Cosa vuol dire ‘minare’ bitcoin?

‘Minare’ bitcoin è un processo fondamentale al fine del corretto funzionamento della blockchain. Ma i "minatori" (o miners) stanno fronteggiando un calo dei guadagni e costi più elevati, mentre la concorrenza continua ad aumentare.

Bitcoin
Fonte: Bloomberg

L’attività mineraria, tradizionalmente, riguardava l’attività di estrazione dell’oro e di altri metalli dal terreno; tuttavia, oggi abbiamo un nuovo tipo di attività mineraria, che prevede la ricerca di un “tesoro” decisamente diverso.

I minatori di Bitcoin, che utilizzano computer hi-tech al posto di badili e picconi, sono di vitale importanza per il funzionamento della piattaforma di criptovalute: effettuano tutte le operazioni di calcolo legate alla blockchain verificano le migliaia di transazioni effettuate ogni giorno dagli utenti, si prendono cura della tutela della rete contro eventuali attacchi degli hacker, tracciano le attività di trading e si occupano anche della creazione di nuove valute da immettere sul mercato.

Scopri di più sul bitcoin e sul suo funzionamento.

Il bitcoin mining è stato creato soltanto dieci anni fa e, partendo da una base lavorativa part time, si è evoluto fino a diventare oggi un’industria hi-tech di alto livello.

Anche se in molti sono a conoscenza del fatto che la decentralizzazione e la blockchain sono alla base dei bitcoin, le modalità di funzionamento del registro pubblico vengono spesso ignorate, poiché erroneamente si pensa che sia un’autorità centrale o un singolo individuo a gestire l’intero sistema. Nei paragrafi successivi, scopriremo che cos’è il 'bitcoin mining’ e qual è il suo funzionamento.

Che cosa significa 'minare' bitcoin?

Il ‘bitcoin mining’ è il processo che assicura il funzionamento corretto dei bitcoin ed è l’unico metodo per immettere nuova valuta sul mercato. I miner sono persone fisiche o società che garantiscono la precisione, la potenza dei calcoli e l’operatività della blockchain, tecnologia sulla quale le criptovalute si sviluppano. I server decentralizzati gestiscono tutte le operazioni della piattaforma di criptovalute e hanno la possibilità di "estrarre" i bitcoin appena creati.

Grazie alla rapida evoluzione di internet degli ultimi decenni, i dubbi sullo sviluppo di un sistema di reti decentralizzate capace di operare su scala globale, era imperniato su tre grandi interrogativi. Punto primo: senza un ente centrale, chi registra (sostenendo le relative spese di registrazione), tutte le operazioni? Punto secondo: chi si occupa di controllare la gestione dei dati da parte dei miner? Punto terzo: quali sono gli incentivi per chi svolge l’attività di mining?

Satoshi Nakamoto, fondatore dei bitcoin, ha dato una risposta a tutte e tre le domande. Abbiamo due livelli di miner. Nel primo, abbiamo dei miner che, tramite i loro computer, gestiscono il funzionamento della blockchain e verificano le transazioni effettuate dagli utenti. Nel secondo, i server gestiti da altri miner si occupano di controllare il lavoro svolto per garantire la correttezza dei dati immessi - se i dati forniti dai miner di primo livello non corrispondono a quelli dei miner di secondo livello, bisogna verificare di nuovo le procedure. Il compenso per i miner è calcolato sulle commissioni di ogni operazione e, in base alla disponibilità di valuta sul mercato, i miners hanno la possibilità di aggiudicarsi i nuovi bitcoin che il sistema emette ogni 10 minuti.

L’uso dei miner per gestire la blockchain ha risolto molti dei problemi che avevano causato il fallimento delle piattaforme precedenti. I vantaggi sono: la decentralizzazione, il registro non è gestito da un ente centrale ed è pubblico, quindi gli utenti possono accedere e verificare i dati immessi; il sistema remunerativo dal momento che i miner guadagnano con le commissioni sulle operazioni mettendo a disposizione il loro hardware e il consumo energetico per gestire la blockchain e inoltre ricevono come premio i nuovi bitcoin emessi sul mercato; infine la protezione dagli hacker perché i server che registrano i dati, situati in tutte le parti del mondo, rende il sistema quasi impenetrabile ed è pressoché impossibile, per i pirati informatici, appropriarsi di più del 50% della rete per poter assumere il controllo della piattaforma.

Minare bitcoin: come funziona?

Il bitcoin mining si sviluppa su dei sistemi informatici creati ad hoc, che eseguono ininterrottamente operazioni sul software della piattaforma. Questi sistemi sono stati configurati per lo stesso motivo: minare i bitcoin. Il processo di mining richiede l’aggiornamento dei dati sul registro pubblico e verifica il lavoro svolto dagli altri miner nella gestione della blockchain. Ogni bitcoin emesso è stato creato tramite il mining, vale a dire che ogni bitcoin è di proprietà di uno specifico miner, fino a quando e se decide di venderlo.

Ogni transazione di bitcoin entra in rete con lo status "in sospeso" o "non confermata"; in questa maniera si crea un flusso costante di richieste, che devono essere prima esaminate dai miner affinché la transazione possa essere validata. Il principio di base è quello di una banca tradizionale che incassa un pagamento effettuato con una carta di credito o debito. Le transazioni contengono tutte le informazioni necessarie alla verifica dei dati, come gli indirizzi delle controparti, la data dell’operazione, il codice della transazione, il numero di riferimento, ecc.

Bitcoin mining e hash

I miner (definiti anche nodi di mining) iniziano automaticamente a raccogliere informazioni. Prima di tutto, registrano tutte i dati della transazione in un hash: una stringa alfanumerica composta da 64 caratteri. Questo consente di creare file compressi, di dimensioni contenute, al cui interno abbiamo un grande quantitativo di informazioni, e di crittografare i dati all’interno dell’hash. Terminato il processo di creazione, le informazioni contenute non possono essere modificate e i miner vengono allertati qualora qualcuno cercasse di stravolgere le impostazioni dell’hash.

Un altro importante aspetto da considerare è che la blockchain raccoglie i dati cronologicamente e il software di mining registra le informazioni partendo dalle transazioni più recenti. Ogni volta che una transazione viene codificata in un hash, quest’ultimo viene combinato con le informazioni di un’altra transazione, che saranno incluse all’interno di un nuovo hash. I dati delle transazioni vengono mano a mano aggiunte all’interno di un unico hash, fino a formare un blocco di dati. I blocchi, successivamente, si “incastrano” l’uno con l’altro, realizzando una catena di transazioni (da cui deriva il nome blockchain).

Bitcoin mining and nonce

Durante il processo di hashing, i miner fanno a gara per chiudere il blocco dati prima degli altri, affinché sia pronto per essere inserito nella catena e quindi ricevere i bitcoin estratti come premio. La chiusura di blocchi è un’attività basata più sull’istinto rispetto alle reali abilità dei miner. Questi, infatti, cercano di individuare l’hash del blocco legato al protocollo di autenticazione bitcoin, immettendo numeri casuali (definite nonce), nella speranza di trovare il match esatto.

La natura casuale del nonce non dà la possibilità ai miner di seguire regole specifiche per individuare l’hash, chiudere un blocco dati e quindi incassare nuovi bitcoin: è solo questione di fortuna. I miner possono, tuttavia, massimizzare le loro possibilità: maggiore è la potenza di calcolo dei loro computer, maggiore è il numero di query di ricerca che possono immettere. È come giocare alla lotteria: si possono acquistare più biglietti per aumentare le proprie possibilità di vincita, ma senza alcuna garanzia di successo, a prescindere dal numero di biglietti acquistati.

Quando un miner chiude un blocco, crea un codice numerico, sequenzialmente successivo all’ultimo blocco aggiunto alla blockchain, legato matematicamente agli altri blocchi di transazioni della catena, che sono già stati confermati e verificati dalla rete basata sul consenso.

Quando il nuovo blocco viene aggiunto alla blockchain, deve essere confermato dagli altri miner. Il miner che ha chiuso il blocco deve passare al vaglio la sua proof-of-work (PoW), verificata da altri miner, per accertare che tutte le informazioni siano corrette. In seguito, i miner verificano che le informazioni fornite corrispondano all’hash del blocco di dati, per legittimarne o meno la creazione. Il modello, basato sul consenso gestito dai miner, è ciò che impedisce ai truffatori di manomettere le operazioni precedenti o nuove, oltre a impedire che le persone utilizzino due volte la stessa moneta (bitcoin che sono già stati spesi e di cui non si dispone più), poiché all’interno della blockchain è possibile verificare se i bitcoin sono già stati spesi o meno.

I miner agiscono anche come revisori del lavoro altrui, per garantire che tutti i minatori della piattaforma rispettino le regole.

Perché si “estraggono” bitcoin?

Il miner che completa la proof-of-work e aggiunge il blocco dati alla blockchain viene doppiamente ricompensato: riceve i nuovi bitcoin rilasciati dal protocollo e le commissioni sulle transazioni correlate.

Il protocollo bitcoin determina la velocità e il volume in base ai quali l’offerta di bitcoin viene emessa nel mercato. I bitcoin vengono emessi ogni dieci minuti circa, ai miner che hanno ottenuto i risultati previsti, ma l’algoritmo che controlla il processo non calcola i tempi di emissione. È invece configurato per calcolare quanto tempo impiegano i miner per chiudere un nuovo blocco, affinché si mantenga il flusso produttivo dell’offerta con velocità costante. Ciò significa che la velocità con la quale vengono emessi i bitcoin non subisce alcun impatto, sia quando il numero di miner aumenta, sia quando viene applicata una maggiore potenza di calcolo. I profitti restano invariati a prescindere dal numero dei miner, così come l’emissione dei nuovi bitcoin, che resta invariata a prescindere dalla potenza di calcolo dei computer. Ciò che cambia è la ripartizione dei nuovi bitcoin ai minatori che sono riusciti ad aggiudicarseli.

L’emissione di nuovi bitcoin si dimezza all’incirca ogni quattro anni (tecnicamente, ogni 210.000 blocchi). Quando Satoshi eseguì per la prima volta il mining dei bitcoin nel 2009 la ricompensa è stata di 50 bitcoin, cifra scesa a 12,5 bitcoin nel 2012, fino a raggiungere il livello attuale nel 2016. Il taglio successivo a 6,25 bitcoin avverrà nel 2020, con i miner che sperano che i volumi più bassi verranno compensati da prezzi più alti.

La cifra massima di bitcoin emessi era e resta di 21 milioni e la maggior parte sarà già stata minata (il bitcoin numero 17.000.000 è stato emesso ad aprile 2018). In base alla velocità di rilascio attuale, si prevede che l’ultimo bitcoin non verrà generato, forse, prima del 2140.

Ai miner vengono anche corrisposte le commissioni sulle operazioni oltre ai nuovi bitcoin rilasciati. Le forti somme che i servizi di elaborazione dei pagamenti e le banche trattengono sui miliardi di operazioni che tutti quanti conduciamo ogni giorno viene spesso citato come uno dei motivi per cui i bitcoin e altre criptovalute sono necessari. Ma spesso si ritiene erroneamente che utilizzare i bitcoin non sia gratuito, anche se più economico rispetto a quanto offrono i sistemi finanziari tradizionali. I miner non devono addebitare le commissioni sulle operazioni e fino a non molto tempo fa spesso le applicavano unicamente a certi tipi di operazioni, specie quelle particolarmente grandi o piccole, ma il reddito da commissioni sulle operazioni è aumentato a dismisura e l’affidamento che i miner fanno su questo flusso di entrate può solo aumentare.

Minare bitcoin conviene?

È impossibile stabilire se il bitcoin mining sia realmente redditizio: ci sono troppe variabili. Il costo dell’hardware e l’energia necessaria per alimentarlo variano sensibilmente nelle diverse parti del mondo e il rendimento dei minatori dipende dalla loro capacità di competere con un numero crescente di concorrenti, che si contendono gli stessi profitti.

Un miner di bitcoin ha le stesse probabilità di aggiudicarsi nuovi bitcoin e le commissioni di un cercatore d’oro che scava per trovare una pepita, le cui possibilità si riducono nel momento in cui altre persone iniziano a scavare nello stesso territorio e quindi aumenta la concorrenza sul mercato. Non esiste un deposito di bitcoin e i miner si contendono lo stesso “tesoro”.Un miner di bitcoin ha le stesse probabilità di aggiudicarsi nuovi bitcoin e le commissioni di un cercatore d’oro che scava per trovare una pepita, le cui possibilità si riducono nel momento in cui altre persone iniziano a scavare nello stesso territorio e quindi aumenta la concorrenza sul mercato. Non esiste un deposito di bitcoin e i miner si contendono lo stesso “tesoro”.

Pur non garantendo sicurezza di ottenere profitti, ci sono alcuni aspetti certi che dobbiamo considerare. Il primo è che nei primi anni la maggior parte dei miner di bitcoin ha ottenuto profitti. La seconda è che, nonostante sia aumentata la concorrenza, se i miner continuano nella loro attività di “ricerca”, significa che ci sono motivi validi per continuare a ‘minare’ criptovalute. Il terzo aspetto è, logicamente, legato al fatto che l’attività è meno profittevole rispetto al passato ed è più difficile stare al passo con la concorrenza per chiudere un blocco.

Secondo blockchain.com, il livello di difficoltà per trovare un nuovo blocco (misurato dalla potenza di hashing distribuita dai miner) è aumentato esponenzialmente nel 2018, a dimostrazione dell’incremento della concorrenza.

Source: blockchain.com

Difficoltà del bitcoin mining

Bitcoin mining difficulty chart
Source: blockchain.com

Altri dati mostrano che il tasso di hash (la quantità di hash inviati dai miner al secondo), è aumentato di 12 volte dalla fine del 2017.

La variabile più importante nella determinazione della redditività dell’estrazione è il prezzo dei bitcoin. Alla vertiginosa cifra di 19.000 dollari della fine dello scorso anno, la ricompensa di 12,5 bitcoin avrebbe un valore vicino ai 240.000 dollari. Oggi, al prezzo attuale dei bitcoin di 6270 dollari, gli stessi 12,5 bitcoin valgono intorno ai 78.400 dollari. Gli importi disponibili ora, benché siano più bassi rispetto a meno di un anno fa, non sono certo da disprezzare, ma i costi legati all’acquisto di computer sempre più potenti e il consumo energetico crescente, uniti alla concorrenza in aumento, significano che i sistemi informatici dedicati possono incontrare difficoltà anche con prezzi più alti.

Ricompense del bitcoin mining: dai nuovi bitcoin alle commissioni sulle transazioni

Mentre la quantità di nuovi bitcoin emessi scende, l’incentivo che induce i miner a continuare il lavoro e a mantenere la blockchain si concentrerà progressivamente sulle commissioni sulle transazioni disponibili, anziché restare legato al mining di nuovi bitcoin.

Il volume delle operazioni quotidiane di bitcoin ha raggiunto circa 490.000 dollari, raggiungendo il picco massimo alla fine del 2017, ma le statistiche più recenti mostrano che i volumi giornalieri variano attualmente tra 200.000 e 260.000 dollari. I prezzi soffrono della pesante volatilità, nota nel mercato del bitcoin e delle criptovalute in generale: un calo del 25% del valore in un giorno è piuttosto comune.

Source: blockchain.com

Transazioni bitcoin confermate

Confirmed bitcoin transactions chart
Source: blockchain.com

Il numero delle transazioni confermate è importante per capire quanto i miner possono arrivare a guadagnare con le commissioni su ogni operazione. Le commissioni sono diminuite assieme al calo dei volumi. Quando i prezzi erano alti, i miner di bitcoin guadagnavano complessivamente fino a 1500 bitcoin al giorno, ma questo valore è oggi notevolmente inferiore. I miner hanno incassato meno di 30 bitcoin al giorno in commissioni dalle transazioni a fine di giugno 2018.

Source: blockchain.com

Bitcoin mining: quali sono gli strumenti più utilizzati?

Il bitcoin mining, inzialmente, si effettuava utilizzando comuni PC (CPU) e anche se tutti possono scaricare il software e minare bitcoin, i computer standard sono improduttivi rispetto a chi vanta sistemi operativi con potenza di calcolo maggiore.

Il primo miglioramento si è avuto quando i miner hanno scoperto che potevano utilizzare le schede grafiche (GPU) per fare mining. Le GPU offrivano una potenza di calcolo maggiore delle CPU e quindi i miner avevano maggiori possibilità di chiudere nuovi blocchi e di realizzare profitti. Dopo questa scoperta, la maggior parte dei miner ha iniziato a utilizzare le GPU, dando il via a quella che è stata definita la "guerra senza hash", ancora in corso oggi, mentre i miner continuano ad aggiornare e a migliorare la versione delle GPU, allo scopo di massimizzare le loro possibilità, in un mercato diventato sempre più competitivo.

La competitività ha trasformato il bitcoin mining da passatempo domestico a un’attività industriale. Le GPU sono state sostituite da hardware su misura, progettate per eseguire esclusivamente il mining. Questi application specific integrated circuit (ASIC) hanno iniziato ad acquisire popolarità nel momento in cui i produttori hardware, originariamente in Asia, hanno iniziato a introdurre nuove apparecchiature progettate specificamente per i miner, prima che diventasse praticamente impossibile eseguire il mining stando al passo con la concorrenza senza utilizzare i circuiti integrati ASIC.

Se la tecnologia diventa sempre più sofisticata, lo stesso accade alle persone che la usano. L’hi-tech diventa sempre più costoso, sempre più aziende la adottano, potendo contare sulla disponibilità finanziaria necessaria ad acquistare apparecchiature a sufficienza per immagazzinare una mole notevole di dati e riempire i data center. La quantità di bitcoin che ogni miner guadagna è quasi proporzionale al livello di potenza di calcolo con la quale contribuiscono ad alimentare la rete e, anche se gli appassionati di crittografia e gli amanti dei bitcoin sono quelli che si sono inizialmente dedicati a generare la criptovaluta (i cosiddetti "miliardari dei bitcoin", ambasciatori del marchio), oggi sono stati estromessi dalle nuove operazioni di mining, per via del consumo di energia troppo elevato.

La tecnologia è ancora in fase di sviluppo ed esistono alcuni ASIC sul mercato che sono già classificati come obsoleti. La rapida evoluzione tecnologica spinge in alto i costi del mining e fa emergere l’esigenza costante di aggiornamento per restare competitivi, e più queste operazioni crescono di dimensioni e di potenza (spesso si parla di "mining farm"), maggiore è il loro consumo energetico.

Per quanto riguarda il mining effettuato con la GPU, erano NVIDIA, che rappresentava il 70% del mercato, e Advanced Micro Devices (AMD) a dominare il mercato. Ma da quando l’industria delle criptovalute è passata agli ASIC, questo ha lasciato entrambe le aziende al palo perché nessuna delle due può offrire circuiti integrati ASIC.

Bitcoin mining con ASIC: Bitmain domina il mercato

L’azienda che è emersa come una forza dominante nel settore dell’hardware per il mining è l’azienda cinese Bitmain. Questo colosso ha presentato un’offerta pubblica iniziale (IPO) di svariati miliardi di dollari a Hong Kong all’inizio dell’anno e ha pubblicato un prospetto che ha rivelato che l’azienda ha realizzato oltre 2,5 miliardi di dollari di ricavi nel 2017, rispetto agli appena 277 milioni e 600.000 dollari dell’anno precedente. Le cifre sono ugualmente impressionanti e sono passate (al lordo d’imposta), da appena 137.800.000 dollari nel 2016 a 847.400.000 nel 2017.

Questo rapido progresso è proseguito nella prima metà del 2018, con ricavi di 2,85 miliardi di dollari e profitti al lordo d’imposta di 907.800.000 dollari, entrambi di gran lunga superiori alle cifre annue segnalate lo scorso anno. Bitmain ha venduto oltre 2,5 milioni di sistemi informatici nel primo semestre del 2018, più di quanti ne avesse venduti nei tre anni precedenti, ed è diventata il maggiore produttore di hardware per bitcoin mining al mondo, seguito da un’altra azienda cinese, Canaan, al secondo posto. Canaan, che produce circuiti integrati ASIC con il marchio Avalon, ha presentato un IPO a Hong Kong all’inizio dell’anno.

Bitcoin mining: mining pool e cloud mining

Non tutti sono in grado di permettersi la sofisticata apparecchiatura necessaria ad effettuare il bitcoin mining, ma questo ha aperto nuovi mercati e modelli che i miner possono seguire.

Man mano che le persone hanno visto scemare la loro competitività sul mercato, molti miner hanno deciso di unire le forze per creare un sistema di mining abbastanza ampio da sfidare i principali attori, noto come mining pool. Questa tipologia unisce la potenza di calcolo di molti sistemi informatici singoli per moltiplicare le possibilità di profitto, anche se spesso questo significa suddividere le stesse percentuali di profitto tra più persone. I mining pool richiedono anche una quota di iscrizione che riduce ulteriormente la redditività. Sono tuttavia un metodo efficace di mining per chi avrebbe altrimenti scarse probabilità di successo.

Il cloud mining è il secondo modello. Le persone o le aziende, anziché acquistare hardware costosi e ad elevato consumo energetico, possono noleggiare il sistema informatico di qualcun altro per raccogliere i profitti che la piattaforma accumula in quel periodo. Le aziende che noleggiano questi sistemi informatici hanno molti modi per guadagnare. Alcune addebitano delle tariffe mensili, altre fanno pagare in base al tasso di hash (la quantità di potenza di calcolo utilizzata) e altre ancora aggiungono altri oneri come le tariffe di manutenzione. Il cloud mining può rivelarsi complesso e costoso ma elimina la seccatura e i costi della configurazione e dell’esecuzione di un sistema informatico sviluppato individualmente.

Alternative al bitcoin mining

Esistono altri modi per guadagnare esposizione ai bitcoin oltre al mining. Il metodo più ovvio consiste nell’acquisto di bitcoin tramite il numero delle borse di criptovalute che guadagnano agendo da intermediari per facilitare le operazioni. Tuttavia, queste borse riportano il trading di nuovo sotto un controllo centralizzato ed espongono i trader a violazioni, furti e altri problemi che i bitcoin e le altre criptovalute sono stati progettati per evitare.

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È interessante notare che esistono molti modi per ottenere criptovalute (oltre all’acquisto e al mining) di quanto si possa pensare. Ad esempio, una delle maggiori borse di criptovalute, Coinbase, nel 2018 ha acquisito Earn.com, un servizio di "e-mail a pagamento", che consente agli utenti di “incassare” criptovalute rispondendo alle e-mail e completando delle attività specifiche. Questo metodo viene adottato dalle aziende per indurre le persone a compilare sondaggi o a valutare i loro prodotti in cambio di criptovaluta.

Alcune initial coin offering (ICO) – offerta al pubblico di nuove criptovalute, strategia simile all’offerta pubblica iniziale (IPO), che prevede la vendita di azioni al pubblico da parte di una società che entra in borsa, – offrono coin gratuiti a chi è disposto a coinvolgere un amico.

Alcuni servizi offrono criptovalute a chi in cambio guarda dei video, oppure in base al tempo in cui gli utenti utilizzano un nuovo social media, che ha al suo interno annunci pubblicitari. La blockchain, che è in continua evoluzione, continuerà a trovare nuove applicazioni e usi innovativi per sviluppare le piattaforme di criptovalute, come ad esempio Ethereum, che utilizza i contratti smart.

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Quale sarà il futuro del bitcoin mining?

“Al momento, il sistema di rilascio dei profitti garantisce che il registro pubblico dei bitcoin, la blockchain, sia aggiornato, mantenuto e preservato. Nei prossimi anni, con la riduzione dei bitcoin emessi, i miner verranno ricompensati con commissioni più modeste sulle transazioni effettuate dagli utenti” – Da “Cryptocurrency: The Future of Money?” di Paul Vigna e Michael J Casey.

Nuovi bitcoin continueranno ad essere emessi sicuramente fino al prossimo secolo, ma il loro contributo ai guadagni scenderà progressivamente con il passare del tempo, mentre le commissioni avranno sempre più importanza come fonte di guadagano per i miner. È in corso un dibattito molto acceso sul futuro del bitcoin mining - un argomento fondamentale, perché le piattaforme di criptovalute non possono andare avanti senza i miner che le potenziano e le gestiscono.

One belief is that the decline in new bitcoin being released will lower the appeal and lead to fewer miners maintaining the system, potentially to an inadequate level to keep bitcoin going.

Alcuni sostengono che la riduzione di emissione di nuovi bitcoin farà assottigliare il numero di miner che mantengono in vita le piattaforme, causando la chiusura delle stesse.

Altri invece sostengono la tesi che, per evitare il crollo delle piattaforme e della blockchain, ai miner dovranno essere garantite commissioni più laute, rendendo il sistema gestionale più dispendioso rispetto a quello attuale.

Un’altra corrente di pensiero sostiene che, grazie alla recente introduzione dei mining farm e dei data center, progettati per il mining dei bitcoin e per garantire il funzionamento della blockchain, si arriverà a una gestione con un’impronta fortemente centralizzata rispetto a quella attuale. Non sono da meno quelli che pensano che la riduzione costante di bitcoin, condurrà a prezzi più elevati e quindi un forte squilibrio rispetto alle criptovalute emesse. Un’ulteriore teoria che vale la pena menzionare risale al periodo della genesi dei bitcoin. Il portafoglio personale di Satoshi, rimasto sostanzialmente intatto sin dai primissimi giorni della criptovaluta, contiene circa un milione di bitcoin che alcuni pensano sia stato appositamente lasciato come deposito di riserva, al fine di iniettare un importo consistente di nuova valuta sul mercato, qualora dovesse essere necessario. L’impatto di questa eventuale, rischiosa operazione potrebbe avere un impatto enorme sul mercato: svendere un milione di bitcoin in un colpo solo potrebbe causare facilmente un crollo del mercato. Molti, però, affermano che il padre dei bitcoin non agirebbe mai come una banca centrale, emettendo nuova valuta per tentare di stravolgere gli equilibri del mercato.

Il futuro del bitcoin mining è tanto incerto ed entusiasmante quanto i bitcoin stessi. I miner hanno la possibilità di massimizzare le loro possibilità di profitto dotandosi dei migliori computer con potenze di calcolo maggiori, ma devono, in ultima analisi, affidarsi alla sorte e sperare che non volti loro le spalle, visto che i costi degli hardware e gestionali crescono, mentre i profitti disponibili diminuiscono e la concorrenza aumenta costantemente.

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