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NON FARM PAYROLLS

NFP aprile: creati 115 mila nuovi posti di lavoro, disoccupazione stabile al 4,3%

Report sul lavoro USA migliore delle attese, ma salari più deboli spingono giù il dollaro

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist per IG Italia

Data di pubblicazione

L’US Bureau of Labor Statistics ha comunicato che, nel mese di aprile, l’occupazione nei settori non agricoli è aumentata di 115 mila unità, un dato superiore alle attese del consensus, ferme a +65 mila nuovi impieghi. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,3%, in linea con le aspettative del mercato.

Il dato headline, quindi, conferma una dinamica occupazionale ancora resiliente: l’economia americana continua a creare posti di lavoro, seppur a un ritmo più contenuto rispetto alle fasi più robuste del ciclo. I nuovi impieghi si sono concentrati soprattutto nella sanità, nei trasporti e magazzinaggio e nel commercio al dettaglio, mentre l’occupazione nel governo federale ha continuato a diminuire.

Le revisioni dei mesi precedenti sono state leggermente negative nel complesso. Il dato di febbraio è stato rivisto al ribasso di 23 mila unità, da -133 mila a -156 mila, mentre quello di marzo è stato rivisto al rialzo di 7 mila unità, da +178 mila a +185 mila. Nel complesso, febbraio e marzo mostrano quindi 16 mila posti di lavoro in meno rispetto alle stime precedenti.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso lievemente al 61,8%, dal 61,9% di marzo, mentre il rapporto occupati/popolazione si è attestato al 59,1%. Da monitorare anche l’aumento delle persone impiegate part-time per ragioni economiche, salite di 445 mila unità a 4,9 milioni. È un dettaglio non secondario, perché segnala una certa fragilità sotto la superficie di un dato occupazionale apparentemente positivo.

Salari sotto le attese: segnale disinflazionistico per la Fed

La parte più rilevante del report, tuttavia, arriva dai salari. La retribuzione oraria media nel settore privato è aumentata di 6 centesimi, pari a +0,2% mese su mese, contro attese per un incremento dello 0,3% m/m. Su base annua, la crescita salariale si è attestata al 3,6%, sotto il consensus al 3,8% a/a.

È proprio questo elemento ad aver cambiato la lettura del dato sui mercati. Nonostante payroll superiori alle attese, la crescita più contenuta dei salari ha alimentato l’idea che le pressioni inflazionistiche dal mercato del lavoro siano meno intense del previsto. In altre parole, il report è positivo sul fronte occupazionale, ma più rassicurante sul fronte inflazione.

Per la Federal Reserve, il dato non segnala un deterioramento immediato del mercato del lavoro, ma offre comunque un argomento a favore di una politica monetaria meno restrittiva nei prossimi mesi. La creazione di 115 mila posti di lavoro rende difficile parlare di economia in frenata brusca, ma salari al 3,6% annuo e sotto le attese riducono il rischio di una nuova accelerazione inflazionistica alimentata dal costo del lavoro.

Dollaro in leggero calo: il mercato guarda più ai salari che ai payroll

La reazione del mercato valutario è stata coerente con questa narrativa (andamento dei salari più importante della crescita dei posti di lavoro). Il dollaro ha perso lievemente terreno contro le principali valute (EUR/USD sopra 15 pips da 1,1762 e 1,1777), perché gli investitori hanno dato maggiore peso alla bassa crescita salariale rispetto al dato positivo sui nuovi occupati.

Il ragionamento è abbastanza chiaro: se i salari rallentano più del previsto, le pressioni inflazionistiche potrebbero restare sotto controllo e la Fed avrebbe più spazio per tagliare i tassi nel corso dell’anno.

Il report NFP di aprile, quindi, non è debole in senso assoluto. Anzi, i nuovi posti di lavoro sono risultati ben superiori alle attese. Ma la combinazione tra disoccupazione stabile, partecipazione in lieve calo, aumento del part-time involontario e soprattutto salari inferiori al consensus restituisce un quadro più sfumato: il mercato del lavoro tiene, ma non mostra segnali di surriscaldamento.

In sintesi, i dati di aprile riducono il rischio di un brusco rallentamento dell’economia USA, ma rafforzano allo stesso tempo l’idea che le pressioni inflazionistiche legate ai salari stiano perdendo forza. Per i mercati, questa combinazione ha favorito una lettura leggermente più dovish della Fed e ha spinto il dollaro al ribasso sui mercati valutari.

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