Imprese e coronavirus: in Europa la metà rischia il fallimento entro un anno

La cifra aumenta nel caso di aggravarsi della pandemia. Male il settore dell’accoglienza e la ristorazione, ma gli azionari europei restano positivi – Ftse Mib in rialzo dello 0,31%

Nei prossimi 12 mesi oltre la metà delle piccole e medie imprese in Europa sono a rischio: è il risultato di uno studio pubblicato dalla società di consulenza McKinsey, condotto ad agosto e i cui risultati sono stati resi noti oggi – nel momento in cui la recrudescenza della pandemia nel Vecchio Continente fa registrare numeri ancora più gravi di quest’estate.

Cosa si prevede per il futuro delle imprese in Europa?

Gli analisti hanno stimato che, delle oltre 2.200 imprese sotto esame in cinque stati – Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito – circa il 55% potrebbe andare incontro a una chiusura definitiva entro settembre 2021, qualora i ricavi dovessero mantenersi stabile ai livelli della crisi economica scaturita dal covid-19. Il risultato è al netto delle misure di supporto implementate dai rispettivi governi.

Circa il 70% degli imprenditori intervistati ha dichiarato che i propri ricavi si sono sensibilmente abbassati a causa della chiusura imposta dai provvedimenti anti-pandemici, un su cinque si è detto preoccupato di non riuscire a ripagare debiti e di dover licenziare i propri dipendenti, il 28% ha annunciato la cancellazione dei progetti futuri.

Guardando ancora più al breve termine, entro sei mesi una piccola o media impresa su dieci rischia il fallimento (circa l’11%).

In quali paesi la situazione è peggiore?

Non stupisce che le imprese più in difficoltà siano quelle nei paesi dove le misure di contenimento sono state più stringenti. Le pmi italiane e spagnole sono state le più duramente colpite, con cali dei ricavi rispettivamente del 30% e 33% - in Germania si sono fermati in media al 21%.

La situazione non migliora se si considerano le prospettive per il futuro che, anche in questo caso, riflettono le previsioni economiche dei diversi paesi europei. E così le pmi spagnole (-12,8% del prodotto interno lordo nel 2020, secondo il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale) sono le più pessimiste: il 30% degli imprenditori teme di non riuscire a ripagare i debiti, rispetto al 14% in Germania.

In Italia e in Francia il 22% delle imprese (il doppio rispetto alla media europea) teme per la propria sopravvivenza nei prossimi sei mesi. Tra i settori più a rischio ci sono accoglienza e ristoratori (14%), servizi amministrativi (13%) e il business agricolo (15%).

Gli aiuti di stato sono davvero utili?

Dall’inizio della pandemia sia i singoli governi sia l’Unione Europea hanno messo in campo una serie di strumenti per supportare il panorama imprenditoriale, il più colpito dall’emergenza covid-19. Proprio in questa settimana la Commissione ha dato il via al programma Sure, un fondo da 100 miliardi complessivi per finanziare la cassa integrazione destinata ai dipendenti.

Finora il 20% delle pmi in Europa ha fatto domanda di sussidi economici, mentre un altro 30% prevedeva di farlo nei mesi successivi allo studio. Le richieste differiscono, anche in questo caso, in base ai paesi di provenienza: maggiori in quelli più colpiti, minori (circa il 10% in meno) nelle economie più resilienti.

E ora?

Lo studio si ferma allo scorso agosto: nel frattempo la situazione covid-19 è peggiorata e, in poche settimane, l’Europa ha superato gli Stati Uniti per numero di contagi giornalieri – ieri la Spagna ha raggiunto un milione di contagi, primo paese in Europa.

Tra le domande del questionario, agli imprenditori del Vecchio Continente era infine stato chiesto cosa prevedessero in caso di peggioramento della pandemia: davanti a un calo dei ricavi di un ulteriore 10%-30%, entro i prossimi 12 mesi potrebbero fallire circa il 77% delle pmi in Europa.

Come si stanno muovendo gli indici di Borsa europei?

Stamattina il dato sulla fiducia dei consumatori tedeschi ha pressato gli azionari europei. Il rapporto Gfk segna per novembre un calo di 3,1 punti, rispetto ai -1,7 di ottobre. D’altra parte, oggi gli indici di Borsa sono anche sollevati da dati trimestrali leggermente migliori del previsto, che supportano i rialzi.

È così che, nonostante ne lungo periodo le previsioni economiche siano decisamente fosche, pochi minuti dopo le 14:00 di oggi la Borsa di Parigi avanza dello 0,17%, quella di Francoforte guadagna la parità, Londra avanza dello 0,13% e anche Piazza Affari segna un rialzo dello 0,16%, di nuovo sopra i 19 mila punti, grazie proprio ai principali titoli industriali.

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