Quotazioni Ftse Mib vivaci: gli effetti della crisi di governo sui listini

È crisi politica: Iv ha ritirato due ministre, il premier Conte prende tempo. Indice Mib si mantiene al rialzo, bene anche il resto d’Europa. Futures Usa positivi alla prospettiva di sussidi fiscali in arrivo con Biden

La crisi politica che il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha aperto ieri appiattisce in apertura le quotazioni del Ftse Mib. Pur riuscendosi a mantenere al di sopra della parità, resta in coda al resto degli azionari europei.

A un'ora dall’apertura l’indice Mib avanza di un timido 0,17% e si mantiene sui 22.783 punti; nel resto d’Europa, il Cac40 di Parigi avanza dello 0,28%, il Dax tedesco dello 0,40% e Londra dello 0,47%.

Quali conseguenze ha avuto la crisi politica sul Ftse Mib?

Nelle ore successive alle dimissioni delle due ministre di Italia Viva, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, lo spread è schizzato a 114 punti. Con l’apertura della sessione il differenziale tra Btp e Bund tedeschi si è stabilizzato sui valori della vigilia (al momento viaggia a 112 punti, comunque in rialzo dello 0,60%), ma resta alta l’incertezza sul futuro.

Renzi non ha posto veti su nomi e l’ipotesi di un Conte-ter non è affatto esclusa, ma tutto dipenderà dai prossimi sviluppi. Il Presidente del Consiglio sembra voler aspettare almeno il 20 gennaio prima di rassegnare le proprie dimissioni o andare in Parlamento per verificare la sussistenza di una maggioranza per un nuovo governo – così da avere il tempo per consentire il voto sullo scostamento di bilancio e sul decreto ristori.

Gli occhi degli investitori dunque sono oggi tutti per lo spread. D’altra parte, a mitigare la situazione potrebbe intervenire l’asta di oggi di titoli di stato, indice della stabilità del paese – per quanto dalla parte dell’Italia resti la garanzia degli acquisti da parte della Banca centrale europea.

Come si stanno muovendo le quotazioni sul Ftse Mib?

Tra i titoli che oggi corrono sul Ftse Mib spicca Fca, che avanza del 4,01% nonostante il preoccupante dato sulle vendite a livello globale di Psa, il partener francese con cui dalla prossima settimana darà vita al colosso dell’automotive Stellantis.

Il gruppo francese ha comunicato che le vendite a livello mondiale sono crollate del 27,8% nel 2020, con il mercato dell'automotive globale colpito duramente dalla pandemia di Covid-19. L'azienda ha detto che le vendite totali registrate lo scorso anno sono state di 2,51 milioni di veicoli.

Attenzione sul titolo Generali (+0,45%): il Ceo Philippe Donnet starebbe lavorando a una riorganizzazione del gruppo assicurativo con l'obiettivo di accelerare la realizzazione del piano strategico, che potrebbe riguardare modifiche alle linee manageriali. Lo riferiscono tre fonti.

Nel frattempo, la crisi governativa minaccia di mettere un freno sul dossier Monte dei Paschi (-0,27%). Nei prossimi giorni l’istituto senese avrebbe dovuto ascoltare i potenziali partner interessati al processo di privatizzazione avviato dal ministero dell'Economia, azionista di controllo con il 64%.

Tra le opzioni, oltre a Unicredit, sembrerebbero esserci anche Banco Bpm Bper , Credit Agricole Italia e BNL-BNP Paribas.

E, proprio a proposito di Unicredit, ieri si è concluso il Cda con focus sulle nomine per il nuovo ad, dopo il passo indietro, a dicembre, di Jean Pierre Mustier. Secondo fonti vicine alla questione, è probabile che il nome uscirà il prossimo 10 febbraio, in occasione del prossimo Cda – già fissato.

Tra i papabili l'ex banchiere di Ubs Andrea Orcel, l'ex numero uno di Credit Suisse Tidjane Thiam, l'ex ceo di Commerzbank Martin Blessing, l'ex ad di Bnl e Cdp Fabio Gallia e Flavio Valeri, per diversi anni al vertice di Deutsche Bank Italia, sebbene stando a indiscrezioni stampa il Cda avrebbe posto come requisito de facto del nuovo Ad quello di essere italiano o di parlare italiano. Al momento, le azioni Unicredit avanzano dello 0,39%.

Quali notizie dal resto dei mercati finanziari?

Neanche oltreoceano il caos politico accenna a diminuire. Ieri sera la Camera dei Rappresentanti Usa ha infine votato per l’impeachment del presidente Usa Donald Trump, accusato di aver sobillato le rivolte della scorsa settimana a Capitol Hill.

La mozione passerà immediatamente al Senato, anche se ormai è altamente improbabile che il presidente possa essere rimosso prima del 20 gennaio – giorno in cui comunque è previsto l’insediamento del presidente eletto Joe Biden alla Casa Bianca.

Le tensioni politiche non sembrano però incidere più di tanto sull’andamento di Wall Street, dove i futures avanzano di circa 0,20 punti percentuali. Sui timori politici vince il programma multi-miliardario promesso dal democratico Biden in funzione anti-pandemica, in grado di dare nuove speranze di ripresa economica.

Sul fronte valutario il dollaro mantiene i timidi rialzi della vigilia, dopo aver tentennato su un boom di acquisti dei Treasuries Usa a dieci anni. Al momento il Dollar Index avanza a quota 90,29. Il biglietto verde recupera terreno rispetto allo yen giapponese (l’USD/JPY viaggia a 103,985) mentre il cambio EUR/USD si mantiene stabile a 1,2156, dopo il calo della vigilia.

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