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FED Preview: cosa farà Powell

Oggi la FED decide su tassi e QE. Scontata la conferma della politica monetaria attuale “troppo presto” per cambiare strategia. Mercati obbligazionari in probabile tensione.

Crediamo che il risultato della riunione del FOMC (Federal Open Market Committee) sia abbastanza scontato. Riteniamo che il presidente della FED, Jerome Powell, confermerà di non volere cambiare la politica monetaria: tassi invariati e programma di QE confermato all’acquisto di 120 miliardi di dollari di titoli governativi (80 miliardi di dollari in Treasuries e 40 miliardi di dollari in Mortgage Backed Securities) al mese. Il motto di Powell sarà: è ancora troppo presto per cambiare politica monetaria perché gli obiettivi del nostro mandato (piena occupazione e inflazione media al 2%) sono troppo lontani.

Quindi, nonostante le pressioni sul mercato obbligazionario (sell-off di titoli governativi a lunga scadenza e rendimenti nominali dei bond a medio/lungo termine in forte rialzo) pensiamo che Jerome Powell possa mantenere ancora una volta alla stance “wait and see” come aveva anche affermato nel recente summit organizzato da Wall Street Journal. Il numero uno della banca centrale statunitense aveva ribadito che l’economia USA è ancora molto lontana dalla piena occupazione e anche il tasso d’inflazione non è vicino all’obiettivo medio del 2%.

Quali elementi possono portare volatilità sui mercati?

Nonostante non ci saranno cambi nella politica monetaria crediamo che esistano dei fattori molto interessanti.

Le stime economiche
Ci aspettiamo una marcata revisione al rialzo delle previsioni sul PIL rispetto al report pubblicato dagli esperti della FED il 16 dicembre 2020. La crescita del PIL grazie al piano di aiuti da 1900 miliardi di dollari potrebbe arrivare fino a un +6% nel 2021 e un +3,5% nel 2022 (precedenti stime +4,2% nel 2021 e +3,2% nel 2022). Lieve variazione al ribasso per la disoccupazione. L’inflazione potrebbe, invece, essere confermata con le previsioni precedenti (1,8% nel 2021 e 1,9% nel 2022), lasciando intendere, come esplicitato più volte negli ultimi mesi, come le recenti pressioni al rialzo sui prezzi al consumo siano considerate solamente temporanee (incremento dei prezzi energetici).

Il grafico a puntini
Altro elemento molto interessante nella riunione di oggi è il grafico dot plots. Nel precedente grafico un unico partecipante del FOMC su 17 prevedeva un rialzo dei tassi nel 2022, e 5 su 17 si aspettavano un incremento del costo del denaro nel 2023. I restanti membri si mostravano convinti di un livello dei tassi d'interesse vicino allo 0 fino al 2023. Riteniamo che questo grafico possa essere rivisto notevolmente sulla scia del miglioramento delle condizioni economiche e sulle attese di un forte ritorno alla crescita. Riteniamo possibile che almeno altri 4 partecipanti possano modificare le loro aspettative su un aumento dei tassi nel 2023, portando il valore mediano al di sopra dei livelli attuali.

Cosa risponderà Powell alle domande sulle pressioni inflazionistiche e sull'aumento degli yields?
L’aspetto più interessante sarà durante la conferenza stampa. Jerome Powell dovrà affrontare i giornalisti che chiederanno al governatore quali sono le sue intenzioni per allentare le tensioni sul mercato obbligazionario e diminuire le pressioni al rialzo sui rendimenti nominali dei Treasuries. Crediamo che Powell cercherà ancora di ripetere le stesse espressioni già affermate al summit del WSJ su una economia ancora lontana dalla piena occupazione e con una inflazione non vicina all’obiettivo medio del 2%. Riteniamo che Powell non parlerà di controllo della curva dei rendimenti (YCC) o di Operation Twist. Un Powell troppo criptico che non si impegna a intervenire potrebbe portare molte tensioni sui mercati obbligazionari con un rendimento del decennale che potrebbe toccare quota 1,75% nel corso delle prossime settimane.

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