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Non solo tassi: il rafforzamento del dollaro è sostenuto da rischio geopolitico e vantaggio energetico USA. Ecco cosa aspettarsi per EUR/USD
La recente ripresa del dollaro appare sostenuta da fondamentali e non come una semplice fiammata tecnica. Il differenziale dei tassi, pur restando un elemento di supporto, non basta da solo a spiegare il cambio di direzione osservato nelle ultime settimane.
Il vero catalizzatore è stato il ritorno del rischio geopolitico, in particolare in Medio Oriente, che ha riattivato il ruolo del dollaro come principale bene rifugio globale. A questo si aggiunge un secondo fattore chiave: gli Stati Uniti oggi sono esportatori netti di energia.
In un contesto di prezzi elevati di petrolio e gas, questo rappresenta un vantaggio competitivo rilevante rispetto a Europa e Asia, che restano fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche. Il risultato è un rafforzamento strutturale della valuta americana in uno scenario di stress sui mercati energetici.
Nel medio-lungo periodo, la traiettoria del dollaro dipenderà soprattutto dall’evoluzione del contesto geopolitico e dal ciclo delle materie prime energetiche.
Se le tensioni internazionali dovessero rimanere elevate e i prezzi di petrolio e gas stabilizzarsi su livelli significativamente più alti, il dollaro potrebbe mantenere una forza strutturale superiore alle attese, continuando a beneficiare sia della domanda di asset rifugio sia del miglioramento della posizione energetica degli Stati Uniti.
Al contrario, un forte allentamento delle tensioni e una discesa delle commodity energetiche ridurrebbero questi vantaggi, riportando il focus del mercato sulle politiche monetarie. In questo scenario, eventuali tagli dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbero favorire un graduale indebolimento del dollaro, soprattutto nella seconda parte dell’anno.
Per il cambio euro/dollaro, il quadro fondamentale e tecnico resta nel breve termine a favore del dollaro. L’Europa continua a essere più esposta agli shock energetici e a una crescita economica più fragile, elementi che mantengono il cross sotto pressione.
Dal punto di vista tecnico, l’eventuale cedimento del supporto a 1,14 potrebbe creare i presupposti per la realizzazione di un nuovo segmento ribassista con obiettivi in area 1,12.
Nel medio-lungo periodo, le prospettive dipenderanno in larga parte dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Crediamo che il cambio EUR/USD possa restare fortemente dipendente da variabili esogene come energia e geopolitica, con una dinamica più volatile e meno direzionale rispetto al passato recente.
Uno scenario di forte deterioramento della situazione in Iran, con prezzi energetici alle stelle (petrolio sopra $150 e gas oltre €100/MWh), potrebbe spingere il cambio ben al di sotto di 1,10.
Discorso opposto in caso di raffreddamento del rischio geopolitico e normalizzazione dei prezzi energetici: in questo contesto, l’euro potrebbe recuperare terreno, con il cambio EUR/USD potenzialmente in risalita oltre area 1,18.
Le quotazioni di EUR/USD stanno esercitando pressioni sul supporto di brevissimo periodo situato a 1,1443. L’eventuale cedimento di questo livello potrebbe gettare le basi per un’estensione della fase correttiva in direzione di 1,1412, minimo del 13 marzo e 1,1350.
Segnali contrari arriverebbero invece solo con il ritorno sopra 1,1548, massimo di venerdì 27 marzo. Il superamento di questa resistenza potrebbe infatti favorire un nuovo allungo verso la soglia psicologica di 1,16.
Rialzista (alternativo):
sopra 1,1548 → possibile estensione del recupero verso 1,16.
Ribassista (principale):
sotto 1,1443 → ripresa della pressione ribassista verso 1,1412 e 1,1350.
Il quadro tecnico di breve su EUR/USD appare indebolito, con il cambio che sta testando un supporto chiave a 1,1443. La rottura di questo livello potrebbe aprire spazio a una discesa verso 1,1412. Solo il recupero sopra 1,1548 migliorerebbe l’impostazione di brevissimo, riaprendo margini per un ritorno in area 1,16.