Usa, Wall Street in calo. Torna ad aumentare la disoccupazione

Al Congresso i democratici corrono per approvare il nuovo pacchetto di stimoli fiscali (1.900 miliardi di dollari in totale) entro metà marzo, quando scadranno i sussidi attuali

Apertura in ribasso per Wall Street nel giorno in cui il Department of Labor pubblica il dato settimanale sulle nuove richieste di disoccupazione in Usa. Alle 16:00 il Dow Jones perde lo 0,68%, il Nasdaq lo 0,95% mentre l’S&P 500 lascia sul terreno lo 0,69%.

Usa, i dati macro di oggi

Risalta oggi l’aumento del numero delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, che nell’ultima settimana sono salite di 861.000 unità: più di quanto previsto dagli analisti (765.000 unità) e in aumento anche sul dato della settimana precedente, 848.000 persone – dato rivisti in rialzo rispetto alla rilevazione originaria, che aveva visto le richieste di disoccupazione fermarsi a 793.000.

Si tratta del valore più alto finora nel mese di febbraio, facendo temere di nuovo un ritorno del trend rialzista sul dato. In aumento anche le richieste di disoccupazione continua, ovvero il numero di chi continua a percepire il sussidio di disoccupazione da oltre una settimana. Il dato, aggiornato oggi al 6 febbraio (si riferisce sempre alla settimana precedente rispetto quella delle richieste di disoccupazione iniziali), ammonta 4,49 milioni di persone, rispetto ad attese per 4,42 milioni ma comunque in ribasso rispetto alla settimana precedente, quando erano state 4,58 milioni.

Come è distribuito il dato?

Le perdite più ingenti di posti di lavoro sono state osservate anche questa volta negli stati più popolosi. In Illinois hanno fatto domanda di disoccupazione oltre 33.000 persone negli ultimi sette giorni; male anche la situazione in California, dove sono stati inoltrate oltre 20.600 richieste.

Migliora invece la situazione in Texas, con 12.400 richieste, in calo rispetto alla settimana precedente, e in Georgia, che ha osservato un calo di circa 6.000 unità.

Quali prospettive per il futuro?

Tuttora il piano di rilancio economico post-covid studiato dall’amministrazione Biden (un bazooka da 1.900 miliardi di dollari) è in esame al Congresso Usa, dove la maggioranza democratica intende portarlo all’approvazione il più presto possibile – si parla di metà marzo, al più tardi.

La prospettiva di aiuti fiscali, insieme alla prosecuzione della campagna di vaccinazione (gli Usa sono ai primi posti per numero di vaccinari in proporzione alla popolazione, insieme a Israele e Regno Unito), fanno ben sperare nella ripresa economica – fin troppo: proprio negli ultimi giorni si inizia a prendere in considerazione il rischio inflazione, che ieri si è tradotto in una raffica di vendite sui Treasuries decennali, il cui rendimento è balzato a oltre l’1,30%.

A calmare le acque è intervenuta la Federal Reserve. La pubblicazione ieri dei verbali dell'ultima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Banca centrale, ha evidenziato che l'economia statunitense è ancora lontana dagli obiettivi di lungo periodo e che la strada verso la ripresa economica è ancora lunga - e i dati sull’occupazione lo dimostrano.

Non mancano le preoccupazioni sul fronte della durata degli attuali sussidi. SI guarda con preoccupazione allo spartiacque di marzo, quando i programmi di federal Pandemic Unemployment Assistance e Pandemic Emergency Unemployment Compensation arriveranno entrambi alla scadenza, lasciando senza sussidi circa 11,3 milioni di cittadini statunitensi che tuttora ne sono beneficiari.

Quali altri dati macro Usa sono usciti oggi?

Non solo i dati sull’occupazione oggi hanno concentrato l’attenzione degli operatori di Borsa. Nel pomeriggio (ora italiana) sono stati pubblicati anche quelli sui nuovi cantieri edili avviati a gennaio, diminuiti del 6% rispetto al mese precedente - più delle attese - mentre i permessi edilizi sono aumentati del 10,4%, anche in questo caso più delle stime.

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