Dalle Envelopes alle Bollinger Bands

John Bollinger non ha certo bisogno di presentazioni: a lui si devono molte delle intuizioni che a pieno titolo possono entrare nella nostra ideale enciclopedia dell’analisi tecnica; a lui, tra le altre, si deve la creazione delle famose ”bande” che portano appunto il suo nome e di cui ci accingiamo a trattare.

Per comprendere appieno l’utilità delle bande di Bollinger è opportuno fare un piccolo passo indietro.
In un precedente articolo abbiamo parlato delle medie mobili e abbiamo visto che questo strumento, forse il primo e più semplice con cui si trova ad armeggiare il trader alle prime armi, viene graficato in funzione della “storia” dei prezzi: la media mobile tende a posizionarsi al di sotto dei prezzi in un trend rialzista e al di sopra degli stessi nelle fasi di ribasso.

Vediamo un esempio sul titolo ENI con una media mobile semplice a 20 periodi grafico orario.

Dalla semplice media mobile si è passati alla costruzione delle c.d. buste o envelopes nel tentativo di “ingabbiare” i prezzi, vale a dire di creare un canale dinamico che seguisse l’andamento dei prezzi. Le envelopes sono ottenute grazie a due medie costruite shiftando, cioè spostando, verso l’alto e verso il basso di una percentuale a piacere una media mobile di un dato dominio temporale. Nel grafico che segue vediamo le envelopes applicate alla media mobile centrale a 20 periodi dell’esempio precedent, con uno shift verticale dell’ 1,5%.

Come possiamo vedere le envelopes creano un canale tipico con delle fasce che non è azzardato definire di ipercomprato (resistenza) e ipervenduto (supporto) in cui è probabile che i prezzi reagiscano dirigendosi verso la parte opposta.
In particolare la parte inferiore del canale così ottenuto può essere considerato un supporto mentre la parte superiore, al contrario, potrà essere considerata come una resistenza.

Il limite di questo strumento di analisi è costituito dal valore della percentuale che definisce l’ampiezza del canale; tale valore, infatti, non tiene conto delle condizioni della volatilità, ovvero dei momenti improvvisi di accelerazione dei prezzi rispetto alle fasi laterali o di congestione del mercato.
Nel grafico precedente possiamo infatti notare che durante l’ultima fase di accelerazione del 4 gennaio 2011 le envelopes non sono riuscite a contenere i prezzi: il contatto con la envelopes superiore ha quindi dato origine a un falso segnale, mentre fino a quel momento le buste erano state in grado di contenere l’andamento dei prezzi.

Le Bande di Bollinger pongono rimedio al problema sopra evidenziato dal momento che, tenendo conto della volatilità nel periodo preso in considerazione, sono in grado di meglio adattarsi all’andamento dei prezzi in qualunque condizione di mercato, aggiustando automaticamente l’ampiezza del canale in ragione della maggiore o minore volatilità del momento.

Vediamo lo stesso grafico precedente con applicazione delle Bande di Bollinger.

Nel grafico che precede le envelopes sono di colore rosso mentre la fascia delimitata dalle Bollinger Bands è di colore azzurro. E’ di tutta evidenza come le bande meglio si adattino all’andamento dei prezzi rispetto alle envelopes.
Ciò è conseguenza, come detto, del criterio di costruzione delle bande il quale fa si che le stesse si allarghino nei periodi in cui l’escursione dei prezzi risulta più ampia e che si restringano nei momenti di lateralità
Il trader ha così l’immediata percezione di come sta evolvendo la volatilità del mercato: dal punto di vista operativo, il restringersi delle bande, conseguente alla diminuzione della volatilità, prelude infatti a improvvisi movimenti direzionali, di esplosione di volatilità, che spesso partono da una delle due bande per dirigersi verso la banda opposta
Si può quindi ipotizzare l’apertura di posizioni in acquisto nel momento in cui i prezzi perforano la banda inferiore per recuperarla subito dopo in modo da fare registrare la chiusura all’interno delle bande.

Analogamente, la rottura (poi recuperata) della banda superiore, può essere adottata per l’apertura di posizioni ribassiste.
Per eliminare alcuni dei falsi segnali che inevitabilmente un sistema siffatto può generare, è consigliabile l’adozione di uno o più filtri di conferma, quale ad esempio un oscillatore (come il Williams %R che abbiamo trattato in un altro articolo) che sia atto ad identificare, in concomitanza al segnale fornito dalle Bollinger Bands, delle zone di ipercomprato o ipervenduto, meglio se associato ad una divergenza, come nel grafico che segue.

Si tratta di un’ottima tecnica che tuttavia, come sempre, non funziona in tutte le occasioni ed è per tale motivo che è sempre consigliabile il posizionamento di stop loss a protezione del proprio capitale.

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