Il triangolo

Il triangolo è una delle figure più ricorrenti nei grafici che tutti i giorni scorrono sui nostri monitor. Si tratta di una figura molto semplice da individuare e anche da gestire dal punto di vista operativo. Guardiamo subito di che si tratta, in modo da poter poi fare alcune considerazioni di natura tecnica.

Come vediamo nella figura qui sopra, il triangolo è espressione di una compressione di volatilità; i prezzi, cioè, nella loro evoluzione, hanno escursioni via via meno accentuate fino a che poi esplodono in un movimento violento. Si tratta, cioè, di una figura che è espressione di una compressione di volatilità sempre più accentuata. Per questo possiamo affermare che il triangolo anticipa spesso una esplosione di volatilità con forti movimenti di tendenza.

Sebbene venga generalmente inquadrato tra le figure di continuazione, il triangolo determina anche una inversione di tendenza, anche più frequentemente di quanto si sia soliti pensare.

Occorre dunque prestare estrema attenzione ed evitare in modo categorico di anticipare l’esplosione dei prezzi. Spesso è sufficiente avere un po’ di pazienza per comprendere quale sia il movimento che segue alla “chiusura” del triangolo e assecondarla per posizionarsi in direzione del trend.

La figura in questione può presentarsi secondo tre configurazioni differenti:

  1. triangolo simmetrico
  2. triangolo ascendente
  3. triangolo discendente

Nel primo caso, raffigurato nella figura in alto, i prezzi tendono a muoversi in un range che diventa gradualmente più compresso con il passare delle sedute, sia a causa di una costante riduzione dei massimi che per un corrispondente aumento dei minimi.

La figura assume quindi una struttura simmetrica, rendendo ancora più difficile ipotizzare quale possa essere la successiva evoluzione del trend.

Nel caso del triangolo ascendente, invece, la riduzione del range all’interno del quale si muovono i prezzi avviene unicamente grazie ad un aumento dei minimi; i massimi rimangono pressoché invariati. Tale comportamento rende evidente un sempre crescente interesse degli acquirenti e conferisce alla figura un carattere prettamente rialzista.

Il triangolo discendente prevede invece un comportamento opposto da parte dei prezzi, in quanto è caratterizzato da massimi progressivamente più bassi, con minimi pressoché invariati.

Il lettore attento, peraltro, non potrà non notare che subito prima della rottura definitiva della figura del triangolo ascendente, si assiste alla formazione di un doppio massimo (figura che abbiamo già analizzato in un altro precedente articolo) dalla connotazione ribassista.

Allo stesso modo, nel triangolo discendente, prima della definitiva rottura, assistiamo ad un potenziale doppio minimo dai risvolti prettamente rialzisti.

Uno degli elementi distintivi dell’una piuttosto che dell’altra figura sono i volumi. Nel triangolo occorre che i volumi si espandano in direzione del trend e si contraggano in direzione opposta pur dovendo assistere ad una generale contrazione dei volumi per tutto l’arco della figura, rispetto ai volumi fatti registrare prima della sua formazione. In pratica, nel triangolo ascendente i volumi devono espandersi nella salita e contrarsi nelle discese dei prezzi. Il contrario vale per il triangolo discendente. Nel doppio massimo (e nel triplo massimo) assistiamo per converso ad una contrazione dei volumi in occasione del secondo e dell’eventuale terzo massimo, rispetto a quelli fatti registrare in occasione del primo massimo. Lo stesso, avviene nella figura del doppio (e del triplo minimo) laddove abbiamo contrazione dei volumi in occasione del secondo minimo e dell’eventuale terzo minimo, rispetto a quelli rilevati durante la formazione del primo minimo.

Un metodo empirico per ipotizzare da quale parte avverrà la rottura, indipendentemente dalla configurazione che il triangolo assume, consiste nel verificare la provenienza del trend. Come linea generale, possiamo infatti considerare il triangolo (con le riserve fatte all’inizio) come figura di continuazione e, quindi, se i prezzi provengono dall’alto potremo attenderci una rottura ribassista; il viceversa vale, ovviamente, qualora i prezzi dovessero provenire dal basso, nel qual caso dovremo attenderci un breakout rialzista.

Indipendente dalla configurazione che il triangolo assume (simmetrico, ascendente o discendente), è possibile calcolare il target della figura, ovvero il livello che il prezzo dovrebbe raggiungere successivamente al breakout.

Il target ideale della figura si può calcolare proiettando dal punto di rottura, la “base” del triangolo, cioé l’ampiezza massima che la figura ha fatto registrare mentre era in formazione.

Un’ultima annotazione riguarda proprio il punto di rottura della figura, ovvero il c.d. breakout; idealmente, affinché anche il target possa essere più facilmente raggiunto, la rottura dovrebbe avvenire non oltre i due terzi della figura. Qualora ciò non avvenga, il triangolo generalmente perde la sua forza propulsiva e, quindi, diviene anche poco interessante dal punto di vista tecnico.

Vediamo ora qualche esempio reale. Dopo quanto ci siamo detti i commenti sembrano superflui.

Come ben si comprende, occorre allenare l’occhio perché nel mercato reale i triangoli si presentano in modo “leggermente” diverso dai casi di scuola analizzati. Resta il fatto, visibile sempre nei grafici analizzati, che il triangolo, come detto, è espressione di una compressione di volatilità che spesso ci restituisca, una volta che la figura sia stata rotta, un violento movimento dei prezzi, nell’una o nell’altra direzione.

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