.9), il minimo degli ultimi sei mesi; idem l’indice composito, precipitato dai 50 punti di ottobre ai 45.1 di novembre; leggermente meglio l’industria, a 53.6 punti a novembre – si tratta del calo più contratto, a ottobre l’indice si era assestato a 54.8 punti).

I dati, raccolti dal 12 al 20 novembre, mettono in luce una contrazione generale. Come già visto in occasione del primo lockdown, il settore più colpito dalle misure restrittive è stato di nuvo il terziario, in rallentamento per il terzo mese consecutivo dopo la timida ripresa di quest’estate.

Non rallenta neanche il livello della disoccupazione, il cui livello non dà segni di miglioramento da ottobre. La cattiva situazione occupazionale è ancora giustificata dalla mancanza di nuovi ordini mentre, nel frattempo, si esaurivano quelli esistenti. Risultato: forza lavoro in eccesso, soprattutto nel settore terziario.

In forte calo i prezzi medi di vendita, con le aziende ansiose di vendere la propria merce da scontarla. Quanto ai prodotti finali, invece, si registra un modesto rialzo, per via dell’aumento dei prezzi di acquisto – soprattutto delle imprese, che hanno registrato l’incremento dei prezzi di acquisto più ingente dal gennaio 2019.

Come si è mossa l’industria nei diversi paesi europei?

Due le principali tendenze a novembre nella reazione alle nuove misure restrittive. Da una parte la Germania, il cui Pmi composito sarà anche sceso da 55 a 52 punti (l’espansione più lenta dallo scorso luglio), ma resta comunque nella zona positiva e traina il dato dell’Eurozona.

Bene in Germania soprattutto l’industria. L’indice relativo al settore manifatturiero è sceso di neanche un punto, dai 58.2 di ottobre ai 57.9 di novembre, mentre la contrazione si fa sentire più forte sui servizi, che passano dai 49.5 punti a 46.2.

Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso l’istituto Ihs Markit, a sorreggere la manifattura tedesca è l’aumento della domanda - soprattutto quella in arrivo dall’Asia: lo sottolinea Phil Smith, associate director Ihs.

Dall’altra, la Francia: Pmi flash composito a 39.9 punti (rispetto ai 47.5 di ottobre), per altro in rialzo rispetto alle previsioni che si aspettavano al massimo 34 punti; Pmi flash terziario in calo da 46.5 punti a 38 punti, Pmi flash manifatturiero da 51.3 punti a 49.1, meno del livello atteso (50.1).

“A novembre, l’economia dell’eurozona è tornata ad indicare un forte declino per via dei continui sforzi per reprimere la crescente ondata di infezioni da Covid-19. Gli ultimi dati mostrano una maggiore probabilità di contrazione del Pil dell’area euro durante il quarto trimestre” è il commento di Williamson.

Quali prospettive per il futuro?

Nel frattempo però c’è spazio per un margine (sempre maggiore) di ottimismo, grazie agli annunci di vaccini anti-covid che si susseguono dalla prima metà di novembre.

Prima il prototipo di Pfizer e Biontech (efficace al 90%), poi quello di Moderna (efficace al 95%), nelle ultime ore si è aggiunto alla lista anche quello di AstraZeneca, che avrebbe dato risultati positivi in media nel 70% dei casi.

È abbastanza per far intravedere la luce in fondo al tunnel alle aziende. L’istituto Markit segnala come il livello di fiducia per i prossimi 12 mesi, sia tra le aziende manifatturiere che tra le attività del terziario, abbia recuperato i livelli pre-pandemia – l'ottimismo dell’industria manifatturiera ha raggiunto i massimi dal marzo 2018.

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