Oscillatore ROC price rate of change

Il Rate of Change (ROC) è un indicatore di Momentum che misura il cambiamento percentuale del prezzo nel periodo di riferimento. Viene calcolato confrontando il prezzo attuale con il prezzo di “n” periodi indietro. Con i valori così calcolati, viene generato un indicatore che fluttua al di sopra e al di sotto della linea dello zero, a seconda che assuma un valore positivo o negativo.

I parametri del Price Rate of Change sono i seguenti: 
Nm Periodi: Indica il numero di periodi da utilizzare per il calcolo del ROC
Percentuale o Unità: E’ il metodo utilizzato scelto tra le due opzioni. Consiglio di utilizzare il metodo percentuale.

La formula per il calcolo del ROC è la seguente:

Roc = ((P-Pn)/Pn)*100

dove 
P indica l'ultima chiusura; 
Pn indica la chiusura di n periodi indietro.

Il rapporto così ottenuto viene moltiplicato per 100 allo scopo di far fluttuare l’indicatore attorno alla linea dello zero.

Trattandosi di un indicatore di momentum i segnali che, secondo la visione classica, andrebbero considerati sono:

  • L’attraversamento della linea dello zero: si acquista quando l’indicatore supera dal basso in alto la linea dello zero e viceversa si vende quando l’indicatore la attraversa dall’alto verso il basso;
  • Le divergenze: secondo l’utilizzo classico delle divergenze tra indicatore e i prezzi
  • Le soglie di ipercomprato e ipervenduto: si utilizzano le soglie estreme dei valori dell’indicatore per identificare possibili aree di inversione dei prezzi

A mio avviso sia le divergenze che l’attraversamento della linea dello zero generano parecchi falsi segnali, soprattutto nel trading di breve termine, di conseguenza ne sconsiglio l’uso secondo lo schema classico.

Vediamo un esempio pratico:

Nel grafico di ENI su base giornaliera abbiamo evidenziato gli attraversamenti della linea dello zero da parte del ROC settato a 12 periodi.

Le linee verticali rosse e verdi indicano rispettivamente i segnali ribassisti e quelli rialzisti andati a buon fine ovvero, in altri termini, quelli che – se seguiti – avrebbero restituito un risultato positivo.

In alcuni casi si sarebbe trattato di ottime operazioni, in altri casi il segnale avrebbe restituito brevi trend.

Possiamo però vedere come siano presenti anche molti falsi segnali, rappresentati dalle linee verticali nere, ovvero casi nei quali all’attraversamento della linea dello zero da parte dell’indicatore non corrisponde una analoga svolta del trend sui prezzi.

V’è da aggiungere che anche in quei casi che abbiamo visto di segnali positivi resta poi il problema della gestione ottimale della posizione che non può certo essere basata su un segnale contrario dell’indicatore. In altri termini non possiamo utilizzare l’indicatore in ottica di stop e reverse, ovvero entrare al rialzo quando abbiamo l’attraversamento dal basso in alto della linea dello zero e uscire quando l’indicatore torna sotto lo zero perché andremmo a perdere buona parte dei guadagni e, nelle peggiori ipotesi, anche a subire perdite consistenti stante il notevole ritardo del ROC nel segnalare l’inversione di tendenza.

Per mitigare questo effetto di ritardo si potrebbe pensare di individuare una zona di ipercomprato / ipervenduto calcolata empiricamente sulla base delle indicazioni passate e chiudere la posizione aperta all’attraversamento dello zero da parte dell’indicatore (oppure stringere lo stop) non appena il prezzo raggiunge le fasce così determinate oppure ancora prima se l’indicatore riattraversa la linea dello zero prima di raggiungere il livello che abbiamo identificato nel modo che precede.

Rivediamo l’esempio su ENI per comprendere meglio il concetto:

Prendendo a base il primo picco del ROC a sinistra sul grafico potremmo pensare di considerare come zona di uscita dall’operazione ribassista la fascia esterna al ritracciamento di fibonacci del 61,8% dell’indicatore corrispondente ad un valore di -10,66 (basta applicare il ritracciamento di fibonacci direttamente sull’indicatore).

Quindi da qui in avanti ogni qual volta entreremo al ribasso (short) perché l’indicatore attraversa dall’alto verso il basso la linea dello zero, usciremo poi non appena l’indicatore stesso dovesse riattraversare in senso opposto la stessa linea dello zero oppure se l’indicatore raggiungerà il valore di -10,66.

Come possiamo vedere dal grafico il rendimento delle operazioni migliora notevolmente. (E1 = entrata primo trade; U1 uscita primo trade e così via per le successive operazioni) ma ancora non garantisce di sfruttare al meglio la tendenza in atto.

Il  limite di questo metodo consiste poi nel fatto che il valore di uscita va ricercato in modo empirico e cambia non solo da strumento a strumento ma anche sullo stesso strumento in ragione della volatilità e della forza del trend in atto.

Ma è chiaro che si tratta di metodo operativo da cui ogni lettore potrà trarre uno spunto, a mio avviso molto valido, da applicare quale gestione della posizione a qualsiasi indicatore si intenda utilizzare per individuare zone di ipercomprato e ipervenduto altrimenti non identificabili oggettivamente.

In un prossimo articolo che troverete nella sezione Tecniche avanzate, vedremo un altro metodo per  individuare in modo egregio, con questo indicatore, punti di entrata in fasi di mercato in tendenza, ribassista o rialzista.

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