La crisi delle banche

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Banche: che stress!

La crisi delle banche in Europa può essere catalogato come il primo grande effetto della Brexit. A dire il vero, l’esito referendario nel Regno Unito potrebbe aver solo contribuito ad esasperare un problema già emerso negli ultimi mesi, ovvero la scarsa redditività delle banche europee in un contesto di tassi bassissimi. Il problema, quindi, riguarda tutte le banche del Vecchio Continente, come risulta anche dall’indice Euro Stoxx Bank che da inizio anno cede oltre il 37%.

Brexit, la goccia che ha fatto traboccare il vaso

Il voto per l’uscita del Regno Unito dalla Ue ha aperto un nuovo fronte di incertezza proprio sulle banche. In primo luogo, molti istituti finanziari extra-Ue, che hanno accesso al mercato unico proprio grazie alla sede a Londra, potrebbero ora sostenere ingenti costi operativi e legali per trasferire la sede in un Paese Ue entro due anni da quando il Regno Unito aderisce all’articolo 50 del Trattato di Lisbona. In secondo luogo, l’incertezza che si è generata a seguito del voto ha alimentato una forte avversione al rischio che ha spinto i tassi d’interesse su nuovi minimi. Il mercato inizia a pensare che questa situazione possa durare più di quanto precedentemente preventivato. E il dubbio quindi è se le banche riusciranno a resistere a un lungo periodo di tassi bassi.

La Bce è intervenuta cercando di limitare il più possibile l’impatto dei tassi bassi, con nuove operazioni di TLTRO (Operazioni di rifinanziamento per le banche finalizzati alla concessione di prestiti a famiglie e imprese) a tassi in negativo. In questo modo, le banche potrebbero finanziari a tassi ancora più vantaggiosi. La prima operazione di giugno ha raccolto risorse nette per 30 miliardi di euro, con la gran parte delle richieste arrivate dal settore bancario italiano.

Italia, apice della crisi

Al centro dell’attenzione è finito il sistema bancario italiano, da tempo ormai alle prese con il problema dei crediti deteriorati (Non Performing Loans, NPLs). Il nostro sistema bancario, differentemente da quanto fatto da altri Paesi in piena crisi, non ha fatto mai ricorso a una vera e propria Bad Bank che acquisisse i crediti deteriorati. Probabilmente nel 2009-2010 in Italia ancora non si sentiva questa esigenza come per altri Paesi. Il costante deterioramento dell’economia italiana negli anni successivi, però, ha portato a un’esplosione degli NPLs, che hanno raggiunto valori mai visti in precedenza.

Nonostante le misure adottate dal governo negli ultimi mesi, che hanno riguardato la creazione del fondo Atlante e un’accelerazione del processo di riscatto delle garanzie immobiliari, gli investitori continuano a mostrare forte perplessità e incertezza sulla tenuta del sistema. Nell’occhio del ciclone è finita ancora una volta Banca Monte dei Paschi di Siena, l’istituto più antico del mondo, che negli ultimi giorni è stato bersagliato dalle vendite a tal punto che la Consob è intervenuta imponendo il divieto di short selling (vendite allo scoperto).

La questione è molto delicata e urgente e sono in corso continui colloqui tra Roma e Bruxelles per decidere sulle prossime misure che mettano il sistema al riparo dalle vendite. Un aumento di capitale e la costituzione di un fondo ad hoc finalizzato agli acquisti di NPL potrebbero essere le possibili soluzioni. Sebbene le direttive europee permettano al governo italiano di agire per salvaguardare le banche in un contesto di eccezionalità come quello attuale, la Commissione sta vigilando per evitare che si profili il rischio di aiuti di Stato.

Il tempo sta per scadere però. Il prossimo 29 luglio saranno rilasciati gli stress test da parte dell’EBA, l’autorità bancaria europea, che interesserà 51 istituti europei. Sebbene questo test non preveda promossi e bocciati (non sono previste soglie di demarcazione), i risultati potrebbero far emergere delle criticità in grado di penalizzare il già precario sentiment degli investitori.

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Banche e Stress Test: il problema non è solo italiano
Vincenzo Longo, 26/07/2016

Volatilità alta sulle banche italiane, intanto Commerzbank inciampa sui requisti patrimoniali.
Mancano pochi giorni ormai alla pubblicazione degli stress test condotti dall’EBA su 53 banche europee e sul mercato la volatilità rimane altissima. Secondo le indiscrezioni trapelate, tra le 5 italiane (UniCredit, Intesa Sanpaolo, UBI, Banco Popolare e Banca Monte dei Paschi di Siena) solo la banca senese dovrebbe mostrare delle criticità con gli scenari avversi imposti dal test, mentre le altre 4 dovrebbero registrare ratio patrimoniali superiori a quelli imposti nel precedente stress test del 2014 (Cet 1 al 5,5%). A questo turno, l’EBA non ha ...

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