Dollaro forte, euro fiacco tra dati e politica. EUR/USD sotto 1,13

in calo, $ in apprezzamento. Sulla moneta unica pesano i rischi degli Stati membri: l’Italia con la Manovra di bilancio e un debito in crescita; la Francia, dopo gli aumenti al salario minimo ai gilet gialli, col crollo dell’attività economica (PMI); la Germania, col calo dell crescita. A latere, l’incognita della Brexit.

EUR/USD
Fonte Bloomberg

Cala l’euro, sale il dollaro, nel giorno dopo il meeting della Banca centrale europea e in attesa che ad esprimersi sia la Federal Reserve. Nella giornata di ieri, il Governatore Bce, Mario Draghi, ha confermato livelli dei tassi a zero e un termine del piano di quantitative easing europeo a fine 2018. Lo stesso, ribadendo che il reinvestimento delle poste in scadenza continuerà oltre il giorno del rialzo del costo del denaro (non prima dell’estate 2019), ha rivisto leggermente le stime di Pil ed inflazione, a fronte di un rallentamento della crescita divenuto ormai preoccupante realtà.

Euro sotto pressione: pesano Francia, Italia e Germania

Sulla moneta unica pesano i rischi che fanno capo ai singoli Stati membri: l’Italia è impegnata a far fronte alle richieste d’Europa sulla Manovra di bilancio, gravata da una crescita mensile del debito tricolore da 3,2 miliardi (pari ad un aumento medio di 100 milioni al giorno); la Francia, dopo aver disposto aumenti al salario minimo per placare l’ira dei gilet gialli, si trova oggi a fare i conti col il crollo dell’attività economia (l’indice PMI composito è sceso al di sotto dei 50, a 49,3 da 54,2 a novembre); la Germania, locomotrice d’Europa, ha anch’essa registrato dati in calo sul fronte crescita, convalidato da una revisione dell’outlook in calo da parte della Bundesbank. A latere, l’incognita della Brexit e gli effetti ch’essa avrà su costrutto europeo nel suo insieme.

Forza del dollaro in attesa del meeting Fed

Parallelamente ad un euro fiacco, v'è un biglietto verde in progressiva fase di apprezzamento: l’indice del dollaro (Dollar Index) raffrontato al paniere delle principali valute guadagna infatti oggi lo 0,6%. Riguardo al meeting di prossima settimana e alle decisioni che il comitato esecutivo della Fed renderà note mercoledì prossimo, sui mercati c'è parecchio disaccordo: mentre la probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre (il quarto del 2018) è scesa da un precedente livello oltre l’80% alle attuali stime in area 75%, le aspettative per il 2019 si muovono tra uno e tre rialzi.

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"Complice di tutto ciò, il cambio euro/dollaro è tornato al test dei bottom di fine novembre, in area 1,1270" commenta il nostro strategist, Vincenzo Longo, aggiungendo come questo livello possa fornire nel breve un supporto. "Il mercato sta facendo le sue scommesse su una Fed dai toni poco accomodanti e questo potrebbe alimentare nuove discese sul cambio entro metà della prossima settimana. Non saremmo stupiti nel vedere il cambio a 1,1150 nel breve periodo", conclude Longo.

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