Il mercato azionario: quando toccherà il fondo per poi risalire?

Scopri tutto quello che c'è da sapere sulla ripresa delle Borse nel 2020: cosa abbiamo imparato dalle crisi precedenti, cosa rende unico il crollo finanziario dovuto al coronavirus e quali sono gli indicatori chiave da monitorare.

La crisi finanziario dovuta al coronavirus: cos'è successo fino ad ora

Il crollo finanziario causato dal coronavirus è già passato alla storia. Dal massimo storico di 3380 dell' S&P 500 raggiunto in febbraio, in soli 23 giorni abbiamo assistito a un crollo superiore al 30%. Nello stesso lasso di tempo il Dow Jones, il FTSE 100 e altri indici hanno subito perdite analoghe.

Gli indici hanno recuperato parte delle perdite da allora, con l'S&P nuovamente sopra i 2900 punti. Sembra che gli investitori stiano riacquistando la propria fiducia, ma al momento ci troviamo nell'occhio del ciclone. Quando potremmo assistere a una piena ripresa?

Ci sono quattro fattori da tenere in considerazione quando si prevede l'andamento delle azioni a partire da questo momento:

  1. Quanto tempo impiegano i mercati azionari a riprendersi da un crisi finanziaria
  2. Quando potremmo vedere una ripresa dal crollo dei mercati causato dal coronavirus
  3. Cosa potrebbe ostacolare la ripresa
  4. Quali sono gli indicatori da monitorare

Osserviamo ciascun fattore più nel dettaglio.

Quanto tempo impiegano i mercati azionari a riprendersi da un crisi finanziaria?

Esistono innumerevoli variabili che concorrono a creare una situazione di crisi, il che ne complica l'analisi e rende più difficile stimare una tempistica 'standard' per la ripresa economica. Ciascun fattore deve essere analizzato singolarmente.

Prendiamo come esempio la Grande Depressione. Il valore del mercato azionario era diminuito dell'86,2% nel 1929 e ci sono voluti ben 6249 giorni (poco più di 17 anni) per raggiungere un nuovo picco di mercato. Tuttavia, questi 17 anni comprendono anche la seconda guerra mondiale, rendendo il quadro della situazione meno attendibile. Al tempo, il valore delle valute era ancora fissato al prezzo dell'oro; gli Stati Uniti abbandonarono il sistema aureo nel 1933 e questo ne ostacolò la ripresa economica.

Per questo motivo ogni tentativo di applicare le lezioni del crollo di Wall Street ad altre tendenze ribassiste risulta particolarmente complesso.

Ma cosa succederebbe se considerassimo una base dati più ampia, per includere tutte le occasioni in cui l'S&P 500 ha subito un calo superiore al 20% negli ultimi 65 anni?

I crolli finanziari dell'S&P

Dalla sua fondazione nel 1957, l'S&P 500 ha perso più del 20% del proprio valore in nove differenti occasioni. Osservando le dimensioni delle crisi e il tempo impiegato per la ripresa, emerge una sorta di schema: l'S&P sembra riprendersi più velocemente dopo crolli di minore entità, mentre crisi più severe causano danni più duraturi.

Ciò nonostante, si può anche vedere come i due eventi più recenti, il 2001 e il 2008, non siano conformi a questo modello. L'ultimo crollo finanziario che risponde a questo pattern risale al 1987. Quindi, questa tendenza si manterrà anche per la crisi in corso?

Potremmo trovarci di fronte a un caso dove il ciclo di recupero da una crisi sia più breve, specialmente per crolli di notevole entità. La seguente tabella mostra i tassi di recupero delle quattro crisi finanziarie che hanno causato la perdita di almeno il 40% del valore dell'S&P 500.

Anno Perdita massima Giorni necessari alla ripresa Recupero giornaliero
1929* 86% 6249 0,01%
1973 48% 2423 0,0198%
2001 49% 2269 0,0216%
2008 57% 1072 0,03%

Come si può constatare, ogni ripresa è stata più rapida della precedente. L'S&P ha recuperato terreno a una velocità tre volte maggiore durante il crollo del 2008 rispetto alla crisi del 1929, e il 50% più rapidamente che nel 1973.

I mercati crescono più rapidamente dopo un crollo finanziario?

Secondo l'Index Fund Investors, l'S&P ha registrato una crescita media di poco inferiore al 10% sin dalla sua istituzione. Dopo questi nove crolli, sembra che il recupero sia avvenuto a un ritmo molto più sostenuto.

Le nostre ricerche mostrano che l'S&P cresce in media di circa il 20% all'anno dopo una crisi finanziaria, prima di toccare nuovamente un massimo storico. Ha registrato una crescita più rapida del 10% all'anno dopo ogni crollo finanziario, tranne in due occasioni: nel 1973 e nel 2001. Queste due recessioni hanno causato la perdita rispettivamente del 48% e del 49% del valore dell'S&P, avvalorando ulteriormente la teoria secondo cui le crisi più profonde rallentino la crescita in modo più significativo.

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Quanto potrebbe impiegare la Borsa a riprendersi da questa crisi?

È difficile prevedere quanto tempo sarà necessario perché il mercato azionario si riprenda da una crisi. Ma questo caso è particolarmente insidioso.

In parte perché gli eventi sono ancora troppo recenti per poterli valutare con chiarezza. In questo momento non possiamo nemmeno essere sicuri che la tendenza ribassista sia passata. Questo crollo presenta anche delle caratteristiche uniche nel loro genere.

Tuttavia, possiamo osservare la crisi attuale da tre punti di vista principali: applicando i modelli presentati precedentemente, confrontando il crollo finanziario dovuto alla pandemia con altre crisi ed esaminando le specificità del caso.

Applicazione dei modelli alla crisi finanziaria da Covid-19

Il metodo più semplice per prevedere la durata della tendenza ribassista dei mercati consiste nell'applicare il tasso di crescita media del 10% dell'S&P 500 in rapporto alle perdite subite nel corso del 2020. Al momento la perdita è di poco inferiore al 35%, il che porterebbe a una completa ripresa in tre anni e mezzo.

Tuttavia, abbiamo già visto che alla maggior parte dei crolli finanziari segue una ripresa più rapida, specialmente nel caso in cui l'S&P registri perdite inferiori al 40%. Se applichiamo il modello del grafico precedente, invece, la ripresa dovrebbe richiedere tra i 645 e i 741 giorni.

Questo presuppone che la crisi finanziaria abbia già raggiunto il suo punto più basso. E, come suggeriscono le precedenti tendenze ribassiste, non sembra essere questo il nostro caso.

Confrontare il crollo finanziario dovuto al Covid-19 con altre crisi economiche

Se osserviamo la crisi del 2008, a due mesi dall'inizio della crisi i mercati non avevano ancora toccato il fondo. I mercati hanno iniziato a registrare perdite nell'ottobre 2007, ma non hanno raggiunto i valori minimi fino a febbraio 2009. In quella crisi, nessuno avrebbe potuto prevedere l'entità dei danni.

I sintomi di quella crisi sono molto diversi da quelli che dobbiamo affrontare oggi, ma ci sono comunque delle analogie. In entrambi i casi, per esempio, la crisi è iniziata a seguito di una serie di tendenze rialziste. Nel 2007, l'S&P aveva registrato una crescita impressionante, che durava da 5 anni. Quest'anno, abbiamo assistito alla fine di una tendenza rialzista record durata 10 anni.

Se la crisi da Covid-19 dovesse rivelarsi tanto grave quanto quella del 2008, sarebbe troppo presto per iniziare a pensare a una potenziale ripresa.

D'altro canto, se le azioni dovessero recuperare valore senza un altro crollo di mercato, il 2020 potrebbe rivelarsi più simile al crollo del lunedì nero del 1987. Si tratta dell'unica crisi finanziaria che si avvicina a quella in corso per velocità e gravità.

Nel 1987, l'S&P ha registrato un calo del 28% in 15 giorni, a partire dal 2 ottobre e ha raggiunto un valore minimo dopo circa due mesi.

Se la crisi da Covid-19 avesse già attraversato la fase più critica, avrebbe raggiunto i valori minimi dopo un mese dall'inizio della pandemia, con un crollo del 33%. Se la ripresa si configurasse come quella del 1987, potremmo vedere un nuovo picco dell'S&P 500 in circa 650 giorni, leggermente in anticipo rispetto a quanto suggerito dal nostro modello.

Si tratta di un caso troppo particolare per confrontarlo con altri eventi simili?

Alcuni analisti mettono in discussione la validità dei confronti con crisi passate per valutare le crisi in corso o possibili crolli finanziari futuri. Dopotutto, le circostanze specifiche hanno un impatto significativo sulla velocità dei crolli di mercato e sulla ripresa.

Nel caso del Covid-19, ad esempio, la crisi ha provocato uno dei peggiori crolli del prezzo del petrolio della storia. Le variabili che hanno concorso a questo calo, tra cui anche una guerra sui prezzi tra alcuni dei maggiori Paesi produttori, hanno reso questa situazione unica nel suo genere.

Anche la velocità con cui la crisi del coronavirus ha avuto un effetto sui mercati è qualcosa di mai visto prima d'ora. Gli indici sono passati da massimi storici a un mercato ribassista in tempi record. Il crollo del 1987, il più simile a questo in termini di velocità, aveva già visto una contrazione del valore dell'S&P 500 prima che la vera turbolenza si verificasse. Nel 2020, la volatilità ha subito un'impennata nel giro di una notte.

Ma ciò che davvero differenzia la crisi dovuta al Covid-19 dagli altri tracolli finanziari, è che la causa principale è esterna e non di natura finanziaria. Ogni altro crollo è stato causato da problematiche giunte al culmine, fossero queste l'acquisto eccessivo di titoli del settore tecnologico o mutui subprime a prezzi gonfiati.

Il crollo del 2020 è stato causato da una pandemia. L'economia globale non ha mai dovuto affrontare una situazione simile prima d'ora, dove un virus ha costretto le imprese di tutto il mondo a chiudere e ha precipitato le economie in una fase di recessione. Quindi le lezioni del passato potrebbero non essere rilevanti in questo caso.

Quanto sarà resiliente il virus?

In questo momento il coronavirus è il principale vettore della volatilità di mercato. Ciò può essere un problema perché la pandemia è ancora troppo recente per poter prevedere in modo attendibile cosa accadrà.

Sembra che la maggior parte delle economie più importanti del mondo stiano cominciando a tenere il coronavirus sotto controllo. La Cina e altre nazioni asiatiche hanno ripreso le proprie attività; l'Eurozona e gli Stati Uniti stanno cercando di allentare le restrizioni e si auspica a piani post-lockdown.

Ma qualsiasi ritorno alla normalità sarà graduale. La forma che prenderanno queste fasi e la velocità a cui le economie potranno muoversi avranno un impatto significativo sui mercati finanziari. Se gli uffici e i rivenditori non fossero ancora aperti dopo 12 mesi, le economie impiegherebbero più tempo per riprendersi.

Oltre a questo c'è la prospettiva di una seconda ondata di coronavirus, che potrebbe causare danni ancora maggiori rispetto alla prima. In questa eventualità, gli stimoli economici governativi potrebbero non essere sufficienti a evitare una totale disfatta finanziaria. Anche i costi sanitari potrebbero essere ingenti: la seconda ondata dell'influenza spagnola del 1918 ha avuto una mortalità maggiore della prima.

Cos'altro possono fare le banche centrali?

La crisi finanziaria del 2008 ha visto un nuovo livello d'intervento monetario da parte delle banche centrali; con la Banca Centrale Europea (BCE), la Federal Reserve (Fed) e la Bank of England (BoE) che hanno tagliato i tassi d'interesse ai minimi storici e intrapreso schemi di quantitative easing.

Queste misure hanno portato alla tendenza rialzista che ha preceduto questa crisi finanziaria. Tuttavia, la crisi del 2008 ha avuto effetti così duraturi che numerose banche centrali stavano ancora emettendo bond quasi a tasso zero all'inizio del 2020. Quando i tassi d'interesse sono già vicini allo zero, non possono fare molto per prevenire una nuova recessione.

Le banche centrali di tutto il mondo hanno risposto rapidamente alla crisi da Covid-19 riducendo nuovamente i tassi d'interesse, ma a meno di entrare in territorio negativo, le armi a loro disposizione sono esaurite. Ed è ancora da stabilire quanto il quantitative easing abbia aiutato nella ripresa dopo la crisi del 2008.

Per il momento, i governi si sono fatti avanti per colmare le lacune, annunciando manovre per mantenere la disoccupazione sotto controllo e incoraggiare la spesa. Resta da vedere se queste iniziative possano essere mantenute nel tempo.

Quanto gravi saranno le conseguenze sui mercati?

Il nuovo 'lunedì nero' del 9 marzo 2020 è stato causato dalla reazione degli investitori nel momento in cui hanno realizzato l'entità dei danni che il coronavirus avrebbe causato alle imprese di tutto il mondo. Le società del settore dei viaggi sono state particolarmente colpite, avendo affrontato mesi di attività limitata o di stop forzato. Anche le società del settore alberghiero hanno registrato un calo del fatturato.

I prezzi delle azioni si sono stabilizzati, ma non sappiamo ancora quale sarà il panorama economico dopo il coronavirus.

Dati preliminari mostrano possibili recessioni per quasi tutte le maggiori economie. Questo potrebbe coincidere con l'interruzione delle attività dovute al virus, ma ancora una volta, non possiamo ancora conoscere le esatte dimensioni del problema. Alcuni indicatori prospettano la peggior recessione globale dalla seconda guerra mondiale.

Non sappiano nemmeno quanto il mondo cambierà dopo il coronavirus. In Germania, le piccole imprese hanno riaperto ma i consumatori non si recano nei negozi. Un'indagine condotta negli Stati Uniti ha mostrato come due terzi dei consumatori si sentano a disagio a frequentare un centro commerciale. Il coronavirus ha evidenziato quanta disparità ci sia nel mondo e questo potrebbe avere un effetto anche sui sistemi politici.

Il prezzo del petrolio sta influenzando quello delle azioni?

L'impatto del crollo del prezzo del petrolio nella prima parte dell'anno potrebbe essere stato sottovalutato nonostante, all'inizio di aprile, i futures sul petrolio abbiano raggiunto valori negativi. Questa situazione senza precedenti ha reso difficile il rollover dei contratti prima della scadenza, con la conseguenza di dover prendere in consegna la materia prima.

Fino ad ora, la risposta dell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) al crollo dei prezzi è stata insoddisfacente. La riduzione della produzione del 10% ha avuto scarsi effetti contro il crollo della domanda. Questo potrebbe spiegare perché l'annuncio dei tagli non ha avuto grande impatto sul prezzo del petrolio.

Per alcune società, comprese quelle dell'industria mineraria e le compagnie aeree, prezzi del petrolio bassi sono una manna dal cielo, ma non è così per tutte. L'industria dell'energia statunitense è uno dei settori che più contribuisce all'occupazione e alla crescita economica del Paese. Secondo la Federal Reserve Bank del Kansas, se il prezzo del petrolio non dovesse salire, fino al 40% dei fornitori di petrolio e gas negli Stati Uniti potrebbe dichiarare fallimento. Ciò causerebbe gravi danni all'intera economia e rallenterebbe qualsiasi ripresa.

Dovevamo aspettarci un crollo finanziario?

La vera domanda è: il coronavirus è stato la scintilla di una crisi già annunciata?

All'inizio del 2020, l'S&P 500 era all'apice della tendenza rialzista più duratura della storia. In dieci anni era cresciuto del 200%. Le guerre commerciali, il rallentamento della crescita economica e il calo della fiducia nelle imprese non hanno influito minimamente sull'ottimismo degli investitori.

La storia ci insegna che tendenze al rialzo di quella portata sono quasi sempre seguite da un ritracciamento. Se i trader hanno preso il coronavirus come un'opportunità per una correzione a lungo dovuta, potrebbe trascorrere del tempo prima che si raggiungano di nuovo livelli positivi record.

Quali sono gli indicatori da monitorare?

Quando si specula sulla durata della ripresa, ci sono alcune aree da osservare con attenzione. Innanzitutto, come il mondo stia affrontando la pandemia. Successivamente, come le economie globali stiano reagendo alla crisi. Infine, come si stiano muovendo i mercati.

Indicatori del Covid-19

Ci sono vari modi per monitorare la risposta al coronavirus. Il metodo più semplice è quello di seguire i dati sui contagi e la mortalità comunicati dai media, che mostrano se il virus sia tenuto sotto controllo o meno.

Molti governi utilizzano l'indice 'R' per decidere se e quando allentare le misure di lockdown. 'indice R misura il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto. Se il valore è superiore a uno, l'infezione si diffonderà a un ritmo esponenziale anche in condizioni normali. Se il valore è inferiore a uno, le misure di quarantena potrebbero non essere più necessarie.

È opportuno continuare a seguire i progressi dei vari vaccini e delle possibili cure. Sebbene queste appaiano come opzioni remote, delle novità incoraggianti potrebbero rilanciare i mercati azionari.

Indicatori economici

Per ora, gli indicatori economici da seguire riguardano la valutazione dell'imminente recessione. Ciò significa maggiore attenzione rivolta ai prodotti interni lordi (PIL), con analisti e investitori per capire quali saranno i Paesi maggiormente colpiti. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto recessioni per quasi tutte le principali economie, ma sostiene che potrebbe esserci una nuova crescita il prossimo anno, a patto che i rischi causati dal coronavirus diminuiscano nel 2020.

L'occupazione è un altro fattore importante da monitorare. Gli USA e il Regno Unito hanno visto numeri record di richieste di sussidi statali nei primi mesi della crisi, con quasi un milione di domande da parte di cittadini britannici. Osservare i dati sull'occupazione e i non farm payroll americani può aiutare a capire se la situazione stia migliorando o peggiorando.

Infine, vale la pena seguire lo stato di qualsiasi pacchetto di stimoli economici stanziati dai governi. Negli Stati Uniti, gli stimoli fiscali hanno risollevato i mercati azionari. Qualsiasi nuova spesa pubblica potrebbe avere un effetto simile.

Indicatori di mercato

Gli indicatori tecnici possono segnalare se un mercato stia per riprendersi o se ci sia una nuova tendenza ribassista all'orizzonte.

Il volume spesso viene utilizzato come un semplice indicatore dei movimenti di mercato, specialmente quando si tenta di individuare la fine di una tendenza. In un trend al ribasso, un calo del volume potrebbe indicare che i venditori, che fino a quel momento hanno mantenuto i prezzi bassi, stiano arrancando e che i compratori siano pronti ad intervenire.

I volumi dell'S&P 500 sono cresciuti esponenzialmente con il crollo, ma da allora si sono fermati. Nuove operazioni di trading potrebbero confermare un nuovo trend ribassista o accelerare la ripresa.

Le bande di Bollinger tornano utili per monitorare la volatilità. Prendono la forma di due linee, una al di sopra e una al di sotto della media mobile di mercato. Queste bande rappresentano le deviazioni standard dalla media mobile, e costituiscono una misura della volatilità. Se le bande si allargano, il mercato sta attraversando un periodo di crescente volatilità. Se rimangono contratte, i mercati sono poco volatili.

Puoi anche seguire il VIX, ovvero l'indice di volatilità. Il VIX offre una panoramica del sentiment di mercato tracciando il numero di opzioni acquistate sull'S&P 500. Il VIX ha registrato un forte incremento verso la metà di marzo, ma da allora ha continuato a scendere incessantemente. Un nuovo picco potrebbe coincidere con dei nuovi minimi raggiunti dai mercati azionari.

Con IG, puoi aprire una posizione seguendo le tue previsioni sul VIX.

Scopri di più sul trading sulla volatilità

Dobbiamo aspettare che il mercato raggiunga i valori minimi?

Alcune scuole di pensiero sostengono che non ci siano ragioni per aspettare che il mercato tocchi il fondo per iniziare ad investire. Grazie al trading non dovrai attendere che i mercati si riprendano per ottenere dei profitti.

Trova investimenti validi

In questi periodi diventa difficile calcolare il giusto tempismo per gli investimenti. Gli indicatori possono fornire informazioni riguardo i movimenti dei prezzi di mercato, ma anche per gli investitori più esperti è difficile prevedere la fine di una tendenza rialzista o ribassista.

Le azioni hanno subito un duro colpo con la crisi del 2008, ma si sono rivelate un investimento migliore a lungo termine. Se avessi investito nel bel mezzo della crisi stessa, saresti in una posizione di vantaggio.

Quindi, invece di provare a battere i mercati sul tempo, potresti scegliere alcune società in crescita e creare il tuo portfolio. Puoi anche scegliere di aprire una posizione utilizzando gli Exchange Traded Funds o ETF, per investire in più azioni con una sola operazione.

Fare trading su un mercato ribassista

I trader possono aprire posizioni short per ottenere dei profitti prima che i mercati tocchino il fondo.

Con i CFD, per esempio, al momento dell'apertura della posizione puoi decidere se acquistare o vendere un mercato. Se vendi un contratto sul FTSE 100 del valore di €5, guadagnerai €5 per ogni punto perso dall'indice e ne perderai €5 per ogni punto al rialzo. Quindi, puoi fare trading quando pensi che le azioni siano al ribasso o fare hedging su posizioni long che possiedi sul tuo portfolio.

Scopri di più sulla vendita allo scoperto

Riepilogo

  • Nel corso della sua storia, l'S&P 500 ha perso il 20% del suo valore in nove occasioni
  • Se l'S&P 500 si riprendesse dal colpo inflitto dal coronavirus alla stessa velocità di altre crisi finanziarie, potrebbe tornare a raggiungere massimi storici nel giro di due anni
  • Non sappiamo ancora se il mercato continuerà la sua discesa o se si riprenderà
  • Gli investitori devono prestare particolare attenzione, mentre i trader possono trarre profitti dalle tendenze ribassiste vendendo allo scoperto
  • Apri un conto con IG Bank e inizia a fare trading

* Prima della costituzione dell'indice S&P 500 nel 1957, Standard and Poor's aveva pubblicato un indice azionario composto da 90 aziende, calcolato su base giornaliera, che è stato usato per il 1929.

Data di pubblicazione : 2020-12-04T13:35:48+0000

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