METALLI PREZIOSI
Il metallo giallo rimbalza dopo il crollo iniziale favorito dal calo del petrolio. L’argento prova a reagire, mentre platino e palladio confermano un quadro più fragile e ancora dominato dalla volatilità
Il prezzo dell’oro ha mostrato un recupero nelle ultime ore dopo una seduta estremamente violenta. Nel corso della giornata il metallo giallo era sceso fino a circa $4099 l’oncia sui minimi intraday, per poi risalire grazie alle dichiarazioni di Donald Trump, che ha posticipato i raid sulle infrastrutture energetiche iraniane perchè sono in corso trattative con l'Iran per un possibile accordo di pace. Nella piattaforma IG osserviamo un recupero fino a $4375. Il messaggio di fondo è quindi chiaro: il mercato ha provato a rimbalzare, ma resta ancora in una fase di forte instabilità dopo una correzione molto aggressiva rispetto ai massimi record di gennaio.
La discesa dell’oro delle ultime settimane è legata soprattutto a un cambio di narrativa macroeconomica. In teoria le tensioni geopolitiche dovrebbero sostenere i beni rifugio, ma questa volta il forte rialzo del petrolio ha riacceso le paure degli addetti ai lavori su una onda inflattiva che ha spinto il mercato a riconsiderare il percorso delle banche centrali (possibilità di rialzi dei tassi di interesse nel medio breve termine). Il balzo del greggio oltre $100 sul WTI e sopra $110 sul Brent ha alimentato timori di tassi elevati più a lungo, mentre il Treasury decennale USA ha toccato i massimi da nove mesi. Per l’oro, che non offre cedole, questo è un fattore negativo perché aumenta il costo opportunità di detenere il metallo.
Il rimbalzo delle ultime ore è stato favorito, come abbiamo menzionato in precedenza, soprattutto, dal rinvio di possibili attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, che ha innescato un calo del petrolio e un indebolimento del dollaro. Tuttavia, la lettura più prudente resta quella di un rimbalzo tecnico dopo forti liquidazioni e prese di profitto, non ancora di una vera inversione strutturale. Finché il mercato continuerà a temere inflazione da energia e rendimenti reali alti, il metallo giallo resterà esposto a nuova volatilità.
Anche l’argento ha tentato un recupero dopo una fase di vendita molto pesante. Nella piattaforma IG al momento il metallo evidenzia un rialzo del 1,20% a circa $68,60 l'oncia nel rimbalzo successivo al sell-off, in forte recupero rispetto al minimo intraday di circa $61.
L’argento continua a muoversi in modo più nervoso dell’oro perché somma una componente da bene rifugio a una componente industriale. Proprio questa doppia natura lo rende capace di recuperi rapidi, ma anche di correzioni molto più violente quando il mercato teme rallentamento economico, dollaro forte e tassi elevati.
Il platino resta uno dei metalli più fragili del comparto. Nella piattaforma di IG lo troviamo con un ribasso del 6,60% a $1840 l'oncia dopo un minimo di seduta in area $1700.
Questo significa che, a differenza di oro e argento, il platino non ha ancora fornito un segnale convincente di stabilizzazione. Dopo il rally molto forte del 2025, il mercato sta probabilmente scaricando parte degli eccessi, in un contesto in cui i metalli più sensibili alla crescita globale e al sentiment industriale continuano a essere penalizzati.
Il palladio è forse il metallo che più di tutti mostra quanto il quadro resti disordinato. Nella piattaforma IG il metallo evidenzia un calo dell'1,50% a circa $1420 l’oncia .
Il palladio resta strutturalmente più vulnerabile perché è molto esposto al comparto auto e ai catalizzatori per motori a combustione, quindi soffre di più quando il mercato rivede al ribasso le attese su crescita industriale e domanda futura.
La seduta conferma un punto importante: in questa fase il mercato non sta comprando in modo lineare tutti i metalli preziosi. L’oro prova a rimbalzare perché beneficia del raffreddamento temporaneo del petrolio e del dollaro, l’argento segue con movimenti ancora più ampi, ma platino e palladio continuano a evidenziare una struttura più fragile. In altre parole, il fattore geopolitico da solo non basta a sostenere tutto il comparto: ciò che conta davvero è l’impatto della crisi energetica su inflazione, tassi e crescita. Finché resterà questo equilibrio instabile, è probabile che le quotazioni continuino a muoversi con forti oscillazioni intraday.
Nelle prossime giornate i driver principali resteranno quattro: andamento del petrolio, forza del dollaro, rendimenti obbligazionari e sviluppi geopolitici in Medio Oriente. Se il greggio dovesse continuare a raffreddarsi, l’oro potrebbe consolidare il recupero e trascinare con sé parte del comparto. Se invece dovessero riaccendersi i timori di shock energetico e inflazione, il rischio sarebbe quello di nuove vendite, soprattutto sui metalli più fragili come platino e palladio.