Borsa Usa in rialzo, solo il Dow Jones piatto dopo dato su occupazione

Nel 2020 oltre 9,37 milioni di posti di lavoro persi, il dato peggiore dal 1939. Wall Street però non frena e guarda fiduciosa a un’America a guida Biden

L'apertura in rialzo per gli azionari Usa ha presto lasciato il passo a una maggiore cautela, che comunque promette di mantenere gli indici ai record delle ultime ore: alle 17:00 solo il Dow Jones resta sulla parità, dopo un'apertura allo 0,25%. Bene anche il Nasdaq, che guadagna lo 0,87%, e l’S&P 500, a +0,39%.

Non-farm payrolls: cosa dicono i dati di dicembre?

Oggi gli occhi dei mercati statunitensi sono puntati sulle nuove buste paga nel settore non agricolo, in altre parole i nuovi posti di lavoro creati nel mese di dicembre.

Il dato, per quanto lungi dal crollo della scorsa primavera, non porta notizie positive: nell’ultimo mese, secondo la rilevazione del Bureau of Labor Statistics, sono stati persi circa 170 mila posti di lavoro, laddove gli analisti si attendevano un aumento di 71 mila unità (comunque meno rispetto a novembre). Si tratta del primo calo dallo scorso aprile, quando in totale gli Usa persero la cifra record di oltre 20 milioni di posti di lavoro in un mese, a causa del lokdown implementato per contenere la pandemia di covid-19.

Niente di sorprendente, d’altro canto: che il trend sarebbe tornato a scendere era già chiaro dallo scorso mercoledì, quando il report ADP (che misure i posti di lavoro creati nel settore privato) aveva già riportato un netto calo.

Resta fermo il tasso di disoccupazione, che a dicembre segna ancora il 6,7%, stesso valore del mese precedente, mentre il consensus aveva previsto un leggerissimo rialzo al 6,8%. In compenso, sale la retribuzione media oraria annuale – dal 4,4% di novembre al 5,1%, a fronte di previsioni a 4,4%.

Tra le ragioni a giustificare un calo così marcato al primo posto figura il ritorno al lockdown di diversi stati, nel tentativo di rallentare l’espandersi della seconda ondata di covid-19.

Il 2020 verrà ricordato come l’annus horribilis per l’occupazione. Il dato di dicembre interrompe la ripresa iniziata a maggio, quando erano stati recuperati oltre 12 milioni di posti di lavoro; nell'intero 2020 sono stati persi 9,37 milioni di posti di lavoro, il dato peggiore dal 1939, superiore a quelli combinati registrati nel 2008 e nel 2009 durante la Grande recessione.

Come sta reagendo Wall Street?

Un po’ perché i (cattivi) numeri sull’occupazione erano già ampiamente attesi, un po’ perché l’euforia per i prossimi quattro anni a guida democratica ancora non accenna a esaurirsi, fatto sta che Wall Street non sembra aver accusato più di tanto gli ultimi dati.

Tutt’altro: gli azionari statunitensi in apertura promettevano di aggiornare i record con cui hanno chiuso la sessione di ieri (quando il Nasdaq ha raggiunto quota 13 mila punti e il Dow Jones ha superato i 31 mila punti). Solo negli ultimi minuti l’indice Dow ha subito una leggera inversione di tendenza, e al momento si mantiene appena al di sopra della parità (a +0,03%).

D’altra parte, i dati sull’occupazione Usa non riescono dove non erano riuscite neanche le proteste di mercoledì di Capitol Hill, quando un gruppo di sostenitori pro-Trump hanno assediato il palazzo del Congresso. A guidare l’ottimismo dei mercati, infatti, è il fatto che non solo Joe Biden sia stato ufficialmente eletto alla Casa Bianca, dove prenderà servizio il 20 gennaio, ma anche che i democratici siano riusciti a conquistare il Senato – dove, dopo il ballottaggio in Georgia, l’equilibrio tra dem e repubblicani è al 50% e 50%, situazione di stallo per cui la decisione finale spetterebbe a Kamala Harris, vice presidente e braccio destro di Biden.

Non che i mercati siano tradizionalmente così entusiasti di un governo democratico – tra le priorità di Biden, una corporate tax in grado di colpire gli utili per azione delle principali società quotate. Quel che piace tuttavia è la stabilità di cui, almeno nel breve termine (e in concomitanza con l’emergenza da covid-19), gli Usa potranno godere, oltre a un iter più immediato per l’approvazione dei supporti in favore delle famiglie in difficoltà economica a causa del covid-19.

Il pacchetto di aiuti fiscali approvato in extremis dal Congresso Usa, dopo un tira e molla tra democratici e repubblicani, da 900 miliardi di dollari, potrebbe infatti presto venir rimpinguato da ulteriori 750 miliardi, così come da piani democratici.

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