Le 4 migliori azioni sul Ftse Mib da tenere d’occhio a marzo

Si prospetta un mese ricco di appuntamenti sul Ftse Mib, che dà il via al mese di marzo con rialzi che lo riportano sopra i 23.000 punti. Focus su Atlantia, Leonardo, Telecom ed Eni

Con il Ftse Mib che dà il via al mese di marzo su di giri e promette di mantenere i rialzi con cui ha iniziato il nuovo anno, si prospetta una primavera carica di possibilità anche per alcune delle principali aziende quotate sul listino milanese.

Ftse Mib: gli appuntamenti di marzo

Piazza Affari ha chiuso il mese di febbraio in rialzo del 5,9%. A fare da protagonista nelle ultime quattro settimane in realtà sono stati soprattutto gli avvenimenti politici, con la creazione di un esecutivo a guida di Mario Draghi in grado, con il solo nome, di provocare un drastico calo dello spread – che tuttora viaggia intorno quota 100 punti.

Il recuperato ottimismo degli investitori ha ravvivato le quotazioni nei principali settori del Ftse Mib. Se sarà destinato a durare, è ancora presto per dirlo: l’andamento del mercato azionario anche nel 2021 continuerà ad essere strettamente legato a quello della pandemia di covid-19 e, per quanto la campagna di vaccinazione stia proseguendo (per metà marzo potrebbe arrivare l’ok dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, per il vaccino Johnson&Johnson, l’unico finora monodose), il rischio varianti continua a preoccupare.

D’altra parte, marzo porta con sé anche una serie di appuntamenti che per alcune aziende potrebbero provocare una certa volatilità. Di seguito esamineremo sette appuntamenti tra i principali da segnare sul calendario e quali conseguenze potrebbero derivarne.

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Atlantia e il dossier Aspi

Nelle prossime settimane non si spegneranno i riflettori dalla vicenda della concessione autostradale di Autostrade per l’Italia, attualmente in mano alla holding Atlantia ma oggetto di un’offerta (lungamente attesa) da parte dello stato italiano.

Il governo ha presentato tramite Cassa depositi e prestiti (in cordata con i fondi Blackstone e Macquarie) la propria proposta proprio lo scorso 24 febbraio: 9 miliardi di euro per l’intera Aspi. La holding dei Benetton ne tiene poco più dell’88% - si passerebbe dunque a un’offerta massima di circa 8 miliardi.

Febbraio si è concluso per Atlantia con un cda alla fine del quale il board esecutivo è stato chiaro: l’offerta è al di sotto delle attese. Gli advisor dei Benetton si aspettavano non meno di 11-12 miliardi. D’altra parte, nella nota il cda ha comunque dichiarato di aver “dato mandato al presidente e ad affinché, con l'ausilio degli advisor incaricati, verifichino la possibilità di introdurre i necessari sostanziali miglioramenti dell'offerta del consorzio ed ha determinato, quindi, di riconvocarsi per assumere le proprie valutazioni dandone, naturalmente, tempestiva comunicazione al mercato”.

Occhi aperti dunque in attesa della prossima puntata sul dossier autostrade. All’inizio di febbraio erano bastate anche solo le indiscrezioni su un’offerta in arrivo per far balzare il titolo Atlantia di quasi il 20% in pochi giorni e, dall’inizio del mese, le azioni Atlantia hanno guadagnato oltre il 22% - al momento le quotazioni si aggirano attorno ai 16 euro per azione.

  • Target price: 17,8 euro

  • Giudizio: hold

Leonardo e DRS

Si preannunciano settimane incandescenti anche per il titolo Leonardo. Proprio alla fine di febbraio Leonardo Drs, controllata del gruppo, ha infatti presentato alla Sec (Security Exchange Commission, l’autorità di vigilanza della Borsa di New York) una proposta di offerta pubblica iniziale di una quota di minoranza delle sue azioni ordinarie.

Ancora non è chiaro di quante azioni si stia parlando e quando avverrà l’Ipo, ma alcune indiscrezioni parlano della fine di marzo. Quel che si sa è che le azioni oggetto dell’offerta saranno collocate sul NYSE da Leonardo Us Holding, società statunitense interamente controllata da Leonardo. Al termine dell’operazione, Leonardo Us Holding deterrà una quota di maggioranza nel capitale di Leonardo Drs. I programmi tuttora in essere tra il ramo oltreoceano di Leonardo e il Dipartimento di Difesa Usa saranno regolamentati da un nuovo accordo tra le due parti.

Il progetto, varato dal cda verso la fine del mese scorso, secondo indiscrezioni stampa trapelate dalla colonne di Repubblica prevede il collocamento di massimo il 25% delle azioni Leonardo, senza nessun aumento di capitale e il tutto per una valorizzazione attorno ai tre miliardi di euro.

La quotazione di Drs non dovrebbe significare eccessivi cambiamenti in termini di govenrance; d’altra parte, Drs era già quotata su Wall Street, salvo poi esser stata delistata all’indomani dell’acquisizione da parte di Leonardo, nel 2008 (che al tempo la pagò circa 5,8 miliardi di dollari).

Cosa ne pensano gli analisti?

Da quanto anche fonti ufficiali hanno iniziato a parlare di un ritorno su Wall Street, nella seconda metà di febbraio, il titolo Leonardo è balzato del 12,78%, con le azioni che all’inizio di marzo quotano a 6,86 euro l’una. I giudizi più aggiornati dei broker risalgono alla seconda metà di febbraio (banca Akros il 18 febbraio, Kepler Cheuvreux il 12, Deutsche Bank l’11).

  • Target price: 9 euro

  • Giudizio: Buy

Telecom

Dati finanziari del 2020 oltre ogni aspettativa (7,2 miliardi di utile netto in tutto l’anno grazie a maggiori benefici fiscali ottenuti durante l’anno per 5,9 miliardi, e 15,8 miliardi di ricavi, solo in leggero calo rispetto all’anno precedente quando erano ammontati a 17,9 miliardi), solo la settimana scorsa hanno fatto valere alle azioni Telecom Italia un balzo in avanti sul Ftse Mib di circa il 9,5%.

Dopo aver archiviato il 2020 con risultati ben positivi, Telecom Italia ha inoltre aggiornato il proprio piano strategico 2021-23. Oltre ai nuovi target finanziari, l’attenzione si concentra soprattutto sui prossimi appuntamenti per la creazione della rete unica nazionale a banda ultralarga, di cui Tim è tra gli attori principali.

Marzo sarà il mese del rinnovo del cda per Telecom Italia: l’assemblea è in programma per il 31 del mese. L’ultimo cda ha approvato una rosa di 10 nomi in entrata nel nuovo board esecutivo. Alla conferma dell’attuale amministratore delegato, Luigi Gubitosi, si affianca il probabile ingresso di quattro nuovi consiglieri “con background diversificato”, come si legge in una nota rilasciata da Tim, tra cui anche componenti di Cassa depositi e prestiti – che già partecipa al capitale della società con il 9,8%.

Un nuovo passo verso l’approvazione del progetto di rete unica? Tim è attualmente al lavoro per unire la propria rete a quella di Open Fiber: “la due diligence ha mostrato che la fusione delle due reti può generare sinergie significative", ha detto Gubitosi in occasione della presentazione degli ultimi risultati trimestrali. “Ci sono enormi sinergie che possono essere create ma sono sensibili al tempo. Prima si fa meglio è”, continua l’ad.

Il risultato della fusione, secondo il progetto elaborato dal governo Conte, dovrebbe risultare nella creazione di una società unica della rete che combinerà gli asset infrastrutturali di Telecom con quelli di Open Fiber. Nulla esclude che il nuovo governo Draghi possa imprimere una sterzata al progetto – Cdp è azionista al 50% di Open Fiber, di fianco a Enel, ed è anche tra i principali soci di Tim.

  • Target price: 0,55

  • Giudizio: Overweight

Eni e il comparto petrolifero

Marzo si apre con la riunione dell’Opec+, l’organizzazione dei principali paesi esportatori di petrolio al mondo (e dei loro alleati, tra cui la Russia), che si incontreranno tra il 4 e il 5 del mese.

Torna dunque a salire l’attenzione sul prezzo del barile e, di conseguenza, salgono le aspettative per una rinnovata volatilità sulle aziende petrolifere quotate sul Ftse Mib. A un trimestrale ben al di sotto delle aspettative, Eni ha affiancato l’annuncio del nuovo piano strategico al 2024. Oltre al miglioramento della remunerazione per gli azionisti (previsto un dividend floor di 0,36 euro per azione con un prezzo del Brent di 43 dollari al barile, inferiore di 2 dollari rispetto al precedente, per poi aumentare con una percentuale crescente tra 30 e 45% del free cash flow incrementale generato da uno scenario compreso tra i 43 e i 65 dollari), Eni prevede per il 2021 una produzione a circa 1,7 milioni di barili di petrolio equivalente/giorno.

Dopo un 2020 da dimenticare, dunque, si prevedono rialzi nel comparto petrolifero. Tutto dipenderà dall’andamento del prezzo del barile; a sua volta, il prezzo del barile dipenderà dalle decisioni interne dell’Opec+, nello specifico dalla strategia dei tagli alla produzione.

Occhi puntati dunque sul prezzo del petrolio – e sul titolo Eni – soprattutto a metà della settimana. Da una parte infatti l’Arabia Saudita vorrebbe mantenere la produzione ai livelli correnti (che prevedono un calo complessivo di circa 7 milioni di barili al giorno, di fatto 8, considerando i tagli aggiuntivi implementati da Riad), mentre la Russia preme per un allentamento.

  • Target price: 9,10

  • Giudizio: neutral

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