Eurogruppo, c’è l’accordo: 500 miliardi da subito per salvare l’economia

Il piano prevede quattro strategie: intervento della Bei, ricorso al programma Sure per la cassa integrazione, un Mes alleggerito e, infine, un piano di ricostruzione comunitario

Dopo il dibattito di 16 ore di martedì, il rinvio a giovedì e il ritardo, ieri, dell’inizio della riunione, alla fine i ministri dell’Economia e Finanza dei paesi dell’area euro sono arrivati a una conclusione: possibilità di intervento della Bei (Banca europea degli investimenti), ricorso a un fondo comune finanziato a livello comunitario e previsione di un Mes molto più flessibile sono i punti fondamentali dell’accordo che mira a salvare l’Eurozona dalla crisi economico-finanziaria scatenata dal diffondersi del nuovo ceppo di coronavirus.

Cosa prevede l’accordo nello specifico?

Vince la linea del compromesso, con la Francia (oltre 86 mila casi confermati e 12.210 decessi dall’inizio della pandemia) che, dopo aver firmato la lettera congiunta proposta dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, con la quale chiedeva sostanzialmente un ricorso agli Eurobond, ha infine proposto un fondo da finanziare con titoli comuni dalla capacità di 500 miliardi di euro – così da trovare un intesa con Berlino, tra i paesi del Nord Europa capofila della linea di austerity.

Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, ha annunciato alla conclusione dell’incontro un accordo “su tre reti di salvataggio e un piano di rilancio dell’economia”.

“Un ottimo risultato”, secondo il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri: “L’agenda europea è cambiata e si è passati da un documento con un'unica proposta, il MES con condizionalità leggere, a un pacchetto di quattro proposte che include 200 miliardi della Bei per le imprese, 100 miliardi che attraverso il nuovo programma SURE contribuiranno a finanziare la cassa integrazione e la proposta italo-francese di un grande Fondo per la Ripresa alimentato dall’emissione di debito comune europeo”.

Il Meccanismo europeo di stabilità

Il Mes è stato dunque alleggerito delle sue componenti più controverse in relazione alla natura della crisi: secondo l’accordo concluso ieri, i paesi potranno fare ricorso al Mes per finanziare l’assistenza sanitaria diretta e indiretta per tutta la durata della crisi coronavirus, inclusi i costi relativi alla prevenzione di ricadute, tramite un prestito pari a massimo il 2% del Pil del paese debitore. I richiedenti dovranno impegnarsi a rientrare nel quadro di bilancio ad emergenza passata.

Il programma Sure

Praticamente certo era il ricorso al programma “Sure” della Commissione Europea, il quale stanzia un sostegno alla cassa integrazione in grado di coprire fino a 100 miliardi di euro.

L’intervento della Bei

Altro 240 miliardi di euro saranno liberati dalla Banca europea degli investimenti, da destinare alle imprese costrette a lasciare i propri dipendenti senza lavoro, dopo l’entrata in vigore delle misure di lockdown che hanno sospeso tutte le produzioni industriali e le attività non essenziali.

Il piano di ricostruzione

Infine, la quadratura del cerchio è arrivata con la proposta francese di un fondo europeo di salvataggio, di natura temporanea, in grado di fornire agli stati membri fino a un totale di 500 miliardi, attinti direttamente dal bilancio europeo. È proprio la natura comunitaria del fondo, e non intergovernativa (come quella del Mes) ad aver permesso l’accordo.

“Consegniamo ai leader un pacchetto ambizioso di proposte, l’Italia si batterà con determinazione perché le decisioni del Consiglio europeo siano all’altezza della sfida che l’Europa sta affrontando”, ha dichiarato Gualtieri, commentando i risultati dell’incontro.

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