Usa-Cina, dalla guerra commerciale a quella valutaria

La divisa cinese aggiorna i minimi da 13 mesi verso dollaro, salvo poi recuperare parzialmente terreno.

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Fonte: Bloomberg

Forte deprezzamento per lo yuan nella notte, con il cambio USD/CNH che è salito oltre quota 6,81 per la prima volta da giugno 2017. A penalizzare la divisa cinese sono state le dichiarazioni di Trump che è tornato sul tema dazi, minacciando di innalzare le tariffe su tutti i prodotti importati dalla Cina, fino a 500 miliardi di dollari.
Le vendite sono state particolarmente evidenti sullo yuan offshore, mentre quello onshore ha risentito degli acquisti delle banche cinesi, probabilmente su insistenza della Banca centrale (People's Bank of China, PBOC).

L'impressione è che la Cina stia spingendo lo yuan verso un deprezzamento graduale, evitando movimenti troppo violenti, che potrebbero pregiudicare la stabilità dell'economia del Dragone. Il rischio, infatti, è che il continuo indebolimento della valuta locale possa disincentivare gli operatori esteri a investire nel Paese. Un aspetto questo non secondario soprattutto in un momento in cui il rendimento sul Treasury a 10 anni è prossimo al 3%.

Occorre considerare che, in termini di commercio internazionale, lo yuan debole potrebbe in gran parte compensare gli aumenti delle tariffe imposte dagli Usa. Il deprezzamento dello yuan non lascia indifferente però Trump che, per contro ieri, ha invocato un dollaro più debole, puntando il dito contro i rialzi della Federal Reserve.

Insomma, alla guerra commerciale si aggiunge quella valutaria. Un'escalation di tensioni che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull'economia mondiale.
 

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