Andamento sterlina-dollaro in forte ribasso, ieri toccati i minimi da 35 anni

In un contesto in cui si cerca liquidità principalmente nella valuta Usa, a rimetterci è la sterlina. Nelle ultime ore, il cambio GBP/USD ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 1985

La sterlina subisce le pressioni del coronavirus e delle modalità con cui governo e Banca centrale a Londra stanno gestendo la crisi.

Ieri, il cambio GBP/USD ha raggiunto il minimo dal 1985, per poi tornare a salire solo nelle ultime ore, mentre la coppia valutaria euro-sterlina ha subito stamattina ribassi che non si vedevano dal 2009. Si tratta di un calo da parte della valuta britannica più grave persino di quello di ottobre 2019, quando lo scenario di una “no-deal Brexit” si è fatto più reale che mai – e, secondo gli analisti, non farà che peggiorare.

D’altra parte, pesa sulla sterlina anche la particolare situazione della bilancia commerciale britannica, con il volume delle importazioni che ha superato quello delle esportazioni (gli ultimi dati sulla bilancia commerciale hanno evidenziato un deficit pari a 3,72 miliardi di sterline) che, già in condizioni normali, avrebbe richiesto una svalutazione delle sterlina per aumentare l’export e riequilibrare la bilancia.

Quali misure sta prendendo Londra?

Resta il fatto che la pandemia di Covid-19 è la principale responsabile del crollo della sterlina. In Europa, la Bank of England ha proceduto con il taglio del costo del denaro prima ancora della Banca centrale europea, lo scorso 11 marzo – una mossa storica, il primo taglio dei tassi furi programma dal 2008 -; ma il governo di Londra non si è mostrato altrettanto reattivo e l’incertezza sulle misure si è riversata sui mercati.

La strategia di Downing Street di lasciar propagare il virus fino a sviluppare un’immunità di gregge (l’esatto opposto di quelle implementate nel resto d’Europa) ha infatti provocato non poche perplessità, fino a spingere il premier Boris Johnson a un dietrofront. Da metà mese, Johnson ha raccomandato ai cittadini britannici di evitare assembramenti e luoghi affollati, sebbene senza disporre misure specifiche di chiusura dei servizi non essenziali. È trapelata solo stamattina la notizia di una possibile chiusura di alcune stazioni della metropolitana di Londra, mentre la chiusura delle scuole è prevista da domani. Intanto, il governo ha iniziato a dispiegare le forze armate per controllare il corretto funzionamento delle attività essenziali.

Il ruolo del dollaro

D’altra parte, le condizioni attuali dei mercati finanziari e la continua ricerca di liquidità da parte degli investitori stanno producendo una corsa al dollaro che, dunque, fa lievitare sensibilmente il valore della valuta Usa.

In un momento di crisi come quello generato dall’espandersi della pandemia di coronavirus, a reagire in maniera più reattiva sono le valute delle grandi economie: euro, yen e, appunto, dollaro. Rileva anche il fatto che il dollaro al momento sta osservando notevoli rialzi in quando valuta rifugio, utilizzata per la maggior parte degli scambi a livello globale: quasi l’unico porto sicuro, laddove anche l’oro sta subendo pesanti vendite proprio in favore di maggiore liquidità nelle tasche degli investitori.

Il dollaro continua a rafforzarsi anche nei confronti dell’euro. Proprio stamattina a osservare un rapido declino (oltre un punto percentuale) è stato infatti anche il cambio EUR/USD, dopo la mossa della Bce che ha stanziato un nuovo programma di Quantitative Easing da 750 miliardi per supportare non solo le Banche centrali dell’Eurozona, ma anche imprese e famiglie. La misura ha allentato i requisiti per acquistare titoli da parte dell’istituto centrale europeo.

Attualmente, il cambio GBP/USD viaggia a quota 1,1664.

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